L’esperienza storico-politica insegna che se l’elemento personale predomina sull’elemento istituzionale, allora la realtà è in pericolo.
di ANTONIO CALICCHIO
Esistono opinionisti, commentatori, analisti che pretendono di sapere tutto o molto in merito ad avvenimenti straordinariamente intricati quali quelli che costituiscono oggetto di potere politico, ideologico, economico, finanziario, tecnicoet similia. Tali soggetti sono dispiegati come due eserciti in campo e conducono guerre ora di posizione, ora di movimento, sulla base di criteri che poco o nulla paiono avere a che fare con l’ “Orientarsi nel pensiero” – secondo la celebre espressione contenuta nel titolo di un saggio di Kant, del 1786 – e, soggiungerei, anche con l’ “Orientarsi nei principi costituzionali”, intesi in termini di valori originari e fondativi dell’edificio statuale.
Questo è lo sfondo sul quale si sono appena concluse le consultazioni elettorali regionali. Non avendo la volontà di formulare direttamente o indirettamente né giudizi di valore sulla figura dei numerosi candidati eletti o non eletti, né, tantomeno, giudizi di fatto sui responsi scaturiti dalle urne, tutto ciò che possiamo fare è tentare una riflessione circa le ricadute politiche che gli accadimenti in svolgimento attorno a queste elezioni sono suscettibili di generare.
Ciò cui stiamo assistendo, ormai, da decenni, è un vasto processo di destrutturazione e, segnatamente, di deistituzionalizzazione della nostra vita pubblica.
I vocaboli risultano contorti e pure brutti, però, en essence, vogliono dire che ruoli, procedure, linee di comando, scale di priorità sono progressivamente saltati nella esperienza collettiva dell’Italia, dando luogo ad una sequela di condotte,dapprima, scisse, poi, esplicitamente anarchiche e centrifughe, di cui, ora, finalmente, si avvedono anche i leader dei movimenti politici.
L’esperienza storica ammaestra come ogni lunga sequenza di sfaldamento istituzionale si accompagni ed incoraggi fenomeni, sempre più estesi, di personalizzazione della politica, in cui i cittadini – non più garantiti, sostenuti, orientati, quando necessario puniti in forza di norme e di procedimenti condivisi – si rendono “disponibili” all’appello di singole personalità che, per effetto di svariate ragioni, abbiano raccolto ed assecondato un patrimonio di immagine, e che, a loro volta, si rivelano “disponibili” ad espletare un compito di “salvatori della comunità”, senz’altro supporto sostanziale salvo il bagaglio di siffatta immagine.
Molti si collocano, attualmente, col patrimonio di consensi popolari loro attribuiti, unitamente al profilo individuale e professionale, nel punto simbolicamente alto di questo processo di personalizzazione della politica che la nazione sta vivendo.
Ma qualsivoglia esperienza politica, in cui l’elemento personale prevale su quello istituzionale, rappresenta una realtà a rischio.
Ciò è sensibilmente vero nei regimi di massa, ove l’autorità politica deve confrontarsi con decine di milioni di persone e, dunque, è continuamente esposta alla tentazione della mobilitazione e della manipolazione.
Noi cittadini comuni siamo ignaridegli intimi propositi dei nostri rappresentanti per l’avvenire, e non riterremmo giusto annullare i meriti, sacrificandoli sull’altare dei timori che le loro scelte per il futuro possono suscitare.
Ma, certamente, percepiamo, più che mai, l’esigenza di produrre una nuova istituzionalizzazione della politica, tanto riorganizzando – seppur su fondamenta differenti in confronto al passato – i movimenti ed i partiti politici, quanto completando le regole della loro competizione elettorale e conferendo legittimità e capacità operativa all’ordinamento.
La decomposizione e la personalizzazione della politica lasciano la vita pubblica alla mercé di tutti i venti, di ogni improvvisazione dilettantesca, di qualsiasi disinvoltura demagogica, con grave vulnus per l’equilibrio istituzionale unitario del nostro sistema di civile convivenza.
E’ realmente segno di deplorevole cecità non accorgersi che si mostra indispensabile ricondurre la realtà politica italiana entro il quadro di un rinnovato assetto istituzionale complessivo, capace di resistere agli attacchi di coloro che entrano nell’arena pubblica sull’onda di eventi e di vicende eterogenei.
Viceversa, qualora la classe politica si faccia trovare impreparata, allora rischia di vedersi sottrarre il giocattolo di mano. La trottola girerà per suo conto, incontrollata e incontrollabile?
































































