“SENZA CONSENSO È STUPRO”, LA NUOVA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE TRA BALLE E PSICOSI SOCIAL MEDIATICA

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Dopo l’approvazione alla Camera, è partita la crociata maschilista contro la riforma del reato di stupro.

di Miriam Alborghetti 

 Una italiana su tre ha subito violenza e gli autori principali di queste violenze non sono sconosciuti. Questi i dati che emergono nel rapporto La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia’ presentati da Istat durante la Conferenza internazionale sui femminicidi i primi dati Istat dell’indagine 2025. Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane, tra 16 ai 75 anni, che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. I partner e gli ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50%  e di alcuni tipi di violenza sessuale  nonché i rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze.

Dati dunque molto sconfortanti, tuttavia la realtà potrebbe essere anche peggiore dal momento che non tutte denunciano. Non tutte se la sentono di finire nel tritacarne giudiziario, che spesso rappresenta una ulteriore violenza. Chi subisce una violenza sistemica è riluttante a subirla di nuovo nelle aule giudiziarie dove è costretta di nuovo a ripercorrere le fasi dell’abuso e a dover sottostare ad un giudizio su ciò che l’ha umiliata. Non denunciano le donne che non vogliono o non possono rompere la relazione con il proprio compagno/marito. E non denunciano coloro che sono talmente abituate a convivere con la violenza e a subirla da ritenerla normale secondo una modalità ultra millenaria che nel corso dei secoli ha addomesticato le donne ai maltrattamenti fisici, economici e psicologici.

Che il tema sia scottante si evince dal fatto che ogni qualvolta si tocca nel vivo la cultura patriarcale, anche solo nominandola, le code di paglia che bruciano sui social e nei media non si contano. Soprattutto bruciano la maggioranza di quelle degli uomini e –spiace constatarlo –  di parte delle donne, le zelanti serve della cultura patriarcale. Inoltre ogni presa d’atto della consapevolezza femminile da parte del Diritto diventa occasione per dar sfogo ad una isteria di massa inquietante aizzata dai media e dalla politica.

Non a caso all’annuncio della nuova legge sulla violenza sessuale, approvata alla Camera all’unanimità, che introduce il principio del “consenso libero e attuale” per definire il reato di violenza sessuale, è divampato un incendio rabbioso di code di paglia contro il fantasma collettivo della donna “strega” come non si vedeva dagli anni 70, quando i “compagni”  – non diversamente dai fascisti- picchiavano le femministe e tentavano di sfondare i loro cortei.

L’odio nei confronti della donna libera ed autodeterminata è così atavica da essere incarnata nell’archetipo della strega, in figure mitologiche come le sirene, Scilla e Cariddi, Circe, Medea, Medusa, le Furie, Morgana. Un odio ancora così vivo e vegeto al punto che i media “conservatori” e gli influencer della controinformazione si sono adoperati alla diffusione di balle grottesche volte a creare panico sulle conseguenze della nuova legge. Ed il bello è che a dar loro manforte ci si è messa anche la stampa di sinistra, a dimostrazione che la cultura patriarcale è trasversale.

La prima balla, partita dai salotti televisivi e avvalorata a mezzo “esperti”, è quella secondo la quale la nuova legge richiederebbe la firma di un modulo che attesti il consenso prima di avere un rapporto sessuale. Tale panzana è circolata ancor prima che legge venisse approvata alla Camera. E persone, anche con titolo di studio elevato, c’ha creduto e l’ha diffusa.

La seconda balla, ancor più assurda della prima, si fonda sullo spauracchio dell’inversione dell’onere della prova, ossia che sia il denunciato per stupro a dover dimostrare la sua innocenza. Un normodotato capirebbe all’istante che si tratta di una bufala dal momento che, non solo nell’emendamento l’onere della prova non è neanche nominato, ma anche perché per realizzare una tale inversione occorrerebbe sovvertire tutto l’impianto del Diritto penale in cui l’onere della prova incombe su chi accusa.

Basterebbe ricordare – scrive Bartolomeo Romano, ordinario di Diritto penale Università di Palermo – che l’art. 27 della Costituzione fissa il principio di non colpevolezza: l’imputato non si considera colpevole sino alla sentenza definitiva di condanna. Concetto che l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo esplicita in maniera più netta: l’imputato si considera innocente sino alla eventuale sentenza di condanna. Ed allora, tanto più dopo l’introduzione del processo accusatorio, con il Codice Vassalli del 1988, e la modifica dell’art. 111 Cost., intervenuta nel 1999: onus probandi incumbit ei qui dicit non ei qui negat. Pertanto, non basta che la presunta vittima di violenza sia creduta dal pubblico ministero (e magari prima dalla polizia giudiziaria). Occorrerà sempre che il complessivo corredo probatorio sia in grado di convincere il giudice della colpevolezza dell’imputato «oltre ogni ragionevole dubbio».

E invece, siccome la fandonia è stata diffusa con una propaganda mediatica invasiva nei salotti televisivi, nei social, sui giornali, con titoloni e interviste di persone autorevoli, da questa balla ne è discesa una terza, ossia che d’ora in poi ci saranno milioni di “streghe” pronte a fare denunce fake incuranti di incastrarsi in iter giudiziari annosi e costosi, con rischio di essere pure condannate da 2 a 6 anni di prigione per calunnia. Il rischio di false denunce esiste – come per qualunque reato – e non è cancellabile se non abolendo il reato di violenza sessuale. E forse è questo che si augurano tutti quelli che si sentono danneggiati dalla nuova legge il cui testo non fa altro che sancire un ovvio quanto sacrosanto principio di autodeterminazione della persona:

Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

La crociata contro il disegno di legge condotta a tambur battente principalmente da alcune testate vicine alla Lega e dagli influencer del dissenso – a cui però ha dato man forte anche la stampa di sinistr – incentrata sulle balle sopra citate, ha dato i suoi frutti: l’emendamento all’articolo 609 del codice penale sulla violenza sessuale che introduce il concetto di “consenso libero e attuale” è stato bloccato in Senato e Salvini si intestato questo “successo”. La Senatrice Giulia Bongiorno, rappresentante della Lega in Commissione Giustizia, ha detto che la legge verrà presentata entro febbraio dopo una serie di audizioni. Dunque per la gioia “dell’uomo che non deve chiedere mai” l’obiettivo sembra quello di far arenare la legge o svuotarla nella sua essenza gettando alle ortiche il principio del “consenso attuale”, ossia la revocabilità del consenso.

Andrea Macciò, in una attenta analisi sulla nuova legge,  così commenta la reazione nei social: “La reazione di molte persone comuni a questa norma induce a riflettere su quanto siano ancora fortissimi i retaggi culturali del patriarcato in Italia e su come i social siano uno specchio sempre più deformato della realtà”. Dai commenti social “emerge un paese fatto di uomini terrorizzati che sembrano incapaci di riconoscere il consenso della partner” e che “considerano normale avere un rapporto con una donna in stato di grave alterazione psicofisica Un paese incapace di riconoscere che il desiderio femminile esiste, e che concepisce l’atto sessuale sostanzialmente solo dal punto di vista maschile”. Un paese nel quale molti “trovano normale non accertarsi del consenso della partner: “la cultura dello stupro” della quale parlava Margaret Lazarus appare ancora dominare l’inconscio culturale degli italiani e anche di alcune italiane”. Un paese nel quale “anche un tema drammatico come la violenza sessuale, diventa meme, battutina, in sintesi tutto viene “buttato in caciara”. Un paese che ha perso il senso della realtà”.

 

*Andrea Macciò, La nuova legge sulla violenza sessuale. Riflessioni e analisi delle reazioni sui social in Italia, Ortica Web