Santa Marinella. Restauro dell’ex-cementificio e nuove cubature

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Il Paese che Vorrei: “prima di tutto la sicurezza idrogeologica”.

 

Riceviamo e pubblichiamo

Il restauro del bellissimo complesso architettonico dell’ex cementificio Cerrano e la riqualificazione dell’area sono sicuramente opere lungamente auspicate e necessarie. Già nel 2018 la proprietà aveva presentato un progetto di tipo conservativo corredato di autorizzazioni, a partire dalla Soprintendenza e dall’Autorità di Bacino.

Ricordiamo che l’area dell’ex cementificio coincide con il bacino d’esondazione del fosso di S. Maria Morgana, il quale passa sotto l’Aurelia e raggiunge il porticciolo all’altezza del ponte romano. Pochi anni fa parte della tombatura è crollata senza essere ripristinata. In caso di evento meteorico importante, la ferrovia funge da diga per cui l’area compresa tra il cementifico e via Valdambrini è mappata a rischio massimo e pericolo grave per le abitazioni. Nel 1981 l’intera zona finì sott’acqua malgrado gran parte dell’area fosse assai meno cementificata di oggi.

Secondo quanto esposto l’8 settembre presso la sala Caratelli, la zona diverrà un complesso alberghiero di alto livello che prevede la costruzione ex novo di una “virgola allungata” dietro la struttura del cementificio, alta 4 piani, mentre l’ex-cementificio (che non subirà cambiamenti perché sottoposto a vincoli stringenti della Soprintendenza) diventerà la sede dei servizi attinenti di ingresso, reception,  ristorante, terme, beauty farm, ecc.

Le assicurazioni dell’architetto Paolo Desideri sul rispetto dell’attuale Piano Regolatore, risparmiando addirittura 130mila metri cubi del potenziale costruttivo, ci dice poco sulla bontà del progetto ma ci dice moltissimo (una volta di più) sull’assoluta obsolescenza del nostro piano regolatore del 1976, nel quale si ignora l’esistenza di fossi. Sarà forse per questo che per l’intera conferenza si è confuso il fosso di S. Maria Morgana con Castelsecco per il quale, ricordiamo, non è prevista alcuna vasca di laminazione. Le vasche invece sono previste per S. Maria Morgana sotto forma di “laghetti artificiali” atti a contenere le acque meteoriche in caso di piena.

L’ambizioso progetto ha fantasticato su un collegamento diretto (sottopasso) con il porto turistico e la possibilità di giungere a Santa Marinella con barche di rilievo (è in grado il nostro porticciolo di accoglierle?), di usufruire della spiaggia che sta sotto il Castello Odescalchi, superata l’erosione grazie a scogliere soffolte e facilitare la balneazione grazie a palafitte create ad hoc.

Il Paese che Vorrei chiede innanzitutto che la sicurezza idrogeologica venga messa in primo piano sottoponendo il nuovo progetto e le nuove cubature all’Autorità di Bacino, l’unica in grado di dire se i pittoreschi laghetti previsti possano fungere da vasche di laminazione perché da essi dipenderebbe la sicurezza di un’area ormai densamente popolata, sulla quale dal 1981 la cementificazione anziché arrestarsi è raddoppiata (vedi centro commerciale) e che già presenta problemi di allagamento in caso di evento meteorico moderato.

Secondariamente chiediamo quale beneficio reale verrà alla città, che soffre in quel punto problemi enormi di viabilità. Era già previsto il raddoppio del sottopasso ma il passaggio sotterraneo diretto fino al porticciolo sembrerebbe una servitù dell’albergo, non un sevizio pubblico. Lo stesso vale per il bene demaniale della spiaggia sotto il castello Odescalchi, che attualmente versa nel totale abbandono e non può certo diventare una servitù alberghiera.

L’architetto Mencarelli ha parlato della necessità di una variante del PRG (non del rinnovo del vecchio PRG) in una zona con alto numero di richieste di condono e fortemente congestionata per la forma ad imbuto della viabilità, del raddoppio del sottopasso ferroviario già previsto, e si potrebbe proseguire, come suggerito dal Presidente del Consiglio Minghella, con la costruzione della strada da Valdambrini a via delle Colonie.

Buona pratica amministrativa vorrebbe che si procedesse per gradi: partire dalla sicurezza idrogeologica, distinguere quali servizi siano pubblici e quali non lo siano, per arrivare a quali siano gli effettivi oneri per entrambi.

Magnificare il privato come un benefattore “tout court” e gli alberghi a 5 stelle come la panacea di tutti i mali, capaci di trasformare magicamente S. Marinella nella Costa Smeralda, sembra essere diventato il ritornello dei nostri amministratori, poco inclini alle esigenze di residenti e di tutti i cittadini. Ci aspettiamo procedure chiare, nel rispetto della legge e condivise con la comunità intera (il che implicherebbe per esempio che alcune maestranze di lavoro siano scelte tra i locali), e servizi (come una sala di cinema e teatro pubbliche, una sala congresso, un parco bonificato dal pericolo delle cavità sotterranee) a disposizione anche dei cittadini, come una spiaggia libera sotto il Castello con palafitte e piattaforme per tutti.

Il Paese che Vorrei