ROMA: L’ERBA MAGICA CHE CRESCE SUI MARCIAPIEDI

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eliotropio selvatico
macro photography of wild flowers - European heliotrope

ELIOTROPIO, LA PIANTA SELVATICA CHE SVELA L’INFEDELTÀ

Roma è una delle città più belle del mondo, tanto da essere definita «eterna». Tuttavia, è nota la trascuratezza in cui versa, da cui però nasce una pianta magica: l’Eliotropio selvatico. 

Esiste un’erba, i cui fiori bianchi sbocciano a forma di piccole stelle, che tutti i giorni calpestiamo con noncuranza. Cresce forte sui cigli dei marciapiedi e si tratta dell’Eliotropio selvatico, una pianta appartenente alla famiglia delle Boraginaceae. Il nome deriva dal greco Ἥλιος (hèlios, sole) e da τρέπω (trèpo, volgersi), dunque sono fiori che seguono il movimento del Sole, come i Girasoli. Può raggiungere altezze di 40 cm circa, non di più ed è importante per le sue proprietà sedative, analgesiche e curative (mal di testa, infiammazioni).

 La Notte di San Giovanni – Fin dai tempi del Medioevo l’Heliotropium europaeum possiede proprietà magiche (si pensava che rendesse invisibile chi ne fosse in possesso) tanto da essere raccolta nella Notte di San Giovanni (tra il 23 e il 24 giugno, periodo del solstizio d’estate), una festa cristiana di origine pagana, durante la quale i fiori assorbono una forza speciale, data loro dalla rugiada degli dèi con la quale viene preparata un’acqua (appunto l’Acqua di San Giovanni), che secondo la leggenda porta amore, fortuna e salute, allontana le malattie e protegge i raccolti.

 Le sue facoltà curatrici sembrano coprire tutti i campi. L’Eliotropio, dall’odore sgradevole, si utilizza per curare le verruche, per proteggere da morsi e punture di insetti, che possono essere fatali (come quello dello scorpione). Una pianta velenosa e pericolosa, la cui vendita è permessa solo nelle farmacie e dietro prescrizione medica. È ricca di sostanze tossiche per l’organismo e non ne è consigliabile l’assunzione per via orale, che a lungo andare andrebbe a discapito soprattutto del fegato.

 Unguento satanico Il medico e alchimista svizzero Paracelso (1493-1541) è stato il primo a intuire la composizione del cosiddetto «unguento satanico», ovvero sugna, resina, fiori di Canapa, semi di Girasole, Papavero e semi di Eliotropio. «Unguento, unguento, mandami alla noce di Benevento, supra acqua et supra vento et supre ad omne maltempo», con questa formula le streghe si radunavano sotto a un Noce, durante le notti dedicate al Sabba (raduni in presenza del demonio), per preparare l’unguento funzionale ai rituali.

 Questa pianta compare anche nel «Ricettario delle streghe» (Enrico Malizia, 1992), al paragrafo intitolato «Come ottenere un diavolo per servitore», in cui si spiega punto per punto il rituale da seguire per raggiungere questo scopo. 

 Conosciuta anche come «l’Erba rivelatrice delle malefatte», la sua fioritura va da maggio a novembre. Avvolto in una foglia di alloro con un dente di lupo è in grado di far sognare il responsabile di un misfatto o svelare un tradimento subito dal partner.

 Insomma, crediamo di calpestare solo “erbacce” inutili, al contrario Roma riesce sempre a stupirci e a custodire un po’ di magia anche in quello che sembra essere il suo aspetto più fatiscente.

 Flavia De Michetti