ROMA: IL PALAZZO D’ORO DEL COLLE OPPIO

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DOMUS AUREA, LA RESIDENZA DI NERONE CHE DANZA INSIEME AGLI ASTRI

Nei pressi del Colosseo sorge la famosa Domus Aurea, la monumentale residenza dell’ultimo esponente della dinastia Giulio-Claudia: Nerone, il quinto Imperatore di Roma, nato nel 37 d.C., dall’ambiziosa e manipolatrice Agrippina, e morto suicida nel 68 d.C.; ricordato anche per essere stato testimone del terribile incendio di Roma, nel 64 d.C.. Tuttavia, è stato un Sovrano molto discusso, tant’è che antichi autori come Svetonio, Petronio e Tacito, da una parte mettono in risalto la sua indole abietta, che lo ha reso un despota tremendamente crudele, un megalomane perverso, dall’altra riconoscono la validità della sua conduzione politica (in particolare quella appartenente al primo periodo) che ha portato a risultati positivi.

colle oppioUn’impresa straordinaria è stata proprio la costruzione della “Casa Dorata”: un’immensa residenza (che copre circa 80 ettari), che Nerone ha fatto costruire sul Colle Oppio dopo il disastroso incendio, dal 64 d.C. al 68 d.C., per sostituire l’ormai distrutta e inutilizzabile Domus Transitoria, la sua prima casa sul Colle Palatino. Solo intorno al 1480 alcuni artisti hanno individuato delle strettoie all’interno del terreno del Colle Oppio, createsi in seguito a un crollo, e hanno deciso di calarvisi con l’aiuto di alcune funi (tra questi i pittori italiani Pinturicchio e Filippino Lippi, convinti di aver rinvenuto antiche rovine delle Terme di Tito): ciò che trovano lascia senza fiato, ed è proprio quello che possiamo vedere ancora oggi.

Splendide decorazioni appartenenti all’epoca dei Cesari, un’estensione di decine di migliaia di metri quadrati; in origine circondata da ricchi giardini, vigneti, boschi con animali selvatici di ogni genere, viali alberati, ampie vasche, piscine e un laghetto, al posto del quale sarebbe sorto il Colosseo, pareti ricoperte di marmi pregiati, volte decorate d’oro e di pietre preziose. Dalla Domus deriva il termine di decorazione a grottesche: una tecnica basata sulla rappresentazione di creature mostruose e ibride, che su uno sfondo monocromo, si fondono a figure geometriche e naturalistiche, tutto in maniera simmetrica. In particolare, “grottesche” si riferisce alle grotte in cui si sono calati gli artisti della fine del XV secolo per prendere ispirazione dagli affreschi rinvenuti.

colle oppioUn’attenzione tutta particolare deve essere dedicata alle imponenti statue, come quella, in bronzo, che originariamente si trovava nell’atrio, posto davanti all’ingresso principale della Casa, che rappresentava Nerone nelle vesti del dio Sole (da qui l’appellativo “aurea”, che significa appunto “dorata”): ispirata al Colosso di Rodi (risalente probabilmente al III secolo a.C.), progettata e realizzata dallo scultore greco Zenodoro, il Colosso “Romano” era alto circa 120 piedi di altezza, con il capo ornato da una corona fatta di raggi, ognuno lungo circa 6 metri. Nel corso del tempo la statua è stata riutilizzata da altri Imperatori, come Adriano e Commodo.

[…] una casa degna di un uomo.”

(Nerone)

Ciò che resta si estende sul Colle Oppio: circa 155 stanze, attorno ad una pianta ottagonale, sulla quale, in origine, è stata costruita una cupola, caratterizzata da una tettoia che lasciava entrare la luce naturale del sole. Tutto questo complesso è stato adibito a sala da pranzo, tipica dei Romani, chiamata triclinio, in cui l’Imperatore Nerone faceva il suo ingresso e sedeva al suo posto del banchetto, colpito diettamente dalla luce ed immedesimandosi nel dio del Sole, Apollo. L’intera ideazione della maestosa Domus Aurea è stata affidata agli architetti Celere e Severo (Celer et Severus), sotto la diretta supervisione del Sovrano, ed alcuni scritti di Svetonio ci tramandano che proprio a loro si deve un meccanismo di ricercata ingegneria, la quale faceva sì che il soffitto della cupola ruotasse insieme agli astri del cielo (secondo le antiche conoscenze dell’astronomia), irrorando di profumo l’intero ambiente, di petali di rosa, che cadevano gentili ed eleganti sui commensali (grazie al soffitto forato e a lastre di avorio mobili) e cambiando la pavimentazione in base alla tipologia di festa che avrebbe inaugurato: si tratta della Coenatio Rotunda, la sala da pranzo della fastosa Residenza, nella quale Nerone, celebrava le feste, considerandole vere e proprie opere d’arte.

I Romani hanno lavorato per l’eternità ed hanno previsto tutto, meno la ferocia devastante di quelli che sono venuti dopo”. (Johann Wolfgang Goethe)

Le decorazioni interne, i mosaici, gli affreschi, che Plinio il Vecchio ha attribuito a Fabullo, considerato “grave e severo” nel suo stile, erano meravigliosi, oggi purtroppo ne rimangono solo dei frammenti, poiché, nonostante nel corso del tempo la Reggia sia stata sepolta da nuove costruzioni, proprio questo ha permesso alla sabbia di difendere le grottesche dall’umidità e quindi dal completo deterioramento.

Soggetta a continui crolli, è stata aperta e chiusa al pubblico in maniera discontinua ed irregolare; nel 1980 la Domus Aurea è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e diversamente non poteva accadere, dal momento che, pur nel suo attuale stato frammentario, è ad ogni modo capace di avvolgerci in una dimensione fiabesca.

Flavia De Michetti