ROMA: GALLERIA SCIARRA

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galleria Sciarra

IL GIOIELLO LIBERTY DEDICATO ALLE DONNE

A pochi passi da Via del Corso troviamo la splendida Galleria Sciarra, collocata nel Rione Trevi. Un esempio di stile Liberty dedicato alla celebrazione della donna; un passaggio pedonale tra Via Marco Minghetti (una traversa di Via del Corso) e Piazza dell’Oratorio.

Il bellissimo, ma troppo spesso ignorato, passaggio pedonale nei pressi dell’Università Gregoriana e del Teatro Quirino è stato edificato su rovine di antiche case patrizie e importanti edifici sacri: anticamente infatti in quella stessa area si trovava la Porticus Vipsania, costruita da Vipsania Polla, sorella del politico romano Marco Vipsanio Agrippa.                                                                                                                                                                          Tra il 1885 e il 1888 al geniale architetto Giulio De Angelis (1845-1906, maestro dello stile Liberty, insieme a Giuseppe Valadier) vengono commissionati i lavori per il cortile del Palazzo Sciarra-Colonna dal Principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra (molto attivo nella vita politica e culturale della Capitale), che sogna un’architettura nuova e moderna. 

L’intera opera è stata realizzata a mano, il materiale principalmente utilizzato è la ghisa (le colonne, il soffitto, fatto di ghisa e vetro), per l’architetto un elemento importante, che ai tempi di fine ‘800 era effettivamente sconosciuto. Nel 1970 interamente ristrutturato, si tratta di un edificio precursore dell’utilizzo della ghisa come materiale da costruzione, che in seguito è stato utilizzato per altre realizzazioni.                                                                                                                                                     Gli affreschi, opera del pittore e decoratore Giuseppe Cellini (1855-1940), celebrano la grandezza della donna, seguendo le direttive del poeta e critico letterario Giulio Salvadori (1862-1928), ideatore del ciclo pittorico “Glorificazione della Donna”, progettato per omaggiare la figura mulìebre in generale e quella di Carolina Colonna Sciarra, la mamma del Principe Maffeo, in particolare, richiamata più volte dalla sigla CCS, presente sugli scudi che decorano lo stemma di famiglia. 

Nella parte inferiore sono ritratti i momenti quotidiani ai quali la donna borghese dell’epoca era solita dedicarsi: la Conversazione Galante, la Toletta, la Cura del Giardino, il Pranzo Domestico, l’Esercizio Musicale, il Matrimonio, la Cura dei Figli e l’Esortazione alla Carità. Nella già menzionata Conversazione Galante, colto nell’atto di chiacchierare con un’elegante signora, è perfino raffigurato Gabriele d’Annunzio, per il quale la dama è intellettuale e il simbolo provocante di fatale seduzione, una visione sicuramente anticonformista per il tempo, che in questi affreschi viene messa momentaneamente da parte. Nell’area opposta, invece, sono tracciati i modelli delle virtù: La Pudica, La Sobria, La Forte, L’Umile, La Prudente, La Paziente, La Benigna, La Signora, La Fedele, L’Amabile, La Misericordiosa e La Giusta. 

La Città Eterna ci regala, come sempre, bellezze uniche: una Roma nascosta, quasi invisibile allo sguardo distratto del passante immerso nel continuo caos cittadino.

Flavia De Michetti