RINOSINUSITE ACUTE,CRONICHE,RIACUTIZZATE

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sinusite

Le sinusiti croniche si manifestano con congestione e gocciolamento retronasale.

dolore toracico
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Rara è la febbre. Di solito di riscontrano pochi dati obiettivi. Nella sinusite mascellare cronica premendo con un dito la zona centrale sotto l’orbita dell’occhio si può però far avvertire un dolore al paziente più spesso, secondo la mia esperienza, localmente nel punto di pressione. L’irradiazione a livello dentale, zigomata, mascellare la si riscontra più spesso nella sinusite mascellare acuta. E’ invece quasi sempre presente una rinorrea anteriore e posteriore (retronasale) che arriva in gola, anche in laringite tale da far tossire e risvegliare il paziente dal sonno notturno. In taluni casi sporadici si può confondere con l’apnea da sonno (sospensione del respiro per più di 10 secondi) accompagnato dal russare.

 

Il test necessario per confermare la vera apnea ostruttiva da sonno è la polisonnografia notturna che comprende i vari stadi del riposo notturno ed il monitoraggio respiratorio.La sinusite è considerata cronica qualora i sintomi sinusali persistono per un periodo superiore alle 8 settimane. La sinusite cronica, non solo quella mascellare, è in realtà una rinosinusite, una delle più comuni patologie di riscontro medico. <Sfortunatamente l’esame obiettivo del naso con un semplice atoscopio fornisce poche informazioni, perché può essere osservata solo la superficie più anteriore del turbinato inferiore e della mucosa del setto.Con questo strumento, pertanto, non può essere fatta una diagnosi attendibile di sinusite> (William E. Bolger, Universitary of Pennsylvania. Conn’s Current Therapy. 2002). Mentre la transilluminazione non ci è di nessun aiuto, sia nella sinusite acuta e cronica, un Rx dei seni paranasali in 4 proiezioni può risultare molto utile. L’indagine “gold standard” resta però la TAC dei seni mascellari. Poiché i tamponi nasali non sono diagnostici sono del parere che la diagnosi della rinosinusite si possa fare in gran parte su base clinica. Un medico attento, che conosce la materia, osserva, interroga, visita e tratta con successo in modo empirico basandosi sulla scorta della sua esperienza. Una vera sfida per il sanitario è la diagnosi differenziale tra sinusite batteriche e le infezioni virali del tratto respiratorio superiore (Uri, upper respiratory tract infection).

Come distinguerle? E’ sempre la pratica clinica la via maestra. Anche se le manifestazioni possono essere assai simili è basilare basarsi sulla gravità e sulla durata della malattia. I sintomi dovuti ad un infezione batterica che comporta una rinosinusite riacutizzata oppure primaria persistono generalmente più a lungo (10 – 14 giorni) rispetto a quelli dovuti ad un infezione virale (meno di una settimana). Si è molto discusso sul colore della secrezione nasale, da quello chiaro a quello giallo verdastro. Si afferma a livello accademico che entrambe le affezioni (virale e batterica) possono provocare un colorito giallo (giallo verdastro) del muco. Non per voler fare a tutti i costi un “bastian contrario” ma dopo 45 anni di professione sul campo, mattina e pomeriggio, la mia personale esperienza è diversa. Una secrezione nasale giallo-verdastra l’ho riscontrata nella stragrande maggioranza dei casi nelle forme batteriche, oppure in quelle virali con sovrapposizione batterica. Il virus in moltissime patologie respiratorie fa da “apripista” al batterio (in genere Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae Moraxella catarralIs). Certo, come sempre ribadito, oltre al segnale del colore del muco nasale, è essenziale visitare il paziente e interrogarlo riguardo alla sua storia clinica.
E’ una riacutizzazione? Il paziente è un immunodepresso in chemioterapia? In quest’ultima evenienza potrebbe anche spesso trattarsi di una eziologia micotica (da funghi saprofiti). Nelle forme batteriche ritengo utile una terapia areosolica (mattina e sera) associando una fiale di cortisone con una di un mucolitico per almeno dieci giorni e anche più nelle sinusiti croniche. Sempre su base empirica ritengo necessario associare un antibiotico macrolide (in particolare l’azitromicina una comp. die x 3 gg, poi ½ c. x almeno altri tre giorni) che l’associazione amoxicillina/clavulonico ( tre volte al girono sempre per via orale).

Che sia sulla giusta strada (sempre che non si sia allergici ai macrolidi) lo dimostrano le più recenti ricerche che indicano che i macrolidi presentano interessanti proprietà non solo antibiotiche ma anche immunomodulanti. Se il paziente non risponde alla terapia medica lo invio ad uno specialista otorinolaringoiatra che con una endoscopia endonasale può evidenziare una poliposi nasale o altro ancora.