“Annie Ernaux. Ritratto di una vita” di Sara Durantini è un viaggio nella vita della scrittrice francese insignita nel Premio Nobel del 2022 e ricostruito con grande precisione dall’autrice con uno stile che ibrida il reportage con il romanzo.

Sara Durantini nei suoi lavori più recenti come “Pampaluna” e “Questo mio corpo” ricostruisce come quello con Annie Ernaux sia stato uno degli incontri fondamentali per definire il suo immaginario letterario e la sua scrittura. La scoperta della consapevolezza del corpo, la scrittura autobiografica in forma di autofiction, le peculiarità della scrittura femminile, sono solo alcuni dei temi caratterizzanti la scrittura di Annie Ernaux che ritroviamo nei lavori di Sara Durantini.
“La donna gelata” pubblicato da Gallimard nel 1981 e tradotto in Italia solo 40 anni dopo, è uno dei libri più significativi di Annie Ernaux, racconta in forma di autofiction la sua educazione sociale, sentimentale e sessuale. Nata nel 1940, Annie Ernaux dopo un’infanzia nella quale è stata influenzata dal modello femminile rappresentato dalla madre in un contesto che valorizzava il lavoro e la vita sociale femminile, si trova progressivamente intrappolata con i primi amori, i primi incontri sessuali, il matrimonio, i figli, il lavoro domestico in una sorta di “gabbia” che la vincola e la sottrae da quella che è la sua vocazione, la scrittura.
In “Annie Ernaux. Ritratto di una vita” Sara Durantini ricostruisce il percorso di vita e acquisizione di consapevolezza di Annie Ernaux, approdata a un punto di vista femminista tra la fine degli anni Sessanta e Settanta, mettendo insieme la sua personale esperienza di vita con fondamentali “incontri” culturali come quello con Simone de Beauvoir.
Il percorso di Annie Ernaux dimostra come le aspettative sociali sulle donne, in primis quelle riguardanti la famiglia e il vincolo matrimoniale, siano state storicamente una “gabbia” capace appunto di “gelare” la personalità, la creatività, il talento femminile fin dall’adolescenza, e come il percorso di acquisizione di consapevolezza sia stato lungo e non scontato.
Leggere questa testimonianza oggi appare fondamentale, in una fase storica nella quale anche nella cultura “pop” torna a prendere spazio una retorica che esalta quei “valori tradizionali” e un modello femminile che hanno “gelato” l’autrice Annie Ernaux fino alla sua presa di coscienza personale e femminista.
Come un’inchiesta giornalistica il libro di Sara Durantini si addentra nella vita della scrittrice francese e mette in evidenza come la narrazione autobiografica progressivamente esca dal recinto dell’autofiction per diventare una testimonianza universale rivolta alla vita di tutte le donne.
I temi dell’identità femminile, del potere liberatorio e terapeutico della scrittura, la “pressione sociale” esercitata sulle donne dalla società degli anni dai Cinquanta ai Novanta, di inizio millennio e di oggi, accomunano il percorso di Annie Ernaux con quello di Sara Durantini. Attraverso il viaggio letterario nella vita dell’autrice francese assistiamo a una progressiva immersione di Sara Durantini nel mondo di Annie Ernaux, un avvicinamento progressivo che culmina nell’approfondita intervista condotta di persona che conclude il libro.
L’opera di Annie Ernaux è caratterizzata da un continuo scambio tra scrittura e vita, a partire dal primo libro “Gli armadi vuoti” uscito nel 1974. Da quel punto in poi l’opera di Annie Ernaux ricostruisce il suo avvicinamento al femminismo attraverso il suo rapporto con la madre, figura alla quale ha dedicato due libri, “Una donna” e “Non sono più uscita dalla notte”. Il femminismo di Annie Ernaux ha “il corpo e il volto della madre” riconosciuta come una figura autorevole e non sottomessa al dominio maschile. Uno dei libri più significativi di Annie Ernaux è “Passione semplice” uscito all’inizio degli anni Novanta, racconto trasfigurato di un’intensa relazione appena conclusa.
All’epoca dell’uscita del libro, molta critica si interrogava come la “scrittura femminile” potesse parlare in maniera così aperta di passione, orgasmo, ossessione amorosa. Una discussione che oggi potrebbe apparire anacronistica, e che dimostra quanto lo stile di Annie Ernaux sia stata “rivoluzionario” nel ridefinire la scrittura femminile, sulla quale ancora oggi non manca un pregiudizio di fondo che tende a confinarla nel recinto della “letteratura di intrattenimento”.
“Memorie di una ragazza” descrive la prima esperienza sessuale di Annie con H. capo educatore della struttura nella quale aveva iniziato a lavorare. Un’esperienza deludente e svuotante “non ci sono baci desiderati, e carezze sotto i vestiti, non ci sarà la paura e la trepidazione per il corpo spogliato, ma solo la foga e il possesso” (Annie Ernaux, Ritratto di una vita, pg. 40). Lei crede di vivere una storia d’amore, mentre per H.la ragazza diventa rapidamente invisibile. Un’esperienza che raccontata a posteriori sembra assumere le caratteristiche di una violenza sessuale
Nell’ultimo romanzo di Sara Durantini “Questo mio corpo” ritroviamo molti degli interrogativi di “Memorie di una ragazza”. Il romanzo, sulle orme di “Memorie di una ragazza” anche se i tempi e le situazioni raccontate sono diverse, “costringe” chi legge a interrogarsi in maniera profonda sul tema oggi attualissimo del consenso sessuale. Ci può essere autentico consenso in un rapporto nel quale si preferisce “esistere in subordinazione” piuttosto che non esistere, e nel quale il proprio desiderio non è altro che lo specchio del desiderio dell’altro? È l’interrogativo che pervade questo mio corpo, così come “Memorie di una ragazza” quell’incontro trasfigurato dalla scrittura rappresenta la sottomissione “a una ferocia maschile che un giorno o l’altro avrebbe comunque dovuto subire” (Annie Ernaux, Memorie di una ragazza, pg. 64)
La protagonista di Questo mio corpo grazie anche all’incontro con la letteratura, la scrittura, la filosofia femminista arriva a riconoscere che quel “desiderio” che conferiva senso alla sua esistenza era in realtà una gabbia che la opprimeva e che è necessario esistere e riconoscersi senza dipendere dallo sguardo maschile e degli altri in generale. E tutta l’opera di Annie Ernaux è la ricostruzione di un percorso di emancipazione, dall’educazione religiosa ricevuta in una famiglia operaia, un’educazione nella quale la religione era vissuta come un insieme di prescrizioni e divieti legati alla sessualità, e della quale è rimasta nell’autrice il concetto di “fede” come fiducia incarnata nella scrittura, dal contesto “borghese” dell’insegnamento e della vita matrimoniale.
Un percorso che si compie con l’approdo liberatorio alla scrittura nella quale finalmente, attraverso un confronto serrato con le figure e gli “eventi” della sua vita (L’evento è il titolo di un libro nel quale Annie Ernaux ricostruisce la traumatica esperienza di un aborto clandestino).
Un altro aspetto che accomuna i due recenti romanzi di Sara Durantini con l’opera di Annie Ernaux è quello del rapporto tra vita personale e macro-storia. Sullo sfondo delle vite della protagonista di Pampaluna c’è la violenza simbolica esercitata dalla cultura contadina e patriarcale sulle bambine e sulle ragazze nella provincia profonda italiana, mentre stava crollando il sistema politico che oggi chiamiamo “Prima Repubblica” e sullo sfondo di Questo mio corpo c’è il mondo sconvolto dall’11 settembre 2001. la macro-storia incombe e fa da sfondo alle vicende private e intime della protagonista e degli altri personaggi del libro, forse ignari di vivere anni di trasformazioni epocali.
La macro-storia è lo sfondo anche dei libri di Annie Ernaux, con il Maggio Francese, il femminismo degli anni Settanta, i movimenti di liberazione delle donne, una spinta liberatoria ed emancipatoria inizialmente vissuta come lontana, che arrivava dalla società e che a metà degli anni Settanta Annie Ernaux ha recepito trasformando la sua vita e rendendola un tutt’uno con la sua scrittura.
Un’autrice, Annie Ernaux, che ha “codificato” il genere della scrittura autobiografica attraverso la tecnica dell’autofiction, con uno stile che secondo la critica è stato influenzato dal Nouveau Roman e dell’essenzialità della cosiddetta “écriture blanche” e che il lavoro di Sara Durantini ha senza dubbio contribuito a far conoscere in Italia.
Il lavoro di Annie Ernaux ha contribuito ad aprire un dibattito sulla “scrittura femminile” e grazie al suo approccio autobiografico ha permesso a molte donne scrittrici contemporanee di non nascondersi più raccontando storie che appaiono “vergognose” nell’opinione pubblica e ha “liberato” i temi dell’analisi interiore, dell’intimismo, del racconto analitico e in forma di autofiction delle relazioni interpersonali dallo stigma di contenuti che molta critica relegava a una letteratura “minore”. In questo il Nobel del 2022 è stato fondamentale.
Una rilettura comparata di Annie Ernaux. Ritratto di una vita e degli ultimi due romanzi di Sara Durantini ci spinge a chiederci oggi quale sia il rapporto tra le vite delle donne di oggi, nell’ambito anche più privato e intimo, e la “pressione” degli eventi macro-storici.
Oggi, come dimostra anche il dibattito italiano sul “consenso” su alcuni temi sembra ci sia un ritorno di narrazioni tossiche che legittimano la sopraffazione o ridimensionano la vulnerabilità, e già in “Questo mio corpo” gli eventi storici esterni alla vita della protagonista sembravano non avere più quella spinta liberatoria che hanno avuto nel definire il percorso anche letterario di Annie Ernaux.
“Annier Ernaux. Ritratto di una vita” è un libro fondamentale per avvicinarsi ed entrare nel mondo dell’autrice francese e per comprendere le direzioni che può assumere oggi la lotta sociale e culturale femminista, della quale l’opera dell’autrice francese ci fornisce uno spaccato insieme lucido ed emozionante.
Andrea Macciò































































