RICORDANDO VERENA

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Così Verena Erlacher esprimeva la sua gioia dopo un gol segnato
di Ugo Russo
C’era un’atmosfera di grande mestizia su tutti i campi dove, nell’appena trascorso fine settimana, si sono giocate le partite dei campionati femminili di calcio. La Lega nazionale dilettanti ha disposto che nelle gare della serie C venisse osservato un minuto di silenzio. E l’incredulità, il dolore, l’angoscia sono arrivati anche in Germania, a Osnabrueck, dove la nostra nazionale maggiore femminile ha incontrato le padrone di casa ed ha giocato con il lutto al braccio.

Ma tutto il mondo del nostro calcio e non solo é caduto nel più assoluto sconforto.  Sugli spalti, più che guardare i diversi avvenimenti agonistici, si é parlato di lei, Verena Erlacher, del cosa fosse successo, del come era stato possibile che a morire fosse una ragazza così giovane. Nessuno é riuscito a rendersi conto e a dare una spiegazione all’immane tragedia avvenuta, che, tra l’altro, ha riguardato una giovane promessa del calcio azzurro dove aveva vestito già cinque volte la casacca delle rappresentative Under 16 e Under 17, che ha deciso a 19 anni, nel fiore della sua esistenza, sembrerebbe proprio prendere piede questa ipotesi, di farla finita con la vita. E alla base del gesto ci sarebbero alcune vicende personali che l’avrebbero particolarmente segnata, specialmente negli ultimi tempi. Ma cosa può essere più importante della vita umana, specie quando non hai neppure varcato la soglia dei vent’anni, cosa subentra nella testa per indurti a fare un gesto inconsulto, così tragico, così definitivo. Non devi più ragionare, devi vedere tutto nero davanti a te. Ma Verena era il sorriso, era la gioia di vivere, faceva tutto con straordinaria passione. Amava il calcio; ora giocava in serie C ma aveva militato anche in serie A con l’Alto Adige ed era quella che portava la spensieratezza nello spogliatoio, per questo le compagne di squadra la adoravano.

“Ciao Poppa” (soprannome che le avevano dato e che la faceva tanto ridere ogni volta che lo sentiva) le dicevano quando la vedevano. E lei ricambiava dispensando sorrisi, ed il suo era stupendo. La morte se l’è portata via, negandoci il privilegio di poter rivedere quel sorriso ancora a lungo; lo dovremo ricordare guardando le foto, oppure riportandolo alla mente fino a che l’immagine inevitabilmente sfiorirà e scomparirà per sempre. Il privilegio lo hanno adesso gli Angeli del Paradiso che possono giocare con lei in quel grande campo di calcio disegnato in Cielo. E vedranno l’allegria e la grande euforia di Verena quando segnerà un gol e i Cherubini, disposti in cerchio, la omaggeranno dicendole: “Brava, poppa!”