L’EX GOVERNATORE DEL TIROLO SI GIUSTIFICA PER GLI “ERRORI” COMMESSI DURANTE LA PANDEMIA RICORRENDO ALLA RETORICA DEL SENSO DI RESPONSABILITÀ
Ha fatto un certo scalpore una notizia riportata dal Tiroler Tageszeitung: durante la cerimonia di consegna dell’Anello d’Onore a Innsbruck, Günther Platter, ex governatore del Tirolo, nel suo discorso di ringraziamento per la massima onorificenza del Land austriaco, ha ammesso “errori politici” e si è scusato per l’obbligo vaccinale durante la pandemia. All’apparenza sembrerebbe una buona notizia e così da molti è stata accolta. “Finalmente un politico chiede scusa, gli altri dovrebbero prendere esempio da lui” è il pensiero che, d’istinto, in molti è sorto spontaneo.
Tuttavia, leggendo nel dettaglio la sua dichiarazione, c’è ben poco di cui rallegrarsi. Platter infatti non ha chiesto perdono per le misure liberticide, irrazionali e sproporzionate imposte con l’alibi di un pretestuoso interesse collettivo durante la crisi sanitaria e avallate da lui stesso. Tutt’altro. Anzi, l’ex Landeshauptmann le giustifica e quasi esalta le sue scelte come un sacrificio delle sue convinzioni fatto per senso di “responsabilità”: “Abbiamo dovuto agire rapidamente e spesso prendere decisioni difficili” ha detto.
E non solo: “Ci sono state decisioni a livello nazionale di cui non ero contento, ma che ho comunque sostenuto per senso di responsabilità. A tutti coloro che si sono sentiti feriti da questo, voglio dire: mi dispiace e desidero scusarmi formalmente”. Platter, stando ai comunicati stampa, avrebbe addirittura spiegato che si era cercato di “fare la cosa giusta — con il coinvolgimento di enormi competenze specialistiche — per la protezione delle persone”. Ebbene tali scuse sono irricevibili in quanto invece che smontare la narrazione menzognera della pandemia, la corrobora alla faccia della verità e della logica.
Platter di fatto, nel chiedere scusa per gli errori, difende le sue scelte con argomentazioni surreali non molto diverse da quelle usate da Conte e Speranza per giustificare ciò che giustificabile non è, come l’aver “dovuto agire rapidamente e prendere decisioni difficili”, o come l’appello al “senso di responsabilità”, al ricorso allo scudo delle “competenze specialistiche” e all’alibi di una quanto mai fumosa “protezione delle persone”. La retorica della responsabilità e dell’interesse collettivo, utilizzata a piene mani dai decisori di misure spietatamente illiberali, risulta quanto mai ipocrita se messa di fronte alla cruda realtà dei fatti.
Nell’autunno 2021, quando la controversa decisione dell’obbligo vaccinale fu presa durante la conferenza dei governatori all’Achensee (e in Italia venne introdotto il green pass sul lavoro), al di là del terrorismo mediatico, il quadro era chiaro: in primo luogo le evidenze mostravano che il patogeno aveva una letalità modesta non dissimile da quella di un’influenza e che la malattia, purché si evitasse la “vigile attesa”, poteva essere curata; in secondo luogo era più che noto già dalla primavera 2020 che il conteggio dei decessi era condotto in modo fantasioso per non dire menzognero così da peggiorare fortemente le statistiche:
bastava infatti un tampone positivo, magari risalente a tre mesi prima del decesso, per finire nella conta dei morti covid anche per un morto ammazzato; terzo: l’emergenza reale, come ammesso dagli stessi medici tra cui anche dei membri del CTS, era da imputarsi soprattutto alla sospensione delle visite specialistiche, degli screening oncologici, degli interventi di chirurgia elettiva, e talora anche d’urgenza. Ergo l’argomentazione “abbiamo dovuto agire in fretta” non regge.
Ma ancor di più non regge l’alibi della “protezione delle persone”, dal momento che nell’autunno 2021 le evidenze indicavano in modo inequivocabile come il vaccino, oltre a comportare dei rischi gravi anche letali in virtù dei quali già si contavano i morti e i danneggiati a vita, non fosse in grado di “proteggere” le persone dal contagio e neppure dalla malattia come documentato da fonti ufficiali pubbliche, dipendenti dal Ministero della Salute e sotto sua vigilanza.
A titolo di esempio il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, del 2021, riferendosi al periodo 18 Giugno -18 Luglio, rilevava 10.618 positività nei soggetti vaccinati (3.805 dei quali con ciclo completo), mentre, riferendosi al periodo 11 giugno – 11 luglio, attestava 423 ospedalizzazioni di soggetti vaccinati (224 dei quali con ciclo completo); nello stesso periodo erano segnalati 22 ricoveri in terapia intensiva tra i soggetti vaccinati. Per concludere l’ISS certificava per il periodo compreso tra il 28 maggio e il 27 giugno, 93 decessi tra i soggetti vaccinati (46 dei quali con ciclo completo).
Pertanto il “senso di responsabilità” insieme con le “competenze specialistiche” avrebbe dovuto portare esattamente nella direzione opposta a quella imboccata da Platter e da tutti gli altri politici, ossia al rigetto di qualunque imposizione vaccinale, per giunta con un prodotto non sperimentato nei suoi aspetti fondamentali, coperto da segreto militare ed autorizzato scavalcando tutte le consuete procedure.
L’interesse collettivo non c’era, se non nelle fantasie perverse di una agenda distopica a vantaggio dell’elite finanziaria, dei colossi della farmaceutica e del web a scapito della libertà delle persone, a cui i nostri politici si sono piegati nelle più tragicomiche sfaccettature tra le quali lockdown, autogiustificazione per uscire di casa, coprifuoco, distanziamento sociale, mascherine, caffè da consumare in piedi, green pass pure per lavorare da remoto.
Con buona pace di coloro che continuano a spacciare come “interesse collettivo” la diminuzione dei ricoveri in intensiva e dei decessi per covid dei soggetti vaccinati, rammento che il microbiologo Andrea Crisanti, il 9 luglio del 2022, dichiarò al quotidiano “La Verità” che il 98% dei decessi correlati al covid riguardava over 80 ricoverati in intensiva, fragili e vaccinati. Dichiarazione mai ritratta né mai smentita che mette in chiaro la realtà, ossia che furono proprio i vaccinati a gravare sul Servizio Sanitario Nazionale.
Alla luce dei fatti, di fronte ad una prevaricazione così feroce dello Stato sui corpi dei cittadini, è grottesco continuare a recitare la parte di “responsabili”, grazie ai quali l’umanità sarebbe stata tratta in salvo, piuttosto che ammettere pubblicamente di essersi comportati come volontari carnefici di regime, o meglio come burocrati ossequiosi verso il potere tanto incapaci di rifiutare misure dispotiche quanto zelanti nell’allinearsi agli ordini di scuderia.
































































