Relazioni ansiose e preoccupate

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Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Le persone che instaurano relazioni affettive cariche di ansia e paura si dice che hanno uno “Stile di attaccamento ansioso-preoccupato”. Lo stile di attaccamento è il modo – peculiare per ognuno di noi – di costruire, mantenere e rompere i legami affettivi. Esso si organizza a partire dalle precoci esperienze di relazione con le persone che si prendono cura del bambino (solitamente i genitori) e che rivestono per lui il ruolo di figure di attaccamento, consolidandosi e cristallizzandosi nei primissimi anni di vita. Le persone che organizzano lo stile “ansioso-preoccupato” si caratterizzano per la tendenza ad instaurare relazioni affettive di estrema dipendenza, avendo avuto probabilmente genitori disponibili nei loro confronti in maniera incostante ed incoerente e/o morbosa-intrusiva. Chi sviluppa un attaccamento “ansioso” teme la separazione e la solitudine e non ha vergogna di mostrasi fragile, indifeso e bisognoso. Il loro adattamento a genitori incoerenti – dove per incoerenti si intende che erano a volte presenti e disponibili, a volte incerti ed incapaci di rassicurare il figlio, a volte “distratti” da altro e non rispondenti ai bisogni ed alle richieste del bambino ed a volte anche impropriamente e ansiosamente intrusivi rispetto ai confini psicologici – ha dato origine in loro ad un senso di ambivalenza, insicurezza ed ansia rispetto all’affidabilità degli altri ed anche una difficoltà a tranquillizzarsi nonostante tutte le rassicurazioni che l’altro può dargli. Ora il processo di adattamento alla realtà organizza la mente, struttura difese psicologiche e genera aspettative inconsce rispetto ad altre situazioni simili: per tali motivi questi bambini, da adulti, si aspetteranno (inconsciamente) gli stessi comportamenti dagli amici, dal partner, etc. e tenderanno a sentire in tutte le relazioni significative (cioè quelle in cui l’altro diventa una figura di attaccamento) gli stessi stati d’animo di incertezza ed ansia provati con i genitori. Inoltre saranno anche molto insicuri di se stessi ed incerti sulle proprie capacità, con un senso di vergogna di sé e la sensazione di avere in se qualcosa di sbagliato, ma indefinibile. Tenderanno dunque ad avere un forte bisogno di relazioni significative associato però all’aspettativa inconscia (date sempre le esperienze infantili vissute) che tale bisogno non potrà mai essere soddisfatto. Per di più questa “fame” mai appagata di relazioni di sicurezza e vicinanza fisica ed emotiva ad altri significativi potrà determinare reazioni negative in questi ultimi che potranno così respingerli o arrabbiarsi con loro per la frustrazione di non riuscire a tranquillizzarli: così si potrà venire a creare un circolo vizioso che rinforzerà in loro l’idea di base di un’impossibilità di una relazione affidabile, dato che l’altro potrà finire per comportarsi proprio come i genitori della loro infanzia! Questo modo di viversi le relazioni porta sovente allo sviluppo di sofferenze psicologiche per l’incapacità di essere felici e appagati nelle relazioni intime e porta spesso, pertanto, alla richiesta di un aiuto psicologico. L’indicazione migliore e più efficace è quella di una psicoterapia individuale, con lo scopo di modificare, anche attraverso la relazione terapeutica stessa, lo strutturato schema relazionale appreso, operante nell’inconscio ad un livello automatico.

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