Quel sogno chiamato Olimpiade: tutti in piedi per Daniele Di Stefano

0
344

Il pattinatore ladispolano ha regalato emozioni e un quinto posto da applausi nella 1.500.

Ci ha regalato grandi emozioni. Prima il settimo posto nella 1000 metri, poi un quinto nella 1500 vicinissimo alla medaglia in una Olimpiade. A Milano-Cortina c’è stato eccome lo zampino di Daniele Di Stefano, 27 anni e ladispolano, proprio come Francesca Lollobrigida che si è portata a casa due ori. Di lei si è detto molto, in tutte le salse, ma si è fatto conoscere a tutto il pubblico italiano anche l’atleta delle Fiamme Oro che ha impressionato nel pattinaggio di velocità sul ghiaccio. «Ho provando delle sensazioni uniche in queste tre settimane, è stata un’emozione grandissima», è il commento di Daniele che si è presentato all’appuntamento a Cinque Cerchi con tre medaglie di Coppa del Mondo alle spalle nella mass start, il record italiano nei 1.500 e tanti altri trofei in giro per il continente ottenuti anche nelle giovanili.
Ma l’Olimpiade è l’Olimpiade, e Daniele questo lo sa. «Mi sto allenando tutti i giorni con intensità – prosegue Di Stefano – e ho iniziato a realizzare dove mi trovo. Ho incontrato Mattarella, è stato un onore. Il saluto del presidente è una di quelle cose che mi resterà dentro a vita».
Inevitabilmente il discorso finisce su Lollobrigida capace, a 35 anni e nel giorno del suo compleanno, di vincere da mamma, con il suo Tommaso di due anni e mezzo a fare il tifo sugli spalti.
«È stato bellissimo – afferma il campione azzurro – ci conosciamo da tantissimi anni, ero un bambino. Come lei, anche io ho festeggiato 27 anni nel Villaggio Olimpico il 12 febbraio. Ho fatto tanti sacrifici per essere qui e l’attesa è salita dopo ora, non lo nego. Guardando indietro mi vengono in mente tutti gli allenamenti fuori da casa, facendo il pendolare con il Trentino dove mi ci sono trasferito alla fine quasi tutto l’inverno. In questa disciplina sei solo, ci sei solo tu e il tempo e il cronometro non mente. A volte è anche un fattore psicologico e in una Olimpiade ogni aspetto si amplifica. È uno stimolo in più».
Di Stefano ha iniziato da piccolo crescendo con i pattini a rotelle in forza alla Debby Roller Team Ladispoli, società che continua a sfornare talenti. «Ho ottenuto con loro i primi risultati, con il tecnico Andrea Farris – conclude l’azzurro – poi a 19-20 anni ho deciso che era il momento di cambiare provando con il ghiaccio».
Tifosi d’eccezione per Daniele: i genitori. «Già vederlo a Milano – è il commento di mamma Fiorella – è stata una vittoria. È un ragazzo con i piedi per terra, e non lo dico perché è mio figlio. Ha tanti valori, ha creduto sempre nel pattinaggio che è la sua passione sin da bambino». Fiorella ha un trascorso come pattinatrice ma a livello artistico. Il marito, Salvatore, come velocista. Una famiglia cresciuta sui pattini, come Daniele. «È uno sportivo dentro ed è determinato da sempre – racconta la mamma – a scuola finiva sempre i compiti e non vedeva di andare in pista ad allenarsi. Quanti sacrifici ha fatto. La sera gli amici gli chiedevano di uscire ma lui era troppo stanco e rinviava all’indomani». Che aveva la stoffa del campione si era capito sin da quando aveva indossato i pattini con il trasferimento dei genitori dalla Sicilia a Ladispoli. Il padre, Salvatore, è originario di Trapani.
«Siamo venuti a vivere qui nel 2006 – ricorda il papà – e appena arrivati mi aveva chiesto di trovargli una pista. Ha iniziato con i pattini a rotelle alla Debby Roller Team ed è stato un crescendo. Ha trionfato ai campionati italiani, poi sono arrivati gli Europei e i Mondiali. Nel periodo del Covid ha deciso di cambiare e provare il ghiaccio. Ci ha chiesto di concedergli due anni altrimenti avrebbe cercato un lavoro. È andato su in Trentino a Baselga di Piné per affinare la tecnica la caparbietà lo ha premiato».
Il 19 febbraio Daniele ha avuto tutta la famiglia dal vivo sugli spalti. «Ha chiesto i rinforzi per la 1.500 – ammette Salvatore – io e mia moglie, l’altra mia figlia, gli zii, la nipote. Possiamo dire che in qualche modo tutti abbiamo contribuito al raggiungimento del suo sogno. Ha dedicato vita e corpo ai pattini. La natura gli ha dato i piedi, poi ha capito il mezzo, sul ghiaccio devi farlo scorrere».