Sul promontorio di Santa Marinella, dove oggi domina il Castello Odescalchi di Santa Marinella, sorgeva nell’antichità l’insediamento di Punicum, una stazione costiera di origine etrusca. Il luogo occupava una posizione strategica lungo la via Aurelia e costituiva un approdo naturale protetto dai venti, frequentato sin dall’età più antica da navigatori e commercianti del Tirreno.
Il nome Punicum è stato interpretato in modi diversi dagli studiosi. Alcuni lo collegano alla presenza di genti puniche lungo il litorale, mentre altri ritengono derivi dal termine latino malum punicum, il melograno, pianta che nell’antichità veniva spesso utilizzata come riferimento topografico.
In età romana il promontorio divenne sede di una delle più importanti ville marittime del litorale laziale: la celebre Villa di Ulpiano.Il promontorio domina ancora oggi il porto turistico di Santa Marinellache nel corso dei secoli è stato occupato da altre costruzioni che si sovrapposero nascondendola, fino a quando nel 1838 la Duchessa di Sermoneta, nobildonna dell’aristocrazia romana con la passione per l’archeologia, non ottenne le concessioni di scavo alla ricerca di reperti etruschi che pensava di trovare nel sito che era stato in effetti uno dei porti dell’importante centro etrusco di Caere. Il complessocomprendeva ambienti termali, porticati aperti sul litorale, criptoportici, giardini monumentali, un porto privato e vaste peschiere per l’allevamento ittico. La villa raggiunse il suo massimo splendore tra il II e il III secolo d.C., quando passò probabilmente nelle mani del grande giurista romano Domizio Ulpiano, come testimoniano le fistulae in piombo recanti l’iscrizione “Cn. Domiti Anni Ulpiani”.
Tra le scoperte più straordinarie effettuate negli scavi ottocenteschi emerge il celebre Mosaico di Orfeo, uno dei reperti più prestigiosi rinvenuti nella villa. Il pavimento musivo raffigurava Orfeo citaredo, il mitico poeta e musicista della tradizione greca, intento ad ammaliare gli animali con la sua musica. La figura di Orfeo era circondata da motivi decorativi raffinati e probabilmente da animali disposti in forma radiale, secondo uno schema iconografico molto diffuso nelle ville aristocratiche romane. Il tema aveva un forte valore simbolico: rappresentava l’armonia universale e il dominio della cultura e dell’arte sulla natura selvaggia.
Accanto al mosaico figurato furono rinvenuti anche numerosi mosaici geometrici, decorati con intrecci, motivi a treccia, figure poligonali e schemi prospettici in bianco e nero o policromi. Questi pavimenti decoravano probabilmente i corridoi, i portici e gli ambienti termali della villa, confermando il lusso e il prestigio della residenza. Gli studiosi ritengono che le decorazioni musive appartenessero a diverse fasi costruttive della villa, protrattesi dalla tarda età repubblicana fino all’età tardoantica.
Tra le opere più importanti rinvenute figura la statua dell’Athena Parthenos, copia romana del celebre capolavoro di Fidia custodito nell’antica Atene. La dea, simbolo di sapienza e potere, rappresentava uno dei modelli più ammirati dell’arte classica greca e la sua presenza nella villa dimostra il desiderio dell’aristocrazia romana di circondarsi di opere ispirate alla cultura ellenica.
Un altro importante ritrovamento è la monumentale statua di Apollo, dio della luce, della musica e delle arti. Dell’opera sono stati recuperati diversi frammenti, alcuni dei quali studiati e valorizzati recentemente dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. La statua doveva decorare uno degli ambienti principali della residenza e richiamava modelli scultorei greci di età classica.
Di grande interesse è anche il gruppo di Dioniso e Pan, una composizione dedicata al mondo dionisiaco e alla dimensione del banchetto e del piacere. Dioniso, dio del vino e della fertilità, era spesso raffigurato insieme a Pan, divinità silvestre legata alla natura e alla musica pastorale. Questo gruppo scultoreo decorava probabilmente gli spazi destinati al convivio e alla vita mondana della villa.
Tra i reperti più celebri compare inoltre il torso del Meleagro di Skopas, copia romana di una famosa scultura ellenistica attribuita al grande artista greco Skopas. Meleagro, eroe mitologico protagonista della caccia al cinghiale calidonio, era una figura molto amata nell’arte romana per il suo valore eroico e la sua bellezza atletica.






























































