PROCESSO VANNINI DA RIFARE, MAMMA MARINA: “QUESTA VOLTA HA VINTO MARCO”

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Vannini

La decisione della Corte di Cassazione, la requisitoria del pm, le reazioni dei familiari di Marco e gli applausi dei tanti cittadini che ieri hanno raggiunto il palazzaccio per dare sostegno alla causa.

E alla fine gli ermellini hanno deciso. Ci sarà un processo bis che potrebbe aggravare la condanna per Antonio Ciontoli, il sottufficiale della Marina militare in forza ai servizi segreti. Cosa sia accaduto quella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, quando il ragazzo di 20 anni, fidanzato della figlia di Ciontoli è stato colpito da un proiettile della pistola del militare e lasciato agonizzante per 110 lunghissimi minuti. Ieri, la decisione della Cassazione, che ha accolto il ricorso del procuratore generale Elisabetta Ceniccola e degli avvocati della famiglia Ciontoli, Franco Coppi e Celestino Gnazi, è stata accolta da un lungo applauso. Lacrime di gioia quelle di mamma Marina appena uscita dal Palazzaccio di Roma mentre va incontro alla folla che l’acclama. Sono gli stessi manifestanti che di mattina si erano piazzati di fronte alla Cassazione. Cori, applausi e striscioni. Anche i clacson degli automobilisti romani. “Marco è qui con noi, e avrebbe detto a tutti grazie”, dice con le lacrime agli occhi Marina Conte, madre di Marco. “La prima cosa che ho pensato? Ho pensato a Marco, è lui che continua a darci la forza di andare avanti. La prima cosa che farò sarà quella di andare al cimitero e dirgli: finalmente hai vinto tu. Le preghiere ci hanno aiutato tanto”.

 

È il 17 maggio 2015. Marco lavora come bagnino e ha appena finito il suo turno in uno stabilimento. Raggiunge la sua fidanzata Martina nella villa dei genitori a Ladispoli e rimane lì a cena. Sono da poco passate le 23 e il giovane decide di andare in bagno per una doccia. Questo almeno emergerà nei racconti dei Ciontoli e nella ricostruzione degli investigatori. Marco è nudo nella vasca quando a un certo punto entra Antonio Ciontoli che si dirige verso la scarpiera dove è posizionata la sua pistola Calibro 9. La prende, la impugna, si dirige verso Marco e gli punta l’arma dall’alto verso il basso, più precisamente in direzione del braccio destro del ragazzo. Ciontoli scarrella e preme il grilletto, parte il proiettile che buca il polmone e il cuore di Marco e si va a conficcare nel fianco sinistro. Nella prima versione fornita agli inquirenti, Ciontoli dirà che la sua pistola gli era scivolata e che non pensava ci potesse essere un colpo in canna. Il sottufficiale della Marina però viene inchiodato dalla relazione dei carabinieri che scoprono un malfunzionamento dell’arma. In sostanza Ciontoli non poteva non sapere che quella pistola fosse carica. Così, dopo essersi consultato con il proprio legale, cambia versione di fronte al pm. “La pistola non mi è scivolata, gliel’ho puntata a Marco per un gioco, ma pensavo fosse scarica”, ribadira’ l’ex 007 anche di fronte ai giudici in aula. Nessuno tra i presenti in casa quella tragica sera ha detto di essersi accorto dell’esplosione. Soltanto i vicini di casa hanno raccontato di aver sentito un fortissimo rumore.