PREVOST E ANTHROPIC: UNA STRANA COPPIA?

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Cosa ci fa Christopher Olah co-fondatore di Anthropic, azienda leader nello sviluppo dell’IA, seduto accanto a papa Leone in occasione della presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas? All’apparenza una strana coppia, come dire il diavolo e l’acqua santa.

Un connubio inquietante o piuttosto un tentativo della Chiesa di indirizzare in senso etico la rivoluzione epocale che l’umanità sta attraversando, alleandosi con uno degli attori principali della transizione digitale?

Domande simili ce le siano poste anche quando il cofondatore di Palantir, Peter Thiel, tenne un ciclo di conferenze riservate sull’Anticristo nel cuore di Roma a marzo 2026 e, secondo inchieste giornalistiche, tra gli invitati figuravano studenti, seminaristi e accademici legati agli ambienti cattolici tradizionalisti. Tuttavia, se nel caso di Peter Thiel, il legame tra Chiesa (o meglio pezzi della Chiesa) e uno dei più importanti guru del transumanesimo resta nell’ombra delle ipotesi, nel caso di Chris Olah, l’alleanza è stata esibita alla luce del sole. Va detto che se Peter Thiel rappresenta “l’anima nera” della Silicon Valley, Olah cerca di accreditarsi come il volto buono e rassicurante in quanto Anthropic ha fatto della AI safety quasi una missione identitaria (missione di facciata o sostanziale?).

Custodire la persona umana al tempo dell’Intelligenza artificiale è il cuore della Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio 2026, a 135 anni esatti dal giorno in cui venne promulgata la Rerum Novarum l’enciclica di Leone XIII, considerata la magna charta della Dottrina Sociale della Chiesa.

Come allora l’umanità stava vivendo la profonda trasformazione della rivoluzione industriale, così oggi ci troviamo di fronte a un nuovo passaggio epocale, quello della rivoluzione digitale.

Il testo costituisce un’articolata analisi critica, etica e politica, di grande respiro, in cui vengono affrontati i nodi cruciali del nostro tempo, puntando l’attenzione sui rischi dell’IA: aumento delle disuguaglianze, disoccupazione, guerre ancora più asimmetriche, deriva militarista che finanzia l’industria bellica e taglia sul sociale, finanziarizzazione dell’economia, manipolazione della verità, controllo e sorveglianza di massa, dipendenza digitale, disumanizzazione delle relazioni umane, impatto ambientale dell’IA. Secondo Prevost, “la magnifica umanità creata da Dio” al tempo dell’IA, si troverebbe ad un bivio: “innalzare una nuova torre di Babele” ossia costruire un mondo disumano ed ingiusto, oppure “edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.

Le scoperte scientifiche “sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare. La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.

Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna”.

Il papa sottolinea che “il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che di fatto fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera muove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze”.

La preoccupazione è “che piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli”. Quello che deve essere preservato è il primato della persona, “affinché sia sempre l’intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libertà, a guidare le innovazione tecniche e a stabilirne l’uso e i limiti”

Concetto chiave è disarmare l’intelligenza artificiale: «Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile».

L’uso dell’IA, dice l’enciclica non è mai un fatto puramente tecnico: “quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona, e possono così produrre nuove forme di scarto”.

Torniamo dunque alla domanda iniziale. “Come possono la Chiesa cattolica e la startup di intelligenza artificiale più preziosa al mondo collaborare, quando la tecnologia di Anthropic potrebbe portare al futuro contro cui Leo mette in guardia?” scrive Sania Mansoor su The Gardian. Secondo inchieste giornalistiche condotte dal Wall Street Journal, il Pentagono avrebbe utilizzato il modello di Intelligenza Artificiale Claude di Anthropic per operazioni di intelligence e individuazione degli obiettivi durante le operazioni militari in Medio Oriente.

Precedentemente il modello Claude di Anthropic era stato usato in un’operazione militare per catturare l’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro. Timnit Gebru, fondatrice del Distributed Artificial Intelligence Research Institute, ha scritto in un post su LinkedIn che questa alleanza è un’operazione di vatican-washing.

Il vaticanwashing funziona come il greenwashing: “un soggetto che ha problemi strutturali nel proprio modo di operare cerca un endorsement esterno di natura simbolica per ripulire la propria immagine, senza modificare in profondità le pratiche che generano quei problemi. Le major petrolifere sponsorizzano festival ambientalisti, le aziende tessili che producono in Bangladesh pubblicano report sulla sostenibilità, i grandi laboratori AI si fanno fotografare con il Papa”*- Tuttavia il valore etico dell’enciclica è enorme e tale resta a prescindere da chi l’abbia presentata.

di Miriam Alborghetti