Fattori di rischio cardiovascolari? Ipertensione arteriosa, dislipidemia (in particolare l’ipercolesterolemia), uso di tabacco, diabete mellito, obesità sedentarietà. Secondo il report “Federazione cardiaca della Salute” (Word Heart Federation) i decessi per malattia cardiovascolari sono aumentati del 60% a livello globale, dal 1990 al 2021.
In Italia nello stesso periodo la mortalità è scesa da 354 a 239.9 per 100.000 persone grazie al controllo dei fattori di rischio ed alle cure farmacologiche. Si parla poi di un incremento di alcune patologie, tipo pericarditi e miocarditi, nei giovani maschi postcovid. Un dato statistico che credo sia opportuno verificare (ho qualche dubbio).
Altri fattori di rischio da non sottovalutare sono rappresentate dallo stato di stress cronico e dall’inquinamento elettromagnetico. Attualmente si pone molta attenzione, soprattutto nella prevenzione di ictus ed infarto miocardico, al fenomeno che va sotto il nome anglosassone “Inflammaging”, uno stato infiammatorio continuo di basso grado ed ossidativo che comporta una progressione della placca aterosclerotica a livello dei tronchi arteriosi sopraortici e delle formazioni ateromasiche coronariche.
Fondamentale è la dieta che se non equilibrata provoca sovrappeso ed obesità. Un eccesso di cibi ipercalorici (grassi, carboidrati) addizionato agli zuccheri con ridoto consumo di verdure (sia crude che cotte) e di frutta provoca insulinoresistenza con aumento del colesterolo totale, LDL (quello “cattivo”), dei trigliceridi e riduzione del colesterolo HDL (quello “buono”).
Una dieta variata a prevalenza vegetale migliora l’insulinoresistenza a livello del fegato. L’alcol in particolare, ma anche l’iperalimentazione, provoca un sovraccarico epatico, con steatosi (“fegato grasso” sia alcolico che non alcolico). La steatosi epatica (“fegato grasso”) consiste in uno stato di sofferenza, tipo anche infiammatorio continuo di basso grado, da accumulo di grasso nelle cellule epatiche. E’ frequentemente associata ad obesità, alcolismo, abusi alimentari e insulinoresistenza. Dieta dunque ma anche attività fisica (evitando la sedentarietà) pur di grado modesto a seconda dell’età del paziente.
Personalmente non mi limito ad abbassare il livello dei grassi ematici. Parto sempre dal fegato per depurare l’organismo, poi prendo in considerazione gli altri emuntori organici (rene, cute, polmoni). Accanto ai farmaci chimici convenzionali, indispensabili nelle malattie cardiovascolari, consiglio sempre una cps da 50 mg di Cardus mariano (estratto secco) dopo i pasti principali. La silimarina, di cui è molto ricca il Cardo mariano, è il miglior flavonoide esistente in natura nell’ostacolare la degenerazione e la morte delle cellule epatiche.
Per quanto concerne le statine utili per abbassare i livelli di colesterolo molti recenti studi hanno evidenziato che quando si esagera con dosi elevate e prolungate si instaura un insulinoresistenza che è l’anticamera del diabete. Ora anche il riso rosso fermentato, nelle dislipidemie non elevate, agisce con un meccanismo simile alle statine, perché contiene monocolina K. Al fine di ridurre il colesterolo totale, HDL e trigliceridi consiglio sempre l’Allium sativum (Aglio) T.M., 40 gtt, in po’ d’acqua, dopo i pasti principali. L’aglio ha anche un azione sulla pressione arteriosa. L’abbassa (nei casi non gravi) in quanto provoca vasodilatazione delle piccole arterie (arteriole) ed incrementa la diuresi. Studi controllati hanno evidenziato che la sua somministrazione già dopo 7-10 giorni riduce la pressione sistolica di 20-30 mg e della diastolica di 10-20 mg.
In questo modo si previene l’aterosclerosi in ogni distretto corporeo. Meno nota è l’attività principale dell’Allium cepa (Cipolla): diuretica, ipotensiva ed ipoglicemica (certo entro certi limiti). L’azione ipoglicemizzante è dovuta agli aminoacidi solforati presenti nel fitocomplesso. L’acido glicolico non elimina solo l’acqua ma anche i cloruri e l’urea (dopo due – tre giorni di terapia) depurando fegato e reni. Allium Cepa T.M. 50 gtt due volte al giorno.
Un’ultima nota nella prevenzione fitoterapica delle malattie cardiovascolari voglio dedicarla all’iperuricemia segnalando questa volta un gemmoterapico: Fraxinus excelsior MG 1 DH 60 gtt dopo cena. Il frassino ha un’azione diuretica, uricosurica e persino ipocolesterolemizzante. Il trattamento con un mese di pausa. Oltre a ciò è indispensabile una correzione delle abitudini alimentari (ridurre le proteine animali e gli alcolici). Bere molta acqua. La gotta dovuta all’iperuriemia è responsabile della sopracitata “Inflammaging” (infiammazione perenne di basso grado con stress ossidativo).
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli




























































