Presto astronauti cinesi nel Palazzo Celeste la nuova stazione spaziale

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La Cina accelera i piani tecnologici anche con la fusione

La Cina fa sul serio per la stazione spaziale, denominata Tiangong (“Palazzo Celeste”), che conta di rendere pienamente operativa per la fine del 2022. Il programma prevede 11 lanci di cui i primi due sono stati già effettuati.

Il primo è stato il lancio del 28 aprile scorso del modulo base di 23 tonnellate, chiamato Thiane 1, che è entrato in orbita bassa in atmosfera. I resti del razzo vettore “Lunga Marcia” sono precipitati nell’Oceano Indiano dopo aver destato apprensione in tutto il mondo. Il nuovo cargo, Tianzhou 2, pesa molto di meno del precedente ed ha trasportato 4,7 tonnellate di carico di cui fanno parte due tute spaziali e le derrate alimentari e cioè il classico cibo cinese definito “appetitoso” dalle agenzie di stampa del Celeste Impero. Infatti è imminente l’arrivo dei primi tre astronauti nella stazione spaziale cinese che è previsto per il prossimo giugno. Il programma spaziale cinese in realtà è partito trenta anni fa e sono stati inviati in orbita giù due moduli sperimentali, che sono stati utilizzati da astronauti nel 2012 e nel 2013 per un totale di due settimane nelle due missioni.

La Cina intende sviluppare un duraturo programma spaziale ed infatti un mese fa, in contemporanea con la stazione spaziale, ha inviato anche un rover sul Marte, nella zona denominata Utopia Planitia (formata dall’impatto di un grande asteroide) in concorrenza con i due americani Ingenuity e Perseverance, già presenti sul suolo del Pianeta Rosso.

Contemporaneamente la Cina ha avviato esperimenti su un nuovo reattore a fusione termonucleare. Infatti lo scorso 28 maggio il reattore cinese EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) ha segnato un nuovo record mondiale raggiungendo i 120 milioni di gradi Celsius per ben 101 secondi. Le capacità tecnologiche cinesi sembrano dispiegarsi dunque in due direzioni contemporaneamente e cioè quella dell’esplorazione spaziale e quella della fusione termonucleare che l’Occidente sta studiando da anni. Pare quasi di assistere nuovamente alla corsa scientifica che vide impegnate negli anni Sessanta     dello scorso secolo le due superpotenze di allora: USA e URSS. La seconda è in grande declino, ma pare essere stata sostituita da una nuova: la Cina.

Giuseppe Vatinno

Membro dell’Associazione Italiana di Fisica