Un approdo etrusco di 2.300 anni fa.
E’ stato pubblicato sul prestigioso “Journal of Cultural Heritage” ( 80 (2026) 189–196 )
lo studio di Mauro Giorgi, Simone Napoli, Teresa Rinaldi, Flavio Enei, Stefano Giorgi, Francesco Latino Chiocci in collaborazione con il Centro Studi Marittimi del GATC che riguarda un approdo etrusco di 2.300 anni fa, con un bacino di circa 3.000 metri, che si trova a 2 metri sotto il livello del mare, davanti al santuario di Minerva.
Non sono pietre sparse: la disposizione fa pensare a un’opera portuale progettata, con banchine, moli e bacino interno.
Il sito si trova nel tratto di costa tra Punta della Vipera e Capo Linaro, a circa 800 metri a nord dell’insediamento romano di Castrum Novum, tra Civitavecchia e Santa Marinella. Zona già nota per strutture marittime romane sommerse come le peschiere.
La sua importanza è dovuta al fatto che a soli 130 metri dalla struttura sommersa c’è il santuario etrusco di Punta della Vipera, fondato nel VI sec. a.C. (540-530 a.C.) e scavato dagli anni ’60 da Massimo Torelli.
Vi è inoltre un collegamento sacro: l’ingresso del santuario era orientato verso la costa e verso l’approdo. Tra porto e santuario c’era un dislivello di 8-9 metri, probabilmente superato da un percorso sacro che i naviganti usavano per raggiungere il tempio e lasciare offerte alla divinità.

In pratica: non solo un porto, ma un sistema porto-santuario che dimostra quanto la navigazione etrusca fosse legata alla religione e all’economia del Tirreno.



































































