ITALIA ULTIMA IN EUROPA PER INVESTIMENTI NELL’ISTRUZIONE
di Miriam Alborghetti
La scuola è cominciata. E purtroppo è cominciata davvero male, con il suicidio di uno studente di 15 anni nel comune di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Paolo era “vessato fin dalle elementari” ha detto la famiglia, puntato il dito contro la scuola, che nel corso degli anni avrebbe ignorato le denunce dei genitori e non sarebbe mai intervenuta in difesa del ragazzo.
È stata aperta un’ indagine per appurare fatti ed eventuali responsabilità, pertanto, per ora, qualunque giudizio su questa drammatica vicenda non potrebbe che essere infondato e fuorviante. Tuttavia, di fronte ad una tragedia di tale portata, una domanda di ordine generale sulla scuola sorge spontanea: quante risorse e quali strumenti lo Stato assegna alla scuola italiana per essere all’altezza del suo triplice e ambizioso compito di istruire, educare e formare le nuove generazioni?
Quanto investe nella scuola per promuovere la formazione della persona, la crescita intellettuale ed empatica, l’inclusione e la convivenza, per valorizzare le diversità, incentivando i valori dell’inclusione e della fraternità e per preparare i nostri figli a diventare cittadini consapevoli e partecipi, in grado di agire nel mondo in modo responsabile e di contribuire a una società più giusta? Al Meeting di Rimini 2025 di Comunione e Liberazione, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato che in Italia «il finanziamento statale non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri Paesi europei, penso che in rapporto al PIL sia persino superiore alla Germania. È il finanziamento privato che invece è drammaticamente inferiore».
A smentire queste affermazioni ci sono però i dati Eurostat 2023, su cui si fonda il report Investing in Education 2025 (e il report ISTAT Noi Italia 2025) dal quale emerge che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per risorse destinate all’istruzione, dall’infanzia all’università. “La spesa per l’istruzione non è un costo, ma un investimento capace di generare valore economico e sociale nel lungo periodo” ha detto la Commissione Europea.
Un concetto ovvio evidentemente ignorato dalla maggioranza dei governi della Seconda Repubblica. Il report infatti ci dice che in Italia l’istruzione riceve il 7,3% della della spesa pubblica complessiva, contro il 9,6% della media UE e che nessun’altro dei 27 Paesi membri spende così poco in proporzione. Nessuno. Per quanto riguarda gli investimenti nell’istruzione in rapporto al PIL, la situazione è ancora peggiore: di fronte alla media europea che si attesta al 4,7%, ( Francia 5,0%, Germania, 4,5%), l’Italia è terzultima in Europa con il 3,9% del PIL, davanti a Romania (3,3%) e Irlanda (2,8%). All’apice della classifica ci sono Paesi come Svezia (7,2% del PIL), Belgio (6,3%), Estonia (6,3%) e Finlandia (6,1%). Dal 2023 ad oggi non ci sono segnali di una inversione di rotta, sono stati tagliati 8.500 posti tra docenti ed ATA e chiuse per dimensionamento 700 istituzione scolastiche mentre sono aumentati in maniera significativa i finanziamenti alle scuole paritarie.
“Finanziamenti che si intende ulteriormente incrementare, come affermato solennemente dalla Presidente del Consiglio Meloni ad un recente meeting a Rimini nel corso del quale ha sostenuto che anche in Italia sull’educazione deve essere assicurata alle famiglie la possibilità di esercitare pienamente la libertà educativa” ha detto FLC CGIL. La bassa spesa in istruzione non è però una novità in Italia: dal 2016 al 2019 è stata circa del 3,8% sul PIL, salendo brevemente a circa il 4,1% nel 2020- 21-22, rimanendo comunque inferiore a quella della Media UE, per poi scendere di nuovo nel 2023. Secondo i dati ISTAT, gli investimenti sono diminuiti negli ultimi anni, senza mai raggiungere il 4,5% del PIL italiano dall’anno 2000 con l’eccezione della scuola primaria con investimenti superiori alla media europea. Da questo quadro desolante emerge che siamo un paese che se ne infischia delle nuove generazioni: lo abbiamo visto in modo chiaro durante la pandemia in cui i giovani e i bambini sono stati sacrificati, rinchiusi, isolati, gli è stato vietato andare a scuola e persino al parco, e a 12 anni, per poter salire su un autobus e andare in palestra, sono stati costretti a iniettarsi un prodotto potenzialmente pericoloso e sostanzialmente inutile per loro. Siamo un paese che se ne frega bellamente delle scuole che cadono a pezzi.
Come ha rivelato il report di Tuttoscuola, nove edifici scolastici su dieci non dispongono di una o più certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Dei 40 mila edifici scolastici statali, ben 36 mila non sono a norma, mentre 3.588 edifici sono totalmente irregolari dal punto di vista della normativa sulla sicurezza. E per quanto riguarda gli stipendi degli insegnanti, sono i più bassi d’Europa con una differenza abnorme. In Germania sono più alti del 120%. In Spagna e negli altri paesi a noi comparabili sono più alti del 50%. Detto fuori dai denti a 900000 insegnanti in Italia non diamo uno stipendio che permetta una vita dignitosa. E mentre si disinveste nell’istruzione, piegandoci ai desiderata di Trump, con uno sforzo congiunto di europeisti e sovranisti, ci siamo impegnati a triplicare le spese militari al 5% del PIL come approvato al vertice Nato il giugno scorso, il tutto condito dalla retorica del riarmo profusa a piene mani dai media mainstream e dagli intellettuali “organici”.
L’Italia fino ad oggi spendeva l’ 1,7% del PIL in armi e difesa, 33 miliardi l’anno. Il 5% significa una spesa di circa 100 miliardi all’anno. Ossia 70 miliardi in più. E dove li prenderanno i governi se non aumentando le tasse, tagliando sullo stato sociale (sanità, scuola, ricerca pensioni etc) e creazione di debito pubblico? Le conseguenze sono facilmente immaginabili: sono quelle che ha conosciuto la Grecia, quando le pensioni vennero dimezzate dalla sera alla mattina e la gente, che fino al giorno prima stava bene, cercava il cibo nella spazzatura.
È questo che vogliamo per i nostri figli? Il pesce, come sempre, puzza dalla testa: il bullismo che imperversa tra i giovanissimi è lo specchio fedele del Potere che si comporta con i cittadini come un Grande Bullo, umiliandoli e privandoli del diritto ad una vita dignitosa.





































































