«Per la quarta pista sacrificata la Riserva». Comitati e associazioni fanno muro a Fiumicino

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Fuori Pista e Italia Nostra lanciano l’allarme. Inquinamento e consumo del suolo tra le preoccupazioni maggiori del futuro.

Torna prepotentemente alla ribalta la possibile costruzione della quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino. E, come prevedibile, si alza il muro del “No” di comitati e associazioni all’indomani della votazione del consiglio comunale guidato da Mario Baccini che ha avallato il piano sostenibile presentato da Enac e società Adr dove si interverrebbe su oltre 260 ettari, di cui però 150 ricadrebbero sulla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.
Questo piano di sviluppo appunto, prevede un incremento del traffico aereo che porterebbe, nel 2046, gli attuali 375mila movimenti annui a circa mezzo milione. E arrivano le prime proteste. Su tutti quella di Massimiliano Mattiuzzo, presidente del comitato Fuori Pista. «Il progetto sarà molto impattante – afferma Mattiuzzo – qui non si rendono conto di cosa stanno facendo, tanti consiglieri e politici con cui ci ho anche parlato, mettendo in corpo al territorio del comune un mostro. Parliamo di inquinamento acustico e atmosferico. Il raddoppio dei voli ipotizzato con la quarta pista, che a dir loro dovrebbe far diminuire l’inquinamento, potremmo chiamarlo teorema Baccini. Bisogna dividere gli aspetti. C’è appunto l’elemento dell’inquinamento atmosferico che riguarda il cherosene. Poi c’è il discorso del suolo, che è un’altra cosa. Ritengo sia valido un concetto. Fin quando non saranno inventate delle turbine silenziose, la situazione non migliorerà. Magari un giorno troveranno delle soluzioni con il motore elettrico ma permangono fortissimi dubbi sulla fase del decollo dove si consuma un terzo del prodotto di combustione. Per dire, su 100 litro, 30 solo per decollare».
Il comitato non è rimasto a guardare. «Dal canto nostro, prima della delibera – prosegue Mattiuzzo -, abbiamo effettuato un’assemblea con 200 persone. Il Comune ha votato la deperimetrazione della Riserva per inserire il progetto della quarta pista. Inutile negarlo, ha effetti. Ci stiamo organizzando con una nota specifica di osservazioni da inviare ai componenti della Commissione di Riserva, affinché siano resi edotti e possano esprimersi con serenità, tenendo conto che il precedente progetto, che prevedeva pure mezza aerostazione e invadeva di più, è stato bocciato a suo tempo».
Poi la considerazione di Mattiuzzo.  «Adr Roma vorrebbe la pista, il Comune si adegua supinamente a questa situazione. La questione non è tanto la pista, i voli e i passeggeri. Il problema sta nei 9 miliardi che la società dell’aeroporto vorrebbe incassare. Sono soldi, è opportuno tenere a mente, che provengono dalle tasche dei cittadini che usufruiscono del trasporto aereo imbarcandosi a Fiumicino. Per altro la tariffa di imbarco è di oltre 10 euro, nonostante le opere non siano state ancora realizzate. Insomma, sarebbe una violenza al territorio ma speriamo ci sia nuovamente un giudice che ci dia ragione anche stavolta».
Sull’argomento si è espressa anche Anna Longo, presidente dell’associazione Italia Nostra. «Da quanto sappiamo – sostiene – sarà meno impattante rispetto al passato ma non si tratta di essere contrari o favorevoli, sarebbe troppo riduttivo. Dobbiamo tenere a mente la vittoria di Antonio Cederna, uno dei padri della Riserva del Litorale, e quindi dico che sarebbe un po’ tradire questa conquista. Siamo molto legati alla Riserva che ha salvato enormi tratti del litorale dalla speculazione edilizia, altrimenti sarebbero diventati come Torvajanica. Dobbiamo ricordare poi che l’aeroporto nacque in un territorio di bonifica. Una scelta di costruirlo lì magari dettata da una scarsa consapevolezza».
Longo fa leva su alcune situazioni contraddittorie. «I due aspetti sono in contrasto tra loro. La nostra sensibilità la rivolgiamo alla Riserva Naturale, patrimonio enorme di biodiversità, che ci potrebbe dare risorse in un altro modo, anche economiche. È un modo differente di utilizzare il territorio, non per forza cemento e inquinamento. In Italia il consumo di suolo pubblico non diminuisce, anzi continua ad avanzare». Infine la punzecchiatura alla società aeroportuale.  «Aeroporti dice che l’obiettivo è di raddoppiare i voli e di stare tranquilli sul lato dell’inquinamento, che la situazione andrà a migliorare e che in futuro si utilizzeranno carburanti meno inquinanti. È un argomento che lascia il tempo che trova. Vedremo se sarà così. Per questo sono particolarmente scettica. Perché se prendiamo per buono la questione dei carburanti, ci saranno più aerei, e quindi più emissioni. Insomma, al massimo andremo in pareggio. Si deve avere il coraggio di perseguire la funzionalità della Riserva anche in termini di qualità turistica sostenibile. Sarebbe contraddittorio vedersela diminuire. Più che accorciarla sarebbe utile sistemare i confini. Non molleremo la presa. Cinque associazioni si sono espresse sulla vicenda. È un fatto importante».
Chi vede di buon auspicio il progetto è Lorenzo Mezzadri, direttore di Urbe Aereo nella Capitale, scuola di formazione per piloti. «Bisogna ricordarsi che Fiumicino attualmente ha uno degli aeroporti migliori d’Europa, un’eccellenza. L’opportunità della pista in più, con un numero maggiori di voli, significherebbe crescita. È una ricchezza che come Paese non possiamo farci sfuggire per non privilegiare altre capitali come Parigi, Londra. Logicamente i residenti che vivono magari vicino sono comprensibilmente preoccupati ma è anche vero che ci sarebbe in cambio la nascita di aree attrezzate e opere importanti per la città. L’Italia è la porta aerei del Mediterraneo. Può ospitare sempre di più voli dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente, Roma non è solo una meta ma anche transito. Abbiamo una posizione che non ha nessun altro Stato d’Europa, con un hub davvero grande. Per me l’espansione è positiva».
Per il Comune bisogna fare di necessità virtù. «Intanto c’è da dire che – interviene il consigliere Alessandro De Vincentis – che si parla di proposte e accordi preliminari, quindi al momento non c’è nulla di certo, e semmai si realizzerebbero le opere fra 10 anni. Detto questo, il progetto è ampiamente ridimensionato rispetto a quello passato del raddoppio dell’aeroporto. Si tratta di una quarta pista verso ovest, a fianco alla terza. La mia osservazione l’ho posta in consiglio durante la procedura che dà il via alla perimetrazione della Riserva. Il dato lampante da evidenziare è che i comuni aeroportuali non hanno un tasso di mortalità più alto degli altri comuni non aeroportuali. Chiaramente se non venisse realizzata la pista è meglio ma ci sono da valutare tanti aspetti.
Esempio: nella proposta di Adr c’è la volontà di diminuire il traffico sulla pista 1, quella che ci decolla e atterra in testa. Per i primi anni quindi diminuirebbe l’impatto sulle persone e la città».
De Vincentis ci tiene a precisare altri punti. «Il problema se si vuole parlare di inquinamento non è la costruzione della quarta pista, ma l’aumento del traffico che ci sarebbe comunque da parte della società Adr per via di dinamiche commerciali. La questione ruota intorno all’aumento dei voli. L’aumento, senza una nuova pista, graverà su quelle esistenti con un conseguente incremento dell’inquinamento acustico dei centri abitati di Fiumicino».
Il consigliere di Fiumicino parla di controproposte. «Adr metterebbe sul piatto della bilancia la realizzazione di opere che il Comune non avrebbe mai la forza di affrontare. Se vogliamo considerare l’aspetto ambientale a 360°, nella perimetrazione ci darebbero un’ampia parte di territorio, all’ingresso della città, un parco pubblico enorme. Verrebbe adornato con tutta una serie di piantumazione, prati, aiuole, percorsi, esteso per centinaia di ettari.