Pensiero critico

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L’ essere umano, con fiducia e saggezza, osserva, restando in attesa, auspicando da parte di coloro che decidano, per il bene comune, di auto-limitarsi o di correggere i propri privilegi, ma la storia ci insegna una lezione molto più cruda.

Il c.d. potere, per sua natura, tende spesso a conservarsi, a espandersi e a proteggere i propri meccanismi. Aspettarsi che si riformi da solo è come chiedere all’acqua di non bagnare!

Il vero cambiamento non nasce da una concessione gentile di chi sta in alto, purtroppo, ma dalla consapevolezza e dall’azione di chi sta in basso, ma ciò nonostante si rimane saggiamente sempre “ottimisti”. Andiamo al dunque, ovvero la verità non è un concorso di popolarità!

Il diritto di esprimersi liberamente – libertà di manifestazione del pensiero – è un diritto soggettivo fondamentale, un diritto inviolabile della persona, sancito dall’ articolo 21 della Costituzione Italiana e dai trattati internazionali – articolo 19 DUDU e articolo 10 CEDU – che costituisce una pietra angolare dello Stato democratico, permettendo a ogni individuo di comunicare idee e opinioni con vari mezzi, anche se soggetto a limiti legali per evitare abusi come l’ incitamento alla violenza.

1. Caratteristiche principali.

– Diritto soggettivo perfetto: evidenzia che è pienamente riconosciuto e tutelato dalla Costituzione Italiana, che ne garantisce il contenuto essenziale.

– Manifestazione del pensiero: include la libertà di parlare, scrivere, stampare, e usare ogni altro mezzo di diffusione, sia attivamente (esprimere) che passivamente (ricevere informazioni).

– Fondamento della democrazia:  è considerato essenziale per lo sviluppo culturale, politico e sociale di un Paese permettendo il dibattito pubblico e il pluralismo.

– Limiti costituzionali:  non è assoluto, può essere limitato dalla legge per tutelare altri interessi costituzionalmente rilevanti, ad esempio la privacy, l’ordine pubblico, la dignità altrui e la sicurezza, sempre nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità.

2. Limiti e sfide.

. Problemi on-line: internet e i social media hanno introdotto “anonimato e diffusione rapida” di fake news e hate speech – il c.d. incitamento all’ odio -, ovvero la diffusione di discorsi che incitano alla violenza, alla discriminazione o all’odio verso gruppi o individui, condotta penalmente rilevante, ovvero illegale e prevista dall’ art. 604 bis c.p., rendendo così necessaria una regolamentazione bilanciata.

. Minacce alla sicurezza: giornalisti e comunicatori sono spesso esposti a violenze e attacchi anche on-line come evidenziato dall’ UNESCO che ha posto un forte accento sulla violenza on-line, attraverso diverse campagne, simposio e pubblicazione di dati che tutti agevolmente possono trovare su Fonti Aperte (Google).

3. Considerazioni e/o conclusioni.
La verità oggettiva non dipende da quante persone la condividono o la ritengono vera, evidenziando il rischio del conformismo e del pensiero di massa, perché soventemente tutti possono sbagliarsi e può anche accadere il c.d. isolamento di chi ha un’opinione diversa connotata, altresì, anche da paura, ma chiaramente, ciò non giustifica mai il silenzio o in alternativa il c.d. “allineamento del pensiero”, proprio perché esiste il diritto di esprimersi liberamente.

Quindi, può apparire prima facie, la c.d. affermazione filosofica, che però, contestualmente, pone in risalto l’ importanza del pensiero critico e della ricerca individuale della verità, in qualsivoglia contesto e/o circostanza, al fine di fare emergere la sua corrispondenza con la realtà concreta.

In buona sostanza, si tratta di un semplice invito a non sacrificare la propria integrità intellettuale e la ricerca in cambio dell’approvazione sociale, ricordando che la popolarità è effimera, mentre la verità ha un valore intrinseco, al di là del consenso comune. Difatti l’ opinione contraria e la violenza di parola sono due concetti distinti, ovvero il primo è un esercizio legittimo della libertà di pensiero mentre il secondo è qualificato quale forma di abuso che offende la dignità altrui ed in alcune circostanze e/o contesto può anche avere conseguenze legali.

La violenza di parola e/o violenza verbale è considerata un tipo di comunicazione distruttiva e ostile, per cui la differenza fondamentale, ovvero la linea di demarcazione tra le due risiede nell’ intento e nel contenuto:

. l’opinione contraria attacca l’idea o la posizione su un determinato argomento, mantenendo sempre il rispetto nei confronti dell’ interlocutore;

. la violenza di parola attacca la persona stessa il suo onore o il suo decoro, indipendentemente dal merito della discussione. Quindi si può dissentire con forza da un’ idea senza che ciò implichi un atto di violenza, a patto che il linguaggio resti civile e non trascenda mai nell’ offesa o nella minaccia personale.

In Italia, la Legge 06.11.2012 n.190 (Legge  Anticorruzione) ha introdotto il concetto di whistleblowing – segnalazione di condotte illecite – nel settore pubblico, tramite l’articolo 54 bis del D.lgs. n.165/2001, vale a dire la disciplina di tutela per il dipendente pubblico che segnala condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro.

Successivamente la Legge 30.11.2017  n.179  ha ampliato modalità e forme di tutela per i dipendenti pubblici e disposto analoghe forme di tutela anche per i dipendenti del settore privato. Inoltre, in attuazione della Direttiva UE 2019/1937 è stato emanato il Decreto Legislativo 10.03.2023 n.24 – entrato in vigore il 30.03.2023 –  riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni  del diritto dell’ Unione Europea e violazioni delle disposizioni delle normative nazionali, che raccoglie in un unico testo normativo la disciplina dei canali di segnalazione e delle tutele riconosciute ai segnalanti  whistleblower (o segnalatore) sia del settore pubblico, sia del settore privato.

L’ appello per un Natale sereno ed un migliore 2026 è di sviluppare il pensiero critico nella consapevolezza che chi detiene il Potere crea una ” falsa coscienza” utile ad orientare l’ opinione della massa, spessa acritica, perché “crede” che l’ Autorità si comporti da “buon padre di Famiglia”.

Il Potere è autoconservante e per tanto impone con tecniche di manipolazione il “pensiero unico” utile per legittimare se stesso. Sviluppare il pensiero critico nel rispetto della diversità dell’ altro genera il pluralismo e quest’ è la garanzia per la tutela del bene Comune e della Democrazia.

Buona Vita a tutti e Pace per tutta l’ umanità. Auguri per un anno nuovo meraviglioso che sappia donarci la sovranità del popolo e la libertà dell’ individuo.

                             I Tre Amici al Bar

                Raffaele Cavaliere    Diego Corrao