“I pensieri di uno stolto e altri racconti” di Silvia Leuzzi

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Storie di banale diversità che colpiscono al cuore
di Maria Emilia Baldizzi

Silvia Leuzzi sa raccontare il dolore senza falsi pudori, con quel realismo impietoso che scava nel quotidiano, scevro da qualunque ipocrisia e tentazione retorica. Mette a nudo il dolore umano per scandagliarne anche gli angoli dove emerge la luce, spiragli di speranza nel mondo buio della disabilità. Pochi autori sono capaci di raccontare storie di umana sofferenza senza cadere nel vittimismo ma offrendo nudo il proprio dolore con la spregiudicatezza dell’ironia. Silvia lo sa fare arrabbiandosi, sbattendo i piedi, urlando ma anche creando spazi illimitati di libertà creativa. Col suo libro ci rende partecipi tutti che lo sguardo verso chi riteniamo diverso, deve essere puro  come quello di un bambino. Nei suoi racconti racconta di sé ma anche dell’altro il “diverso”, dove si fondano com-passione non nel senso di pietismo ma di patire insieme. Tutto è scritto secondo un percorso unico che ci insegna che l’amore ha bisogno anche di disperazione. Dove l’amore per un animale è la sorgente a cui attingere per sopravvivere. Dove l’amore è anche disillusione per sentirci fallite come madri. “A tutti i  figli nostri dobbiamo chiedere perdono per le illusioni nelle quali li abbiamo cresciuti. Dobbiamo chiedere perdono perché, per cercare di infondere quella sicurezza che a noi era mancata, abbiamo nutrito solo la loro arroganza”. Così scrive Silvia nella “Lettera a un figlio che non leggerà”.
E in questa fragilità, in questa incapacità di essere madri fino in fondo assorbendo fin dentro le nostre viscere il dolore come quando abbiamo partorito,  ci riconosciamo madri e donne, in storie di solitudine, di violenze fisiche, di abbandoni , di solitudine.