NUOVO PIANO PANDEMICO, DANIELE TRABUCCO: “CAMBIA LA FORMA MA NON LA SOSTANZA”.
di Miriam Alborghetti
Dopo un lungo iter, il 30 aprile 2026, in Conferenza Stato Regioni è stato dato il via libera al nuovo Piano Pandemico nazionale 2025-29 corredato da un pacchetto di finanziamenti di 1,1 miliardi di euro. Viene presentato come fosse una grande novità l’addio ai lockdown generalizzati, in favore del modello Oms PRET, Preparedness and Resilience for Emerging Threats, che prevede una gradualità delle misure in base alla situazione epidemiologica.
In realtà non è molto diverso dal rovinoso modello delle “zone a colori”. Le misure non farmacologiche, descritte come “prima linea di difesa”, sono le solite – distanziamento fisico, isolamento dei casi e quarantena dei contatti –la cui applicazione dovrà essere“rigorosa”e “calibrata” in base alla situazione epidemiologica. Si parla di smart working, di sistemi di ventilazione meccanica controllata negli edifici pubblici e mezzi di trasporto e, ovviamente, di mascherine e vaccini a gogò. Se qualcuno si aspettava dal Governo Meloni un cambio di passo rispetto alla passata gestione della pandemia, ne resterà parecchio deluso.
Cambia la cornice formale ma identica è la weltanschauung, identico è l’approccio su una questione sanitaria trattata come fosse una questione di ordine pubblico. Un approccio fondato su chiusurismo e misure liberticide come i lockdown, anche se temperati o a macchia di leopardo e obblighi vari sostenuti dalla retorica delle evidenze scientifiche “rigorose”.
Cambia la forma ma non la sostanza. Con il nuovo Piano Pandemico Nazionale “I DPCM, le conferenze stampa notturne, i divieti improvvisi e la decretazione convulsa cedono il posto all’utilizzo delle fonti primarie (leggi, decretilegge), a piani pluriennali, protocolli, livelli di allerta, coordinamenti tecnici, scorte, procedure e misure “modulabili”.
Tuttavia, il paradigma resta identico: quando arriva l’emergenza, lo Stato non rafforza anzitutto la cura, bensì prepara la restrizione; non parte dalla libertà del cittadino, bensì dalla sua potenziale pericolosità biologica; non considera la persona come soggetto responsabile, ma come corpo da sorvegliare, orientare, isolare, mascherare, vaccinare.
Qui sta la continuità più grave con i Governi Conte II e Draghi. [..] Meloni, che avrebbe dovuto rompere con quella stagione, ne conserva, invece, l’architettura mentale, limitandosi a cambiarne la fonte e la veste”. Ad affermarlo è Daniele Trabucco, professore strutturato in Diritto Costituzionale, Diritto Internazionale e Diritto dell’Unione Europea presso la SSML/Istituto ad Ordinamento universitario “san Domenico” di Roma/Campus universitario e di Alta formazione Unidolomiti di Belluno. “[..] Il punto politico-costituzionale è, allora, evidente: cambia la fonte delle imposizioni, ma non cambia la logica dell’imposizione. – spiega Trabucco – La libertà, infatti, continua a essere pensata come variabile subordinata alla sicurezza sanitaria; il Parlamento rischia di diventare luogo di ratifica; la tecnica continua a occupare lo spazio della decisione politica. Le vere soluzioni sarebbero altre: medicina territoriale, cure domiciliari tempestive, ospedali rafforzati, personale stabile, tutela mirata dei fragili, dati trasparenti, farmacovigilanza indipendente, libertà terapeutica e responsabilità personale.
Ora, queste soluzioni esigono una visione della persona, non una gestione del corpo collettivo. Il fallimento filosofico del Piano sta nel fatto che esso non pensa l’uomo come essere libero e razionale, quanto come unità sanitaria da amministrare. E quando il potere politico dimentica che la salute è un bene della persona e non il titolo per assorbire l’intera persona nello Stato, la prevenzione smette di essere prudenza e diventa dominio. Giorgia Meloni, su questo terreno, non rompe con Conte e Draghi: li continua con meno rumore e più metodo”.
Nello stesso momento in cui viene approvato il nuovo Piano pandemico, ecco che, con una tempestività sconcertante, viene innescato un nuovo circo mediatico sull’ultima peste del secolo, l’hantavirus. Un circo che ha tutte le sembianze di quello scatenato nel triennio pandemico, stessa comunicazione ansiogena, stesso linguaggio della paura, stessi televirologi a dispensare le loro opinioni, stessa sceneggiatura con tanto di paziente zero, stessa liturgia dell’emergenza volta non ad informare il cittadino ma a terrorizzarlo, caricando la parola salute di significati minacciosi.
E su questo argomento interviene ancora il professor Trabucco: “[..] La paura, quando entra stabilmente nel linguaggio delle istituzioni e dell’informazione, è più pericolosa della coercizione aperta, perché non chiede soltanto obbedienza esteriore, pretende adesione interiore, non si accontenta di limitare i comportamenti, vuole riplasmare le coscienze, non impone soltanto un ordine, costruisce un’abitudine alla minorità. Contro questa macchina simbolica occorre opporre una critica senza cedimenti. Non si tratta di negare la scienza, bensì di sottrarla alla sua caricatura mediatica. Non si tratta di rifiutare la prevenzione, bensì di impedirne la trasformazione in dispositivo psicologico di governo. Non si tratta di banalizzare il rischio sanitario, bensì di denunciare l’abuso di ogni rischio come occasione per produrre consenso attraverso l’inquietudine. Una comunità politicamente adulta non vive sotto l’ipnosi del titolo, non confonde la prudenza con il panico, non accetta che l’informazione diventi pastorale della paura, non permette che la fragilità del corpo sia usata per indebolire la sovranità dell’intelligenza. Il vero scandalo, allora, non è che un virus esista, poiché la storia naturale dell’uomo è anche storia di malattie, di contagi, di guarigioni, di limiti e di morte. Il vero scandalo è che ogni virus venga assunto come occasione per verificare fino a che punto una popolazione possa essere condotta, impressionata, addomesticata e resa disponibile a una nuova forma di servitù dolce, nella quale nessuno si sente formalmente costretto perché tutti sono stati preliminarmente persuasi ad avere paura[-]”.
In pochi giorni si registra un crescendo di titoli allarmistici, di “contagi” che aumentano, di “sintomatici” nonché di “quarantene obbligatorie” per chi ha avuto un contatto con un “positivo” nonostante non siano previste dalla dettagliata circolare del Ministro Squillaci. C’è poco da meravigliasi dal momento che il legame commerciale tra aziende farmaceutiche e media (oltre che tra aziende farmaceutiche e ricerca) è un fatto consolidato. Come dice il professor Trabucco, non si tratta di negare l’esistenza del virus né la sua gravità, si tratta di impedire che un patogeno venga usato come un manganello contro di noi, per renderci corpi docili ed obbedienti. Non una seconda volta, non è tollerabile.


































































