PAROLA AL CITTADINO: “LAVORO O DIGNITA’”

0
397
dignità

«Rispetto per se stessi, opportunismo, egoismo, vendita della verità oppure dignità…»

Francesca Toto: «Il caso ha voluto che in questi giorni mi sia imbattuta in una storia comune, che desidero brevemente raccontare».

Da sempre il Mondo, i più grandi filosofi, si sono interrogati sul valore dell’individuo umano, sul rispetto che si deve a se stessi, sul valore di una comunità e di una amicizia tra due persone. La condanna morale univoca emessa perché considerati venduti, ha da sempre suscitato negli animi sdegno, indignazione. A volte, vendere una amicizia può arrivare ad avere un risvolto ancora più pericoloso, la rabbia.

Alle persone che non brillano e manifestano, con i fatti, poco rispetto per la propria ed altrui dignità, dedico una delle più belle frasi di Tucidide: “La natura umana è tanto sicuramente spinta all’arroganza dalla considerazione quanto mantenuta nel rispetto della fermezza”. Gesti di sconsiderato egoismo si ripercuoto sulle vite altrui. La mancanza di fermezza e di coerenza cagiona danni, come ad esempio, quella che in gergo, si chiama frode processuale. Il caso ha voluto che in questi giorni mi sia imbattuta in una storia comune, che desidero brevemente raccontare.

Luca, amico di Davide dalla giovane infanzia, assiste ad un brutto diverbio tra Davide e Augusto. Augusto è un imprenditore che è stato politicamente impegnato, ma è anche una persona estremamente conosciuta nella comunità. Augusto si sente potente, impunibile date le conoscenze da egli pubblicamente vantate presso una Procura della Repubblica. Ricatta Davide, lo fa con spregiudicatezza davanti a testimoni, potremmo paragonarlo al “Marchese del Grillo”: “io so io e voi non siete un cazzo!” e qui, vi assicuro, data la portata dei ricatti morali non vi è proprio da sorridere. Luca assiste attonito al ricatto, lo scrive, è chiaramente evidente sui messaggi scambiati con il caro amico d’infanzia.

Davide, umile e onesto, denuncia quello che a suo avviso sarebbe un ulteriore vile ricatto, subito da Augusto, e, chiama a testimoniare l’amico di sempre Luca.

Luca, non solo si tira indietro, ovvero non testimonia, che è un dovere morale ineludibile, sacrosanto, ma addirittura, “non ricorda”.

Nella storia quante volte abbiamo assistito a numerosi non ricordo, molti sono celebri, e, come becera conseguenza non hanno avuto il nulla, come pensano certi detrattori, ma … hanno provocato un inganno giudiziale. Inganno che non ha consentito al pubblico ministero di appurare la verità, rimasta celata dietro opportunismo (in questo caso come in molti altri). Quella amicizia che costituiva un valore, una garanzia, diviene improvvisamente scomoda e sottomessa a interessi personali. Il messaggio di quello che una volta era l’amico più caro sei costretto a leggerlo centinaia di volte: “ … cerca di capirmi .. mi hanno offerto un posto di lavoro fisso per non testimoniare”. L’ex amico ha anche denunciato Davide quando questi, in pieno del suo diritto di critica, ha scritto su Facebook quanto stava avvenendo, uno sfogo che nulla ha di calunnioso, ma anzi, dimostra così tanta l’incredulità nel non voler e poter credere che un legame così profondo ed indispensabile possa dissolversi, sparire nel nulla per mero interesse personale e sicuramente temporaneo.

L’esperienza insegna infatti che “quando non serviamo più si viene dimenticati”, caro Luca.

Anche il destino di Luca, non sarà diverso, una volta che il suo “non ricordo” sarà sistemato dietro la porta di una archiviazione, egli diventerà come l’amico (perduto ma vero). Davide, dopo anche la denuncia di Luca che lo accusa (pazzesco!) per diffamazione e calunnia, viene, assolto, prima di tutti è il Pubblico Ministero che chiede la archiviazione, Luca si oppone , ma la sua richiesta non trova fondamento giuridico, ed il Giudice per le Indagini Preliminari, studiato l’infelice caso, decide di archiviare la posizione di Davide che non solo non ha commesso reato, ma ha difeso il suo diritto ad avere testimonianza che certo sarebbe stata utile eccome a dimostrare quanto stava subendo.  Luca, verrà dimenticato, relegato a quell’ ostaggio sociale che è la colpa. Colpa di aver tradito la giustizia processuale, ma soprattutto quella morale.

“Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce.”

Francesca Toto

Educatore professionale per la legalità e la cittadinanza attiva