PARATA DEL 2 GIUGNO, I DOCENTI CON L’ELMETTO

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«Il prossimo 2 giugno la sfilata venga aperta da insegnanti, medici, lavoratori e volontari» è l’appello rivolto al Presidente della Repubblica e “all’intera società civile” lanciato dal alcuni intellettuali del mondo cattolico e diffuso da Avvenire.

Nella proposta si sottolinea che lo “scenario sempre più inquietante di guerre senza fine” nonché un “preteso ordine di un mondo sempre più attraversato da stragi senza fine” richiede una  “riposta coerente da parte della Repubblica Italiana che ripudia la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

L’Italia, nel rispetto della Costituzione, è chiamata “a svolgere perciò un ruolo centrale nel far riconoscere il compito insostituibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite [..]”.

La risposta quale sarebbe? Che “la festa della Repubblica democratica fondata sul lavoro sia celebrata, senza divisioni, con una modalità alternativa a quella della consueta parata militare che prevede l’esposizione delle armi” e chesia una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria in coerenza con la ricerca di quell’ordine internazionale garantito dall’Onu”.

Ad una prima lettura, l’appello sembra avere finalità apprezzabili e i firmatari sono tutti intellettuali di grande spessore:Luigino Bruniprofessore di economia politica presso l’Università Lumsa di Roma, editorialista di Avvenire; Livia Cadei, professoressa di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, Carlo Cefaloni, redattore di «Città Nuova», fa parte della Consulta nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei e ha vinto il Premio giornalismo 2023 “Colombe d’oro per la pace; Elena Granata, docente universitaria di Urbanistica al Politecnico di Milano; Tommaso Greco, professore di Filosofia del Diritto presso l’Università di Pisa.

Tuttavia, al di là delle buone intenzioni, ci sono i risvolti concreti di una tale proposta che vanno contestualizzati nello scenario politico e sociale quale si è andato delineando dal 2020 ad oggi. Far sfilare medici, insegnanti e lavoratori insieme a quanti svolgono il “servizio di difesa della Patria”, ossia le Forze armate, affinché la festa della Repubblica sia celebrata “senza divisioni“, il tutto condito dalla retorica della “pace” ( la famigerata pace armata?) e dell’ordine internazionale garantito dall’ONU, si inserisce in un quadro di generale militarizzazione della società civile come è stato denunciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’Università. E in tale quadro, una parata siffattaha una valenza simbolica inequivocabile: irreggimentare, disciplinare e compattare la società civile come fosse un esercito obbediente e fedele che sfila davanti al Capo dello Stato. È la ritualizzazione di quanto è avvenuto durante la pandemia, assumendo così un significato simbolico da stato totalitario.Allargare la parata militare a categorie civili equivale a spingere la società civile ad abbandonare la dimensione libera del divergere, creare, individualizzarsi per entrare in quella dell’obbedire, conformarsi e servire.

La proposta lanciata su Avvenire ha degli antecedenti. L’ idea di far sfilare alcune categorie di lavoratori alla parata del 2 giugno per trasformarla in una “festa di popolo” risale, non a caso, al 2020 e fu lanciata dall’antropologo Marco Aime sul Il fatto quotidiano. L’appello fu accolto nel 2022 dalle professioni sanitarie sotto il Governo Draghi. La sfilata dei sanitari fu applaudita dalla folla commossa:erano gli eroi che avevano “combattuto prima linea la guerra contro il nemico invisibile”. Nel 2023 si diede continuità all’iniziativa. Marco Aime e altri rilanciarono l’appello per far partecipare alla sfilata anche gli insegnati. I Cobas Scuola si opposero criticando la “deriva militarista” della scuola e invitando le scuole a non aderire.Nel 2024 stesso copione. La scuola resta però fuori ma partecipano gruppi di studenti, con il Cobas sempre contrario.Nel 2025 viene rilanciato l’appello da un gruppo di intellettuali e accademici. Il Cobas si oppone con più forza ma per la prima volta alla sfilata c’è anche una rappresentanza di insegnanti e giovani studenti, insieme a circa 250 sindaci. Nel 2026 gli appellanti aumentano, aggiungendosi esponenti del mondo accademico, sociale e dei diritti civili.

Che la vera posta in gioco sottesa sia quella di irreggimentare la società civile a partire dalla scuola, trova conferma in una proposta di leggepresentata dal ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo per reintrodurre il giuramento di fedeltà alla Repubblica per tutti i dipendenti pubblici, docenti e personale Ata ce era stato abolito 1981 a seguito delle proteste crescenti. In particolare nel 1980 il maestro bolognese Sandro Galli dopo aver rifiutato il giuramento iniziò un lunghissimo sciopero della fame che lo portò al ricovero ma alla fine ottenne la vittoria.

Se l’intento fosse quello di trasformare la Festa della Repubblica in una cerimonia che celebra il “Ripudio della guerra” allora dovrebbero essere escluse le “forze armate”, alle quali peraltro è già dedicata una festa,dovrebbe essere cambiato il luogo in quanto i Fori imperiali  rappresentano il cuoredelle celebrazioni trionfali dell’antica Roma, a meno che non si voglia portare avanti la retorica bellicista del “si vis pacem, para bellum”. Mescolare “pace” ed “armi”, far sfilare docenti e medici in una parata storicamente militare, ha un preciso significato che rimanda al Panopticon di Michel Foucault.Secondo il filosofo francese la società moderna è una “società disciplinare” in cui istituzioni come carcere, caserma, ospedale e scuola condividono la stessa logica di funzionamento: quella del “dispositivo di sorveglianza”. L’obiettivo è appunto quello di modellare “corpi docili”, ovvero individui che siano al contempo produttivi e sottomessi alle norme, attraverso la disciplina, l’orario rigido e la classificazione. E non è un caso che i regimi totalitari abbiano sempre usato la scuola per irreggimentare la popolazione. La scuola possiede in sé due potenzialità contrastanti: rendere le persone più libere stimolando il pensiero libero e critico oppure più schiave, attraverso l’indottrinamento. Questi appelli che vorrebbero trascinare i docenti nella parata del 2 giugno vanno esattamente nella seconda direzione.

 

di Miriam Alborghetti