Panico da figli adolescenti: “La caduta degli Dei”

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A cura del Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

4° parte

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Terminerò questa serie di articoli sui principali compiti di sviluppo che un adolescente deve sperimentare per diventare psicologicamente differenziato dai genitori con l’ultimo di essi: il 3° compito di sviluppo per l’adolescente è quello di far scendere i genitori dal piedistallo in cui li aveva messi nell’infanzia: poterli concepire come persone fallibili (e non più le persone onnipotenti dell’infanzia), da cui prendere le distanze e a cui richiedere un rapporto più alla pari.

Più alla pari non significa tuttavia allo stesso livello, annullando le differenze di ruolo e di potere, diventando “come degli amici”. Questo loro non lo chiedono o se lo chiedono è bene non accontentarli: “i sistemi umani” (e la famiglia è uno di questi), funzionano bene quando sono chiaramente distinti i ruoli, le gerarchie e i livelli generazionali.

A dire il vero il più delle volte sono i genitori a voler essere “degli amici” dei figli annullando le differenze generazionali e di potere, ma questo parla di una loro difficoltà/ convinzione personale con questi temi e non di un bisogno psicologico dei figli.

I figli invece hanno bisogno proprio di “un potere forte” contro cui opporsi per differenziarsi e se non possono confliggere e prendere le distanze con “la generazione dei vecchi” non potranno nemmeno definirsi come diversi da loro, appartenenti ad una “nuova” altra generazione.

Dunque più che di amici gli adolescenti hanno bisogno di padri e madri “radicati” nel loro modo di pensare e vivere la vita, capaci di opporsi con fermezza (e allo stesso tempo benevolenza) a loro e di mettere dei confini e delle regole chiare.

Le regole chiare, costanti e ferme servono proprio per essere trasgredite, non rispettate e rinegoziate. Crescere è come fare una rivoluzione, come fare “un colpo di stato” che poi fallisce nel “far cadere” il governo reggente, ma che ottiene l’importante obiettivo di portare ad un nuovo ordine e di segnalare che c’è bisogno di cambiamenti; ma se lo stato non c’è e regna l’anarchia o “la Comune” o se fare la rivoluzione è come sparare sulla croce rossa, allora non ci sarà crisi e non ci sarà cambiamento, bensì un “blocco evolutivo”.

E quest’ultimo, come ho descritto nei precedenti articoli, è terreno di coltura di vari disturbi psicologici. Dunque, infine, questo processo di “Caduta degli Dei-genitori” è anch’esso (come gli altri compiti di sviluppo di cui ho parlato nei precedenti articoli) al servizio del processo di differenziazione psicologica dell’adolescente dai suoi genitori.

Due parole ora sul compito parallelo che invece spetta ai genitori: esso riguarda la capacità di “aggiornare l’immagine interna del figlio” e di rinegoziare con lui un modo di stare in relazione che deve essere necessariamente diverso da quello dell’infanzia.

Gli adolescenti non sono né ancora adulti né più bambini, per cui bisogna che ogni genitore trovi il suo modo di relazionarsi al figlio adolescente avendo in mente questo: la relazione genitore-figlio va necessariamente rinegoziata su nuove regole di rapporto.

Tuttavia trovandosi loro nel mezzo hanno sia comportamenti infantili con richieste di accudimento “da bambino”, sia richieste di chi si sperimenta nel fare l’adulto e che chiede meno smancerie, maggiore libertà di scelta e di azione e la possibilità di assumersi delle responsabilità, anche la responsabilità di pagare per i propri errori.

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