L’appello dei volontari: «Danni pesanti, il sito rischia grosso». Sparita anche la spiaggia che collega Ladispoli a Campo di Mare.
«Basta parole: servono fatti. Qui si sta mettendo male». Le onde continuano ad avanzare, per la Palude di Torre Flavia è un momento difficile. L’allarme lo lancia Corrado Battisti, naturalista e responsabile del sito protetto da Città Metropolitana che attraversa entrambe i comuni di Ladispoli e Cerveteri. L’erosione ha inferto un altro colpo durissimo al litorale nord non risparmiando uno dei luoghi più suggestivi di tutto il Lazio. «Sono pesantissimi i danni alla duna e alle nostre strutture in legno – aggiunge Battisti – in seguito alla mareggiata di libeccio dei giorni scorsi. Stiamo predisponendo una nota completa, la spiaggia è scomparsa. L’argine realizzato poco prima è stato distrutto». La contaminazione tra l’acqua marina e lo stagno è quello che più temono gli esperti per la sopravvivenza dell’habitat floreale e faunistico nell’immediato. La recinzione laterale che era stata chiusa è ormai quasi scalzata è urgentissimo ripararla perché impedisce l’accesso alla chiusa idraulica con acque profonde. Il passaggio sul lato del mare, il cosiddetto Sentiero dei Pescatori, presenta una larghezza ridotta.
Le sentinelle ecologiche stanno provando a ingegnarsi in qualche modo con protezioni provvisorie ma si fa enorme fatica. Le associazioni che hanno a cuore le sorti dell’ambiente tornano a farsi sentire. «Le violente mareggiate di questi giorni – sostiene Rita Paone, referente di Marevivo Lazio – hanno aggravato una situazione già critica da anni; il personale impegnato e i volontari fanno quanto possibile ma l’assenza di una barriera di protezione in mare sta mettendo gravemente a rischio l’habitat della riserva». Una situazione che può solo peggiorare perché non ci sono conferme sul fatto che il futuro piano delle scogliere in difesa della costa arrivi di fronte al sito. «Lo scenario della nostra amata oasi – affermano i volontari del gruppo “Custodi della Palude di Torre Flavia” – riflette in piccolo il problema dei cambiamenti climatici che ci ricorda l’urgenza di una modifica di paradigma nella gestione del territorio. È nota la drammaticità della condizione delle coste italiane e quelle di Ladispoli e Cerveteri non fanno eccezione. Da più parti si parla di barriere anti-erosione, rimedio tanto ricercato, la cui efficacia sembra limitata e nel lungo periodo risultare controproducente». Da qui l’Sos lanciato alle istituzioni. «Sebbene siano in corso attività di contrasto all’erosione con interventi di ripascimento morbido, da parte dell’ente gestore, per favorire la ricostruzione del sistema dune compromesso e il suo consolidamento, la battaglia da combattere è dura ed impone la fondamentale collaborazione di tutti gli enti competenti sulla tutela dell’area, con soluzioni che limitino il consumo di suolo e privilegino la gestione dinamica del litorale, allontanando le ipotesi di nuovi insediamenti abitativi e produttivi incompatibili con il fragile equilibrio della Palude presidio naturale fondamentale per i suoi servizi ecosistemici: un baluardo di difesa a protezione di Ladispoli e del centro abitato di Marina di Cerveteri».
































































