I Nonni e le Nonne sono un valore aggiunto per la Famiglia e per la Società

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di Pietro Zocconali *

Il 23 novembre u.s. sono stato invitato, a portare la mia testimonianza di sociologo e soprattutto di nonno, in una prestigiosa sala convegni del Comune di Firenze. Noi sociologi, si sa, amiamo guardare le cose dall’esterno, dall’alto, proprio per non farci coinvolgere emotivamente e restare più neutrali possibile. Ma sui rapporti tra nonni e nipoti, specialmente quando i genitori si separano, non ci sembra di vedere proprio delle belle situazioni: il cinema e la letteratura USA ci presentano coppie che si separano e che, dopo qualche tempo si incontrano sorridenti insieme ai nuovi rispettivi partner, magari davanti ad un barbecue, con i vari figli dei quattro che si conoscono e si mettono a giocare nel prato: un vero eden degno delle migliori sdolcinate commedie americane. Da noi in Italia, purtroppo, nella casistica delle separazioni, i risultati sono ben diversi; senza parlare di litigi che, a volte, sfociano in violenze ed omicidi, e ci sarebbe da parlarne in un convegno a parte, per esperienza diretta devo constatare che ci sono padri disperati che, pur lavorando, sono costretti a dormire in auto e a sfamarsi con i ticket restaurant, nelle mense aziendali o alla Caritas, poiché il loro stipendio viene devoluto, a norma di legge, quasi interamente al sostentamento della ex moglie, mutuo e bollette comprese, per l’abitazione nella quale lei, non lavoratrice (almeno ufficialmente), abita con i bambini minorenni, assegnati questi, come succede quasi sempre, alla madre. I membri della coppia, nella battaglia che, spesso si prolunga per lunghi anni a suon di carte bollate, sentenze, appelli e contrappelli, tralasciano di elargire tempo e amore ai figli. I bambini della ex coppia, per colpa di questa repentina divisione, il più delle volte rimangono mutilati di affetti e ciò a discapito della loro regolare crescita; i nonni, che per anni hanno aspettato di avere dei nipotini da amare e viziare, si trovano in condizione di non poterli più vedere e non solo perché hanno magari cambiato città o nazione. Sappiamo tutti che quando un bimbo viene al mondo, normalmente ha due genitori, quasi sempre quattro nonni, eventuali zii e cuginetti, e, con l’allungarsi della vita media nella nostra società, anche qualche bisnonno. Tutte queste persone, di varie età, sono i “tools”, il bagaglio iniziale che la cicogna mette a disposizione di ogni neonato, e tutti questi attori, fino all’età scolare, sono i potenziali donatori di amore e conoscenza verso questa creaturina che nel corso degli anni formerà il suo carattere e svilupperà, con l’aiuto di tutti, e non solo con quello della mamma, la sua intelligenza e il suo modo di stare al mondo rapportandosi con gli altri. Ebbene di frequente c’è chi, magari solo per dispetto, vuole privare i bimbi di parte di questo bagaglio, di questo amore, e ciò non è giusto. E per capirlo non bisogna studiare da avvocati o da giudici, sembra abbastanza intuitivo. Quanti ce ne sono di bambini sfortunati, anche nel dorato mondo occidentale, bambini che crescono male senza affetti e senza istruzione, bambini che allontanati dai loro genitori, senza tener conto della disponibilità all’adozione da parte di nonni e di zii, vengono sistemati nelle case famiglia, in mezzo ad estranei che, nella migliore delle ipotesi, non sono capaci di dare loro l’amore necessario, linfa vitale per una buona crescita dei ragazzi. Qualche tempo fa ero ospite in RAI ad Unomattina e il conduttore Gerardo Greco mi chiese come fanno gli italiani a cavarsela in questo tempo di crisi. Risposi che probabilmente è la proverbiale forza della famiglia italiana che, con la sua compattezza, riesce a cavarsela, nonostante le fortissime sollecitazioni dovute alla carenza di lavoro e al momento non molto favorevole. Come in una grande famiglia tradizionale, si rilevano casi di figli che aiutano i genitori, genitori che aiutano le famiglie malandate dei figli; nonni che aiutano sia i figli che i nipoti, magari privandosi di quel poco che gli permette la pensione. Osservavo nell’intervento che nelle case amiche, c’è sempre un cassetto dal quale possono uscir fuori 20 Euro per il bisogno del momento. Ma quando la coppia si divide, questa protezione si dissolve; l’abbraccio che avvolge le famiglie amiche va in frantumi e iniziano i guai per i genitori separati per i loro figli e i nonni: “La Guerra dei Roses”, film del 1989, emblematico riguardo una tragedia familiare. Nella grande maggioranza dei casi si formano addirittura due fazioni, “Montecchi e Capuleti”, di Shakespeariana memoria, e allora, quando i loro membri si incontrano, fanno scintille. “Romeo e Giulietta”, tragedia scritta nel 1596, tocca temi attualissimi. Stiamo parlando di gruppi familiari allargati che, fino al giorno prima andavano in vacanza insieme, e dopo la frattura si trovano a far parte di due tribù nemiche; addirittura gli amici e i conoscenti della ex coppia si trovano a dover scegliere l’amicizia con uno solo dei due contendenti, e molti di loro, per non creare disagi, abbandonano entrambi gli ex coniugi, impegnati come sono nella battaglia che, sobillati da certi avvocati senza scrupoli, che hanno solo l’intento di batter cassa, si prolungherà per lunghi anni a colpi di carte bollate. I bambini della ex coppia, per colpa di questa repentina divisione, il più delle volte rimangono mutilati di affetti e ciò a discapito della loro crescita regolare che dovrebbe essere condita con tanto amore da parte di tutti i familiari. Una delle categorie di persone che ne risentono sono i genitori dei separati, quei quattro, nonne e nonni, che, non più giovani, vorrebbero godersi gli amati nipotini. Per le persone di una certa età frequentare i bimbi è come rinascere, è dimenticare di essere giunti nella fase finale della propria corsa su questa che un pessimista ha chiamato “valle di lacrime”, ma che a noi piace, perché questa è l’unica valle nella quale possiamo vivere. Purtroppo non è sempre così; anche a causa di questi litigi e separazioni di coppie che generano solo odio tra parenti, non sempre gli anziani riescono a terminare la propria vita circondati dall’affetto dei propri cari; sempre più sentiamo parlare di anziani, lasciati soli davanti alla loro “final destination”, magari con un cane o un gatto a far loro compagnia, e di vigili del fuoco che sfondano portoncini, dietro i quali, ci sono televisori accesi e un acre odore di morte. Cara Famiglia di una volta, quella definita multipla dal sociologo inglese Peter Laslett, morto nel 2001, da noi chiamata patriarcale; quanto eri bella e rassicurante, composta da numerose persone di tutte le fasce di età, dai neonati agli anziani, nonni e bisnonni, persone pronte a gioire con tutti e ad assorbire i problemi e gli attimi di smarrimento dei singoli; quello si che era vero “welfare”. Il patriarca in effetti era il capo riconosciuto, i figli maschi il suo stato maggiore, ma le donne erano saldamente al comando della famiglia con il loro lavoro e il loro “savoir faire”: erano le colonne portanti del gruppo, e fungevano da “trait d’union” tra gli uomini, che erano sempre fuori casa, e i bambini i quali vivendo in quell’ambiente, da subito venivano a conoscenza delle varie fasi di età dell’uomo, ed imparavano a rispettarle con i loro pregi, i loro difetti e i loro limiti. Ora non è più così e me ne dispiace molto; la statistica parla addirittura della famiglia che per numero medio di componenti si avvia sempre più ad avvicinarsi ad uno! Ma un futuro senza bambini non è un futuro. Siamo sicuri che la nostra civiltà stia percorrendo la via migliore? Per finire volevo ricordare che Nelson Mandela, Presidente del Sudafrica, Premio Nobel per la Pace nel 1993, tra le sue frasi più famose ha affermato: “Non c’è nulla in grado di dimostrare quale sia la vera anima di una società se non il modo in cui vengono trattati i bambini”. Ed io aggiungo e finisco: Chi meglio dei nonni sa trattare i nipotini come dei piccoli principi e principesse?

*Presidente Associazione Nazionale Sociologi