“Non è vero ma ci credo”

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Le cause del pensiero superstizioso

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

In una società evoluta e razionale come la nostra, molte sono le persone superstiziose e che attribuiscono ad un oggetto, ad una parola, ad un gesto il potere di far andare bene o male un evento desiderato. Il “locus of control” (l.o.c.) è la convinzione che le cose accadano per coincidenze esterne o per capacità personali. Si parla di l.o.c. esterno quando la persona considera che gli avvenimenti andati a buon fine siano derivati da coincidenze esterne mentre gli avvenimenti andati male siano una sua responsabilità. La persona invece con l.o.c. interno, si considera meritevole dei successi e, in parte, anche degli insuccessi. Solitamente chi ha un l.o.c. esterno tende a svalutarsi e a credere poco nelle proprie capacità; viceversa la buona autostima porta ad avere un l.o.c. interno. La superstizione può essere legata a vari processi di pensiero oltre che al l.o.c. esterno. 1- Pensiero magico (J. Piaget): nei primi 7 anni di vita, il bambino attribuisce anima e capacità decisionali a tutti gli oggetti (animismo); in quel periodo il bambino si considera capace di influenzare la decisionalità degli oggetti (pensiero magico). La superstizione, quindi, potrebbe essere un retaggio del pensiero magico. 2- Atto mancato (S. Freud): quando la persona dice o fa una cosa anziché un’altra vuol dire che ha cercato di controllare un suo desiderio/pensiero ma lo ha espresso sbagliando; in questo caso la superstizione giustifica una decisione presa, un comportamento fatto, una parola detta “per sbaglio”. 3- Maggiore controllo: la superstizione è frutto di un bisogno di controllare e spiegare gli eventi che sfuggono al proprio controllo e alla propria decisionalità. 4- Molti sono stati gli esperimenti di laboratorio che hanno cercato di dare una spiegazione neurologica al meccanismo della superstizione senza, però, arrivare ad una conclusione certa. È importante differenziare il rituale scaramantico da altre serie di comportamenti. Per esempio: una persona indossa quel maglione per gli esami perché (casualmente) l’esame precedente è andato bene e indossava quel maglione. Questa è superstizione perché si dà al maglione il potere della riuscita dell’esame. Il meccanismo mentale che si innesca è duplice: 1- “se indosso quel maglione l’esame andrà sicuramente bene”: la persona ripone completa fiducia nella “magia” dell’indumento e, di conseguenza, studia in modo più superficiale e/o incompleto; 2- “se non indosso quel maglione l’esame andrà sicuramente male”: nel momento in cui la persona casualmente indossa un maglione diverso, l’ansia pre-esame da naturale può diventare eccessiva perché, di base, manca la fiducia nelle proprie capacità e si ripone una irreale fiducia in un oggetto esterno, e ciò potrebbe inficiare l’esito dell’esame. Una versione “non magica” dell’esempio è: “nei momenti difficili (come potrebbe essere l’esame universitario) indosso quel maglione perché mi ricorda un bel momento della mia vita e questo ricordo mi rassicura e mi tranquillizza”; posso affrontare qualsiasi esame anche senza quel maglione perché nella mia mente ho il ricordo della sensazione di benessere e rassicurazione di quel momento. Come si nota, il pensiero superstizioso è rigido, autoescludente (o-o) ed è un pensiero concreto (tipico del pensiero infantile) e potrebbe diventare un disturbo ossessivo; il raccoglimento in sé, derivato dal ricordare un evento piacevole, invece, è tipico del pensiero più maturo e diventa una sorta di auto-rilassamento che prepara all’azione.

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