In un mercato del lavoro sempre più competitivo e in continua evoluzione, il networking si conferma uno strumento decisivo. Costruire e coltivare relazioni professionali nel modo giusto può aprire nuove opportunità, rafforzare la propria credibilità e favorire la crescita lavorativa.
Di Francesco Sarcinella
Competenze e motivazione, da sole, spesso non bastano. Quando manca l’occasione giusta per esprimersi, entrano in gioco le relazioni: un docente, un professionista o un semplice contatto possono offrire informazioni utili, suggerire una direzione o segnalare un’opportunità.
È proprio in questo caso che entra in gioco il networking, la capacità di creare una rete di relazioni professionali che si mantengono nel tempo e che si basano sulla fiducia reciproca.
In concreto, come funziona il networking?
Il networking è una rete di relazioni che si alimentano attraverso uno scambio continuo di idee, consigli, informazioni e contatti utili. Legami che funzionano perché ogni individuo mette a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e la propria esperienza creando un circolo virtuoso in cui si dà e si riceve. È da tenere a mente che il networking è molto diverso dalla raccomandazione, trattandosi di uno scambio alla pari in cui ognuno dà e riceve.
Se Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale significa che siamo naturalmente portati a creare relazioni con nostri simili, ma come si costruisce una rete efficace?
Se il cuore del networking sono le relazioni interpersonali, ne deriva che essere costantemente a contatto con nuove persone aiuta a migliorare le proprie capacità comunicative, consentendo di presentare meglio se stessi e le proprie idee, inoltre più persone si conoscono, più opportunità si hanno per ampliare la rete e quindi le opportunità. La maggior parte dei liberi professionisti trova infatti gran parte dei propri contatti e dei propri clienti grazie passaparola.
Una volta avviate, le relazioni devono essere coltivate con costanza e attenzione, attraverso un processo di fiducia e scambio reciproco che le renda solide e durature.
Del resto, i rapporti si costruiscono nel tempo e vivono di confronti continui. La regola fondamentale è la reciprocità: non ci si può rivolgere alla propria rete solo nel momento del bisogno, altrimenti si rischia di compromettere la propria credibilità e di essere esclusi da future opportunità.
Nel networking, infatti, la reputazione personale è un elemento decisivo e va tutelata con cura. Si tratta di un’attività continua, che richiede presenza, coerenza e consapevolezza di sé: da un lato conta l’immagine che si trasmette agli altri, dall’altro, è essenziale avere chiari i propri obiettivi, i propri valori e la direzione che si vuole intraprendere. Appiattirsi su modelli standard può far perdere riconoscibilità e valore e, se l’obiettivo è attirare l’attenzione di un possibile datore di lavoro, è importante mettere in evidenza quelle qualità distintive che permettono di emergere rispetto agli altri candidati.
Nell’era digitale in cui stiamo vivendo il networking è profondamente influenzato dalla trasformazione tecnologica. Si parla infatti di “always on”, che indica uno stile di vita costantemente connesso attraverso dispositivi come PC, smartphone e tablet; di “always in”, che descrive una relazione continua tra le persone; e di “everyone is a media”, secondo cui ogni utente può diventare un mezzo di comunicazione. Si nota dunque che vita reale e vita digitale non sono più separate ma strettamente intrecciate.
Uno degli errori più comuni è ridurre il networking alla sola presenza sui social, affidandosi ai post e dando per scontato che l’intera rete li veda o ne colga il valore. Anche nell’epoca dello smart working, infatti, gli incontri di persona restano il canale più efficace per costruire relazioni solide. I social rappresentano uno strumento utile per ampliare e mantenere i contatti, ma non possono sostituire la forza del confronto diretto.
Per concludere possiamo dire che poiché il mercato del lavoro cambia le sue regole quando è minacciato dalle sfide tecnologiche, altrettanto devono fare i professionisti, fronteggiando il cambiamento con l’acquisizione di nuove competenze: Il networking è una di quelle soft skills che fanno la differenza.


































































