Movida selvaggia a Ladispoli: di notte non si dorme

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La musica ad alto volume è un incubo per i residenti. Gare di moto e risse ma anche alcol senza limiti: un mini market chiuso dai carabinieri.

Non si dorme, il cronico problema rispunta fuori in piena stagione estiva, come nelle previsioni della vigilia.

A Ladispoli tantissime richieste e appelli svariati dei residenti che non ne possono più. Schiamazzi, litigi, corse di auto e moto sul lungomare ma soprattutto la musica ad alto volume di alcuni stabilimenti fino a notte fonda. Un incubo per chi si deve alzare la mattina per andare a lavorare. E intanto il pugno duro è arrivato ad un mini market di via Trieste chiuso dai carabinieri per i vari disordini registrati all’esterno del locale. Il provvedimento – su indicazione del questore di Roma – durerà due settimane e rientra nell’ambito dei controlli relativi alla mala movida intensificati soprattutto nel week end in centro ma anche nelle aree periferiche dai militari della stazione locale di via dei Narcisi e dalla compagnia di Civitavecchia.

I titolari dell’attività commerciale a questo punto rischiano la chiusura definitiva e la revoca della licenza qualora, alla riapertura dei battenti, dovesse ripetersi lo stesso scenario con giovani e adulti che, in preda all’alcol, disturbano la quiete pubblica e mettono a repentaglio la sicurezza dei passanti e degli automobilisti di passaggio. Insomma, non verranno tollerate più situazioni potenzialmente nocive. Del resto una prima imponente task force in estate ha portato la scorsa settimana ad arresti e denunce per spaccia di sostanze stupefacenti e altri reati lungo il litorale nord.

Durante le ispezioni sono stati sottoposti a controllo più di 1.500 veicoli con molti conducenti costretti a sottoporsi ad alcoltest. In totale 20 automobilisti sono stati sanzionati con una multa complessiva da 13mila euro. Nel bilancio anche sette patenti di guida ritirate.

Nel mese di giugno e, a dire il vero pure a luglio, gli abitanti hanno protestato per la movida selvaggia non solo in via Trieste ma in tanti altri quartieri cittadini. In centro, sul viale Italia e sul lungomare centrale di via Regina Elena sono state segnalate le scorribande di ragazzi con i loro motorini ma anche conducenti di auto a tutto gas rischiando di travolgere le famiglie con i bambini al seguito.

La critica più imponente però riguarda quella contro la musica ad alto volume prodotta dagli stabilimenti balneari e dai locali che non rispettano l’ordinanza comunale e quella relativa al superamento dei decibel, provocando così inquinamento acustico anche nella fascia oraria in cui non è vietato suonare.

«Qui in via Regina Elena – testimonia una residente – non si dorme più. È difficile il giorno dopo andare a lavorare e come me altre persone sono dovute andare dai rispettivi medici perché la situazione è insostenibile e lo stress aumenta. Uno scenario identico a quello dello scorso anno, se non peggio. «Il Comune aveva promesso di impegnarsi nel trovare una soluzione ma non è cambiato niente».

I consiglieri comunali di Ladispoli Attiva, Gianfranco Marcucci e Fabio Paparella, hanno annunciato di voler presentare una interrogazione in aula durante la prossima assise di palazzo Falcone. «Il sindaco dell’estate ha incontrato e i gestori degli stabilimenti – commentano i consiglieri – ignorando completamente la voce dei cittadini. Anche le forze dell’ordine dovrebbero essere maggiormente coinvolte». Ladispoli Attiva fa emergere come non tutti rispettino gli orari ed operino in deroga senza le necessarie autorizzazioni.

«La disciplina balneare prevede un percorso autorizzativo specifico e molto restrittivo per le attività come gli stabilimenti balneari. Perché questo iter non viene rispettato?», prosegue la nota. Altro nodo fondamentale riguarda il superamento dei limiti del frastuono.

«Sono numerosissime le segnalazioni da parte dei residenti esasperati dal rumore notturno – critica Ladispoli Attiva -. Un anno fa, il consiglio comunale, ha approvato all’unanimità una nostra mozione per dotare la Polizia municipale di fonometri e di attuare misure di contrasto e monitoraggio. Ad oggi nulla è stato fatto. Nessun fonometro e nessun controllo sistematico. Solo promesse non mantenute».