Morte della Gioconda, nuove rivelazioni

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Vi sveliamo quale poteva essere la malattia di Monna Lisa immortalata da Leonardo da Vincidi Aldo Ercoli

Il famosissimo ritratto femminile dipinto da Leonardo su tavola, probabilmente nella prima decade del 1500 fu portato in Francia (attualmente si trova nel Museo del Louvre di Parigi),  nel 1517 e acquistato  dal re Francesco I per 4000 ducati d’oro. Perché si chiama Gioconda? Per l’identità della persona raffigurata identificata da Giorgio Vasari (pittore lui stesso e grande storico del rinascimento artistico) in Monna Lisa, figlia di Antonio Maria Gherardini, dal 1495 terza moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo. Da qui il nome di “Gioconda”. Non sono però tutti d’accordo con il Vasari sull’identità della donna ritratta. Anzi sono molti che non ci credono. Non è questo tuttavia il tema del presente articolo che ha finalità clinico-mediche più  che storico-artistiche. Anche se non abbiamo la possibilità di eseguire una visita vera e propria, né un interrogatorio anamnestico o degli accertamenti di laboratorio, possiamo invece proporre delle ipotesi diagnostiche reali, non fantasiose, grazie alla semeiotica clinica del ritratto. L’osservazione  di un possibile malato è il primo atto di un vero medico il cui fiuto parte da li’.

Il capolavoro del supergeniale Leonardo, “tuttologo” (dal Rinascimento alla fine del 1900 il termine aveva un significato di dotto, magnifico plurispecialista a differenza di oggi di n.d.r.), ci mostra un essere che non sta certo bene in salute.  Cute tra il pallido e il giallo-olivastro, edema sottopalpebrale, turgore (gonfiore) del viso e soprattutto delle mani (che si presentano anche chiazzate), capelli estremamente sottili e apparentemente ruvidi, un possibile accenno di gozzo….certo non è bella la Gioconda ma affascina e intriga per motivi che a mio avviso, vi dirò dopo.

Sull’ispezione-osservazione del ritratto un luminare quale il Prof. Mondez R Menra, direttore della Heart and Vascular Center del Brigham and Women’s Hospital, ha formulato una probabile diagnosi di ipotiroidismo (scarsa funzionalità della ghiandola tiroide).  Arnaldo Gioacchini nel settimanale L’Ortica (n. 35 del 2018) con un pregevole articolo dal titolo “Ma come mori’ la Gioconda di Leonardo?”, ci ricorda che “già nel 2004 reumatologi ed endocrinologi dissero che lesioni cutanee e gonfiori della mano visibili nel ritratto potrebbero essere indicativi di un disturbo lipidico e di una malattia cardiaca”. Ora è vero che l’ipotiroidismo dell’adulto è più frequente nelle donne (soprattutto dovuto alla malattia autoimmune che va sotto il nome di Hashimoto). E’ vero anche che in questa patologia vi sono segni cutanei compatibili quali il bianco pallore cutaneo (oppure giallastro), capelli sottilissimi e rinseccoliti, verosimilmente dislipidemia (ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia) ma soprattutto mixedema, ossia un’infiltrazione sottocutanea di mucopolisaccaridi che legano acqua e provocano rigonfiamento pseudoematoso. E’ questo il quadro, il ritratto dei segni cutanei dell’ipotiroidismo dell’adulto che perdura da tempo e senza terapia.  Personalmente non sono affatto convinto di questa diagnosi riguardo al dipinto. Posso proporne un’altra più verosimile e scientifica? Certezze non ne ho (non ne ha nessuno), ma posso provarci. Comincio col confutare la presenza dell’edema che, nell’ipotiroidismo è una  causa poco frequente di forma generalizzata. E’ molto più comune trovare un mixedema tipicamente localizzato sopra la tibia (un segno che dal dipinto non possiamo ovviamente accertare).  In 45 anni di professione medica non ho mai visto un ipotiroideo con edema delle mani.  Ciò è possibile osservarlo solo in una fase molto avanzata  della malattia quando la cardiomegalia (aumento di dimensioni del cuore) associata alla dislipidemia con aterosclerosi porta allo scompenso cardiaco cronico. In questo ipotiroidismo di lunga data vi è anche uno stato di apatia, sonnolenza, viso inespressivo (come nel parkinson), tremore. E vi sembra questo l’aspetto della Gioconda? A me non pare proprio. Formulo pertanto il mio orientamento diagnostico. L’edema generalizzato (differente da quello localizzato perché quest’ultimo è limitato ad un particolare organo o distretto vascolare) lo troviamo oltre che nello scompenso cardiaco congestizio, nella cirrosi epatica ed anche nella sindrome nefrosica che può facilmente evolvere nell’insufficienza renale cronica (soprattutto nella sindrome nefrosica con sedimento urinario “indifferente” quale la glomerulopatia membranosa ove il 50% dei pazienti evolve, in 5-10 anni, nell’insufficienza renale).

Da che cosa è caratterizzata la sindrome nefrosica?

Dalla presenza di un elevato tasso di proteine  (>3,5 gr/24h nell’adulto) nelle urine, basso nel sangue (ipoalbuminemia), aumento dei lipidi sierici (iperlipidemia), e nelle urine (lipiduria).  Nel 75% dei casi è dovuta a malattie dei glomeruli renali (specie la già ricordata glomerulonefrite membranosa).  E’ questa la mia diagnosi. Una malattia renale che è statisticamente la terza causa più comune che sfocia nell’insufficienza renale cronica.  In “Monna Lisa” c’è tutto il suo quadro clinico: cute pallida (anemia da carenza di eritropoietina),  secchezza cutanea (spesso con prurito), capelli fragili e sottili, edema generalizzato anche se ben visibile nel ritratto, quello sotto le palpebre e alle mani.

Credo che la causa del decesso della donna sia dovuta alla sindrome uremica (uremia) stadio finale e più severo dell’insufficienza renale cronica (oggi per fortuna c’è la dialisi).

La  “Gioconda” di Leonardo penso sia stata ritratta in uno stadio meno grave eppur ben evidente della malattia. Lo sguardo poi è tutt’altro quello di un ipotiroideo (bradipsichismo, apatia, sonnolenza) ma compatibile con una sindrome nefrosica che evolve in insufficienza renale al 3 stadio (GFR 30 ml/min).

Il capolavoro del genio italico affascina e ammalia?

Credo che ciò sia dovuto ad un chiaro ossimoro, ossia ad una contraddizione nell’aspetto del viso: l’abbozzo del sorriso contrasta sorprendentemente con uno sguardo triste e malinconico, pur pensoso e riflessivo. E’ un sorriso amaro, lo dicono gli occhi di questa donna che non si sa cosa o chi stiano guardando. Non certo il pittore che la sta dipingendo. Altrettanto indecifrabile, misterioso, enigmatico è lo sfondo alle sue spalle ; monti, boscaglie, fiumi che diventano laghi, viottoli tortuosi…..sono scivolato dalla medicina all’arte pittorica? Sono due aspetti compatibili per un tuttologo quale mi considero. Ovviamente in forma infinitesimale rispetto ai nostri grandi del Rinascimento. Ricordo solo che l’astronomo Galilei insegnò letteratura italiana all’Università di Firenze ed in particolare la Divina Commedia di Dante. Ispirarsi a questi geni, con le dovute proporzioni è vietato?!