INTERVISTA DI MARA FUX
La tua vita artistica ha vari aspetti: sorvolando sulla tua esperienza televisiva, sei attore e regista teatrale, dirigi il Teatro7 ed il Teatro7 Off, sei produttore e commediografo. Sarà banale ma in quale di questi ruoli ti senti più a tuo agio?
Sicuramente in quello di attore perché mi piace esprimere ciò che gli altri mi vogliono far dire attraverso la mia sensibilità. Però ho imparato nel tempo a gestire bene anche la regia degli spettacoli e mi piace donare quello che ho imparato sia ai giovani attori che dirigo sia a quelli di esperienza perché talvolta ci sono delle sfaccettature del mestiere che tu hai imparato a gestire e invece qualche collega ha tralasciato. Uno scambio di energie importante.
Sei un personaggio di successo: senti di esserlo anche nel tuo privato e come padre?
Il successo non deriva da quanto tu sia riconoscibile o quanto tu sia applaudito ma è quanto tu sia soddisfatto di quello che tu stai facendo dal punto di vista artistico e, io aggiungo, dal punto di vista umano. Perciò io sono molto soddisfatto del rapporto con mia moglie e coi miei figli; sono contento e convinto di aver seminato bene … poi qualche volta avrò sbagliato, qualche altra si sarebbe potuto fare meglio ma io ce l’ho sempre messa tutta.

Quanto è contata nella tua crescita artistica la solidità del rapporto con tua moglie?
Questo è un lavoro che si nutre di mille emozioni, in cui hai necessità di essere sereno e di qualcuno che ti stia vicino partecipando sia alle emozioni positive che a quelle negative. Penso sia essenziale avere serenità in famiglia, soprattutto avendo accanto qualcuno che non faccia il tuo stesso lavoro così può mantenersi più distaccato e fare una migliore analisi dei fatti. Debbo molto a mia moglie Elisabetta.
I tuoi figli stanno seguendo le tue orme: da 1 a 10, quanto ti fa piacere e quanto ti preoccupa?
Ne sono contento ma sono anche convinto che sia un mestiere complicato soprattutto per i giovani. Loro hanno il vantaggio di avere due teatri a disposizione, il 7 e il 7 Off, perciò già adesso stanno sperimentando cosa voglia dire insegnare agli altri quello che hanno imparato, si stanno confrontando con varie realtà e questo dà a loro la possibilità di crescere e soprattutto di non essere stressati dal fatto di dover arrivare a fine mese, che è sempre una complicazione. Io dico agli attori sempre trovatevi delle alternative che siano corsi o laboratori teatrali o letture o convention insomma qualsiasi cosa, perché campare solo del lavoro dell’attore è sempre più una cosa complicata che riesce solo se hai costanza e voglia di fare.
Hai già debuttato come attore con Edy Angelillo in “Radice di due” spettacolo cult con cui girerai in tour, e come regista de “Er beretto co li sonarelli”: hai altri impegni artistici in questa stagione?
Questa è una stagione ricchissima di esperienze: lo spettacolo con Edy sta girando e lo anche per “i sonarelli” è prevista una mini tournée. Poi ri-debutto al Teatro 7 a dicembre con “Il piacere dell’attesa” insieme a Manuela Zero poi a febbraio-marzo sarò di nuovo di scena con “ Ti posso spiegare” con Beatrice Fazi, infine a maggio festeggerò i miei quarant’anni di teatro al Sistina con un nuovo spettacolo dal titolo “Mi pare ieri”: insomma un anno abbastanza impegnativo
Domanda scontata: a quale dei personaggi interpretati sinora sei più legato?
A parte Rugantino che era il sogno della mia vita e che l’ho realizzato, mi sento molto legato allo spettacolo “Come Cristo comanda” perché forse è lo spettacolo dell’anima ma anche a Tom di “Radice di due” e al vivaista de “il piacere dell’attesa” probabilmente perché tirano fuori anche parte del mio carattere, soprattutto la mia voglia di comunicare delle sensazioni e delle emozioni; da ultimo metterei il Pietro di “Pietro e Paolo a Roma “ che è l’ultimo spettacolo che ho fatto al Sistina con Fabio Ferrari e pure quello è uno spettacolo dell’anima: mi piacciono che riescono a far ridere anche discorrendo di temi importanti.
Il ruolo che ti sei pentito di interpretare?
Ebbene si, ho un cadavere nel cassetto, qualcosa che non mi è piaciuto ma l’ho fatto perché, quando sei ad altissimi livelli e ti ritrovi che non stai lavorando, accetti anche ciò che non avresti mai pensato di accettare in vita tua. Non dirò mai qual è, ma se uno guarda le locandine sparse qua e là dei miei spettacoli, se ne può anche accorgere.
Se vincessi il primo premio della lotteria di Capodanno, cosa faresti dei soldi? Facilissimo, farei così: metà in beneficenza che mi pare essenziale quando la fortuna ti arride. Con l’altra metà prenderei un teatro più grande per far crescere l’esperienza del Teatro 7 e del 7 Off che in taluni momenti ci stanno stretti.
Sei così legato al litorale romano che con tuo fratello hai da anni un’Osteria a Fregene. Quanto è cambiata la località?
Al litorale romano sono legato, appartiene ai ricordi dell’infanzia. Fregene, poi, è sempre stata piacevole e lo è ancor di più oggi con la ciclabile da Focene a Maccarese, vera gioia per chi pedala. Tutto però è cambiato, un tempo vivevi gli stabilimenti anche di sera, c’erano feste più semplici, meno pericolose di quelle di adesso ove i ragazzi arrivano ubriachi dal pomeriggio per bere all’interno solo l’ultimo bicchiere … Non è che voglio fare un discorso da vecchio ma trovo che manchi la voglia di divertirsi anche alzando un po’ il gomito, cosa che facevamo pure noi ma senza questa voglia di strafare, di sballarsi a tutti i costi; non era così. Ci si divertiva a bere un goccetto magari andando a fare una passeggiata con la ragazzina dei tuoi sogni; invece mi pare che oggi sia più importante lo sballo della passeggiata.






























































