La mitologia greca-romana racconta la nostra storia attraverso i miti che non sono solo la narrazione fantastica di eventi eccezionali ma incarnano sia drammi che concetti umani. Il significato di bellezza nasce dal giudizio di Paride, quello dell’amore e fecondità è legata alla nascita di Venere, colui che lancia la sfida agli dei è Prometeo, l’uomo che cerca, esplora oltre i confini dell’ignoto è Giasone. La metamorfosi è la trasformazione di un essere o un oggetto in un altro di natura diversa. Un cambiamento radicale nell’aspetto. In biologia umana (dall’embrione al feto fino all’essere adulto) cosi come in quella di alcuni animali (dal girino alla rana, dal bruco alla farfalla). Mezereum (termine latino del Mezzèreo), è il nome botanico della Dafne europea (Daphne mezereum), un genere di arbusto dai fiori odorosi per lo più di colore rosso. Una pianta diffusa nei boschi e nei pascoli di montagna (fra i 1500 ed i 3000 metri), molto bella e profumata tanto da essere utilizzata a scopo orinamentale. L’inebriante profumo dei fiori e l’aspetto gradevole, attraente però ci inganna (gli opposti che coincidono). Tutte le parte del vegetale contengono un violento veleno, mentre il succo esercita un’azione irritante sulla cute con formazione di vescicole. Scendiamo dal ponderale velenoso al benefico (se corrispondente) infinitesimale omeopatico. Il rimedio omeopatico Mezereum in quali condizioni morbose può essere utilizzato? Nelle infiammazioni cutanee con prurito insopp ortabile sotto forma di vesciche che tendono a formare grosse croste con sottostante pus biancastro (eczema, eritema, herpes zoster). Nelle nevralgie con parestesie, ipersensibili al contatto. Nell’herpes zoster il paziente avverte anche la sensazione di aria fredda dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea dolorosa, bruciante, pruriginosa, vescicolosa. Il paziente è aggravato dal solo sfioramento, la notte, con il calore del letto: migliora all’aria aperta. I dolori sono violenti, con intenso.
prurito e bruciore. Nevralgia intercostale, soprattutto posterpetica, bruciante con intenso prurito. Nevralgie facciali con iperestesia e formicolio. E’ il veleno del Mezereum che colpisce i nervi e la cute. Secondo Ruggiero Dujani (Materia Medica Omeopatia Ed Cortina Milano 1988) Mezereum è il miglior rimedio contro l’herpes zoster sia nella nevralgia intercostale acuta che in quella cronica (nevralgia posterpetica). Ritorniamo al ponderale tossicologico per osservare il quadro clinico del succo del Mezzèreo provoca sulla pelle: 1) Vescicole che si riempiono rapidamente di liquido biancastro. Quando si rompono lasciano un deposito marrone tra i due strati cutanei 2) Eczema con prurito intollerabile aggravato di notte. Sono le medesime patologie cutanee che le dosi centesimali omeopatiche (Mezereum) sono in grado di curare (i simili curano i simili). Perché questa pianta è chiamata Dafne (Daphne mezereum)? Torniamo alla mitologia. Dafne era una ninfa della montagna figlia del fiume Peneo (Tessaglia in Grecia) e della Terra Madre. Si era innamorata di un bel giovane, un tale Leucippo, un essere umano anche lui follemente innamorato di lei. Una volta si era persino vestito da donna nelle cerimonie delle ninfe dalle quali gli uomini erano esclusi. Della bella Dafne era però invaghito anche del dio Apollo che, geloso del rivale, lo fece sparire. Compreso il pericolo la ninfa, senza più il suo amato si diede ad una precipitosa fuga. Apollo, velocissimo, l’inseguì, la prese, la graffiò, la voleva tutta per se. Non andò oltre perché Dafne invocò la Terra Madre, la quale trasformò all’istante, la sua figlia sacerdotessa, in un vegetale anche lui profumato quale l’Alloro. Apollo comprese la sua colpa, ed espiò il peccato facendo dell’alloro la sua pianta sacra. Il dio viene rappresentato sovente con in testa una corona di foglie di questo vegetale. A Delfì, santuario di Apollo, la Pizia, sacerdotessa dell’oracolo, masticava delle foglie di alloro per raggiungere l’estasi divina nel corso della quale profetizzava. L’alloro (Laurus nobilis) contiene tannini, lipidi ed un principio amaro. Non ha indicazioni terapeutiche in omeopatia ma solo in fitoterapia per le sue proprietà antisettiche, stimolanti, sudorifere. Non è certo velenoso come il mezzèreo tanto che è molto utilizzato in cucina per profumare intingoli ed aromatizzare la selvaggina. Stimola inoltre le pupille gustative. L’infuso delle sue foglie facilità la digestione. L’olio ricavato dalle drupe (sono frutti carnosi che racchiudono un nocciolo duro e resistente, come le ciliegie, contenente un solo seme) si è rivelato molto utile, soprattutto, ma non solo, in veterinaria, per curare dolori articolari. Nella prima metà del 1900 in fitoterapia, un abitante al Sasso di Cerveteri, curò pazienti artrosici proveniente da ogni dove con l’olio delle drupe. L’alloro sembra, nella sua metamorfosi, rivivere il dramma della ninfa Dafne. I fiori emanano un gradevole profumo cosi come da un gusto piacevole masticare le foglie. Il frutto però, la drupa nera, è grossa come una ciliegia non ha lo stesso dolce sapore di quest’ultima. E’ acre e pungente.

Aldo Ercoli
Dottor Professor Aldo Ercoli Specializzato in Cardiologia e Broncopneumatologia e esperto in Malattie Infettive. Cardiologo già docente in Microbiologia ambientali, Medicina Naturale e di formazione dei medici di medicina di base





































































