IL GREAT RESET DELL’ALIMENTAZIONE CON LA MASCHERA DELLA SOSTENIBILITÀ E DELLA SCIENZA. A GUIDARE L’OPERAZIONE UN PUGNO DI SOGGETTI PRIVATI
“Siamo nel pieno della rivoluzione alimentare, ben oltre gli OGM c’è il cibo sintetico, la carne stampata in 3D, il formaggio e la frutta con il microchip: è l’unione delle nuove tecnologie con la filiera del food, l’Agenda 2030 non vuole solo stravolgere gli stili di vita dei cittadini nelle Smart City e gli spostamenti su gomma con la Smart Road, ma anche l’alimentazione con cibo monitorato, controllato e ad impronta carbonica zero” ha detto Maurizio Martucci, giornalista d’inchiesta nonché direttore del giornale online Disconnessi, durante la conferenza “Le inquietanti prospettive del cibo sintetico” tenuta a Roma nella sede dell’Associazione Vegan Animalista ONLUS presieduta da Franco Libero Manco.
“L’Agenda 2030, in particolare l’Obiettivo 13, Agire per il clima – ha spiegato Martucci – mira a ridurre le emissioni globali di gas serra, CO2, di circa il 50% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010 e a raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. L’UE ha fissato un obiettivo vincolante di riduzione del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, con obiettivi nazionali specifici che variano da paese a paese. Qualora l’Italia non dovesse rispettare i parametri imposti per l’Agenda 2030 incorrerebbe in gravissime sanzioni: si parla di un deficit di 120 milioni di crediti di carbonio, che potrebbe portare a un costo di 15,5 miliardi di euro in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi climatici”. Il PNRR, sottolinea Martucci “si sposa perfettamente con l’Agenda 2030 al punto che gli obiettivi si sovrappongano e sono praticamente speculari”.
È lo stesso sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze a certificare questo legame nel documento “Il contributo del PNRR all’Agenda 2030” dove si legge che gli “interventi del Piano si propongono di incidere coerentemente con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals, SDGs) attuata dall’ONU”. “ Il 50% di questi fondi del PNRR, circa 200 miliardi – spiega il giornalista – sono ripartiti su due transizioni che sono il centro focale di tutta l’operazione: transizione digitale e transizione ecologica” e anche il cibo non può prescindere da questi due punti.
Secondo la Commissione EAT-Lancet sui Sistemi alimentari Sani, Sostenibili ed Equanimi, che collabora con ONU e OMS, “i sistemi alimentari globali stanno superando i limiti planetari chiave: la produzione e il consumo di cibi rappresentano circa il 30% delle emissioni globali di gas serra”. Non solo: il 14, 5% delle emissioni globali di gas serra proverrebbe dagli allevamenti. Trovato il problema, ecco subito pronta la soluzione: la carne sintetica. “L’Agenda 2030 non menziona esplicitamente la carne sintetica – dice Martucci – ma la sua potenziale applicazione si lega a diversi suoi obiettivi, in particolare il consumo e la produzione responsabile (Obiettivo 12) e la lotta ai cambiamenti climatici (Obiettivo 13). La carne sintetica, più correttamente chiamata carne coltivata o carne in vitro, è prodotta in laboratorio partendo da cellule animali. Si ottiene prendendo cellule (spesso staminali) da un animale vivo, facendole proliferare in appositi bioreattori. Questo processo mira a creare un prodotto con le stesse caratteristiche nutrizionali e sensoriali della carne tradizionale”.
La carne sintetica ci pone di fronte ad un grande quesito: “quali risvolti a breve, medio e lungo termine sulla salute umana? C’è un problema di fondo in tutta questa grande operazione: essa viene messa in mano per lo più agli ingegneri, ai fisici, e non a una ricerca medica indipendente”. Ciò significa che dovremmo diventare noi cavie umane? “C’è anche un altro prodotto che vorrebbero portare sulle nostre tavole: la carne stampata con una stampante in 3D. Novameat ha creato nel 2018 la prima bistecca vegetale stampata in 3D con le stesse proprietà nutrizionali di una comune bistecca.
La microcippatura è un altro passaggio fondamentale del cambio del piatto in tavola. Ci sono aziende che stanno iniziando a microchippare i prodotti che noi consumiamo come il Parmigiano Reggiano”. Il microchip viene inserito nella crosta del pamigiano, ma essa è un ingrediente di alcuni piatti tipici della tradizione culinaria italiana. “I microchip entrano anche nella frutta. Si chiama elettronica commestibile. L’elettronica commestibile la creazione di dispositivi biodegradabili per usi biomedici, monitoraggio alimentare e altro con applicazioni che vanno da pillole diagnostiche a “cibo elettronico”. Il progetto di elettronica commestibile è sviluppato dall’Istituto italiano di tecnologia ( IT), fondato da Roberto Cingolani .
Si tratta di microcircuiti commestibili applicabile sulla buccia della frutta, che possono fornire informazioni su scadenze, freschezza e altri dati. Questo progetto mira a creare un supercibo. Nella transizione digitale è coinvolto in generale tutto il comparto agricolo, compresa la viticultura. “Il 3-4 ottobre a Stoccolma si è svolto il Forum alimentare. La Commissione Eat Lancet di Sistemi alimentari Sani Sostenibili Equanimi, composta da esperti di nutrizione, clima, economia, salute, scienze sociali e agricoltura, provenienti da oltre 35 paesi di sei continenti ha redatto un nuovo rapporto sulla “Dieta della Salute Planetaria”, una dieta con forte restrizione di carne e latticini. Siccome l’Agenda 2030 è planetaria allora c’è bisogno di una dieta planetaria”.
L’intera operazione, sotto la maschera della sostenibilità “punta a reprimere e castrare le nostre libertà e i nostri diritti, di acquisto, di movimento e di scelta anche da un punto di vista alimentare. Tutto quel magnifico percorso che dal vegetarianesimo di fine ‘800 inizio ‘900 è stato straordinariamente importante, e poi diffuso negli ultimi 30/40 anni, viene svuotato e risucchiato, utilizzato per un’altra finalità”. Ossia a vantaggio di una piattaforma di affari con dentro i Big del mondo, in cui giocano un ruolo centrale soggetti privati, le multinazionali del neo tecnocapitalismo apolide, come Nestlè, Unilever, Cargill, la Bill and Melinda Gates Foundation, e ovviamente il WEF, attraverso organismi come l’ONU, l’OMS e FAO. I principali soggetti che stanno cercando di cambiare l’umanità anche dal punto di vista alimentare sono loro. Nessuno di loro è stato eletto – conclude Martucci – nessuno di loro è legittimato da una base elettorale a portare avanti un programma: soggetti che si alzano la mattina, stabiliscono dei progetti di ingegneria sociale e decidono come l’umanità debba cambiare”.
































































