Massimo Bonetti, attore senza peli sulla lingua

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Attore di successo ma definito scomodo, ci parla della situazione e delle prospettive del mondo del cinema e della recitazione
di Felicia Caggianelli

Attore definito scomodo perché non si nasconde mai dietro ipocrisia e convenienza. Attore che ha il coraggio di interpretare ruoli difficili, preferendo lavori di qualità a pellicole scadenti e vuote. Tutto questo è Massimo Bonetti. Ma anche altro. Attore di cinema, televisione, teatro e da qualche tempo anche regista di produzioni che lasciano allo spettatore il modo di riflettere senza portare il cervello all’ammasso della risata ad ogni costo. Quando interpreti, spesso da protagonista, un centinaio tra film per il cinema e serie televisive di successo, significa che la stoffa dell’attore esiste. Quando poi sei scelto da registi di livello internazionale per film immortali come Kaos di Paolo e Vittorio Taviani, o Le vie del Signore sono finite come coprotagonista accanto a Massimo Troisi, beh il quadro è delineato. Abbiamo intervistato Massimo Bonetti mentre stava lavorando assiduamente al suo nuovo film che racconta la storia di un padre e di una figlia ventenne, le cui riprese sono previste per maggio e le uscite in sala a fine anno.

Cinema, televisione, teatro e di recente anche regista. Se Massimo Bonetti dovesse scegliere quale considererebbe il suo amore artistico?

“Se tornassi indietro aprirei una tabaccheria. Soldi facili e meno fatica. Scherzi a parte, se dovessi scegliere non esiterei a fare il regista, ruolo che amo e che mi completa. La recitazione vive un momento difficile, le pellicole cinematografiche sono in mano alle solite comitive di amici che producono sovente film scadenti. Mi dispiace vedere il cinema in questa situazione, non ho mai avuto molti amici nell’ambiente proprio per il mio carattere deciso e trasparente. Meglio stare dietro la macchina da presa, dirigere gli attori bravi e realizzare lavori che non siano omologati”.

Lei ha lavorato con i registi più importanti del cinema italiano. Da Damiano Damiani a Pupi Avati, da Umberto Lenzi ai fratelli Taviani. Eppure deve la sua fama di attore alle fiction televisive. Come se lo spiega?

“La televisione ti regala notorietà immediata. E’ sufficiente una serie tv di successo per entrare nelle simpatie e nell’affetto del grande pubblico. Al cinema è tutto più difficile, c’è una fetta di spettatori ridotta, o ti chiami Pieraccioni o Troisi, oppure il successo non arriva dal grande schermo in modo così massiccio”.

A proposito di Troisi. Lei ha lavorato con Massimo Troisi nel film Le vie del Signore sono finite. Che ricordo conserva del grande attore a 23 anni dalla sua scomparsa?

“Mi manca immensamente il mio amico Massimo. Avevamo un rapporto umano che andava oltre il lavoro, c’era feeling, eravamo sulla stessa sintonia. E ne sono fiero perché Massimo Troisi non era solito concedere facilmente l’amicizia. Ho un ricordo meraviglioso di Massimo e spesso mi domando come avrebbe giudicato il mondo del cinema attuale e le sue contraddizioni”.

In questo periodo Rai Premium sta trasmettendo le repliche della serie tv La Squadra che continua ad ottenere ascolti elevati. Dopo dieci anni possiamo dire finalmente perché una fiction di successo fu interrotta dalla Rai?

“E’ una ferita ancora aperta. Fu un colossale errore della Rai che voleva rinnovare il cast degli attori, temendo il calo di ascolti e pensando che il successo fosse il format. In realtà il pubblico era innamorato degli interpreti che furono eliminati dalla serie dopo sette anni di successi. Fu realizzata una serie successiva con un disastro di ascolti tanto che venne rapidamente cancellata. E’ stato uno delle sciocchezze più grandi da parte dei dirigenti della Rai visto che La Squadra aveva un suo pubblico fedele ed appassionato, come appunto confermano i buoni ascolti delle repliche dopo 17 anni”.

Come è Massimo Bonetti come regista?

“Sono un regista sereno, ironico e pronto a mettersi a disposizione degli attori visto che conosco il mestiere. Debbo dire con una punta di orgoglio che ho avuto i complimenti da un mostro sacro come Pupi Avati per le mie imprese da regista. Mi ha spronato ad andare avanti, questa sarà la mia strada”.

Progetti futuri?

“Sto lavorando ad un film che uscirà a fine anno e parla dei difficili rapporti familiari. Stiamo cercando alcune location, non escludo che varie scene potremmo venire a girarle proprio dalle parti di Cerveteri o Ladispoli in primavera. E poi voglio occuparmi della mia bimba di tre anni, la piccola e splendida Lucia.”

Ultima domanda. Ma è vero che il suo grande cruccio è non aver interpretato Rugantino?

“Sì lo confermo. Per un attore romano la possibilità di interpretare Rugantino è qualcosa di unico ed affascinante. Ormai non ho più l’età. A meno che non si realizzi un Rugantino venti anni dopo. Allora avrei le mie chance”.