Segnate in rosso sul calendario, amici lettori, la data di martedì 7 febbraio 2020. Perché quello sarà il giorno in cui gli italiani sapranno se in questa nazione esiste ancora la parola giustizia. Oppure, dovranno amaramente prendere atto che non sempre le vittime ottengono la giusta condanna dei loro carnefici. Tra sette mesi è stata fissata l’udienza in Corte di Cassazione del processo per la morte di Marco Vannini, il ventenne di Cerveteri ucciso da un colpo di pistola sparato nella villetta dei genitori della fidanzata a Ladispoli la notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015.

Sarà il capitolo finale di una vicenda tragica, contorta, avvolta ancora da una nebbia nella quale è difficile districarsi e comprendere cosa sia realmente accaduto quella maledetta notte a casa della famiglia Ciontoli. Si arriverà davanti alla Suprema Corte con la consapevolezza che il verdetto questa volta sarà definitivo. Ed allora sapremo il significato della parola giustizia in questa nazione. C’è un popolo intero che si è stretto attorno ai genitori di Marco, pretendendo di conoscere i fatti reali che hanno portato all’uccisione di un ragazzo con un colpo di pistola. C’è una stampa mai come questa volta schierata compatta ed unita che ha effettuato inchieste, ha scavato sotto la sabbia dell’omertà e delle omissioni, che ha messo sul piatto dei giudici la possibilità di vagliare se esistono le condizioni per ribaltare la sentenza di Appello che ha condannato Antonio Ciontoli ad una pena di cinque anni per omicidio colposo, mentre gli altri membri della famiglia, Martina, Federico e la moglie Maria, a tre. Assolta Viola Giorgini, la ragazza del fratello della fidanzata di Marco. In questi mesi sono accadute tante cose, alcuni programmi televisivi come Le Iene hanno svelato particolari rimasti fuori dalle porte dei primi due processi, diamo atto alla magistratura di essersi mossa tempestivamente per mettere a fuoco le clamorose rivelazioni uscite sul caso Vannini. Gli elementi ci sono tutti per assumere una decisione che non lasci adito a dubbi e spazio all’inquietante pensiero che la giustizia non sia uguale per tutti. Occhi bene aperti fino a febbraio del prossimo anno, la battaglia è difficile ma non impossibile da vincere. Ma serve compattezza visto che qualcuno sta schierando l’artiglieria pesante come confermato da alcuni programmi televisivi sui quali preferiamo stendere un velo pietoso. C’è un popolo intero che chiede giustizia.
Gianni Palmieri
































































