Marketing e Necropoli di Cerveteri ai primi del ‘900

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Già all’inizio del secolo scorso l’archeologo Raniero Mengarelli aveva intuito come la pubblicità dei reperti di Cerveteri fosse essenziale
di Giovanni Zucconi

Oggi continueremo a raccontare la storia delle aree archeologiche di Cerveteri, attraverso le opere di quello straordinario personaggio che fu Raniero Mengarelli che, come abbiamo detto più volte, ha guidato, nei primi decenni del ‘900, tutti i più importanti scavi archeologici a Cerveteri. Anche stavolta faremo riferimento a un interessantissimo articolo scritto dalla dott.ssa Rita Cosentino, l’attuale responsabile dell’area archeologica di Cerveteri, per “Mediterranea – Quaderni annuali dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo antico”. Il titolo di questo articolo è: “Raniero Mengarelli a Cerveteri. Appunti dal carteggio inedito”. Nei precedenti articoli è emerso chiaramente il grande spessore di Mengarelli, che non si può sicuramente classificare solo come un bravo organizzatore di cantieri di scavi archeologici. Abbiamo visto come si impegnò, per primo, nella fondamentale tutela di quanto era stato scoperto, e nella necessaria ricerca di fondi per la manutenzione e la valorizzazione della Necropoli. Per primo capì che l’area archeologica doveva essere facilmente accessibile, e quindi fece costruire una strada “monumentale” per arrivare alla Banditaccia. Infine illuminò le tombe più importanti, dopo averle messe in sicurezza.

Oggi scopriremo che Mengarelli si occupò anche di marketing. Per primo capì che la Necropoli della Banditaccia andava fatta conoscere al mondo intero, e non solo alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori, utilizzando tutti i mezzi possibili. E nei primi decenni del ‘900 il mezzo più potente per promuovere qualcosa era sicuramente il Cinema. In Italia, in quel momento, se parlavi di Cinema documentale, non potevi che parlare dell’Istituto Luce. Per questo il Mengarelli li contattò, chiedendogli di documentare gli scavi effettuati fino a quel momento a Cerveteri. Il film fu naturalmente girato, e può essere considerato, come afferma la Cosentino nel suo articolo, l’antesignano, il “prototipo” di tutte le produzioni successive, fino a quelle più recenti a cura di Piero e Alberto Angela. Questo storico filmato fu proiettato di nuovo in pubblico nel 2013, in occasione di un convegno sul Mengarelli.

Fu inaugurato anche un intelligente stratagemma di ripresa. Niente può fare più colpo su uno spettatore che l’apertura in diretta di una tomba inviolata. Naturalmente è praticamente impossibile riprenderla nella realtà. Per questo il Mengarelli simulò, in questo film, l’apertura di nuove tombe. Collocò, in molti tombe già aperte, come in quella del Tumulo II, dei reperti che si trovavano nei magazzini, e si finse di togliere in quel momento il sigillo che chiudeva l’apertura. L’effetto realistico e la forte emozione degli spettatori erano così assicurati. Sembrava proprio che la tomba fosse stata aperta in quel momento, e che tutti potessero vedere, per la prima volta, il corredo originario così come era stato deposto 2.700 anni prima.

Il film prodotto dall’Istituto Luce non fu solo uno strumento di marketing e di promozione turistica, ma venne utilizzato dal Mengarelli anche fare “pressioni” sulla sua Direzione Generale per avere più finanziamenti a favore delle aree archeologiche di Cerveteri che, secondo l’Ingegnere, meritava “le stesse attenzioni rivolte a Pompei”. Venne utilizzato anche come valido strumento di divulgazione scientifica nell’ambito di convegni e conferenze sul tema degli Etruschi. In una nota inviata il 26 dicembre 1933, il Mengarelli chiede all’Istituto Luce la fornitura del documentario per poterlo usare in tre conferenze archeologiche che lui stava organizzando:

 

“Rivolgo preghiera a codesto Onorevole Istituto, affinché voglia compiacersi e concedermi il film eseguito per illustrare gli importanti scavi della necropoli etrusca di Cerveteri (Caere) da me eseguiti per conto dello Stato, onde io possa presentarlo in tre conferenze archeologiche che ho preso impegno di fare a Civitavecchia, a Tarquinia e a Cerveteri. Le conferenze saranno date gratuitamente, e nulla dovrà essere pagato da coloro che vi interverranno. Affinché codesto on. Istituto possa facilmente ritrovare detto film, il cui svolgimento richiede da 20 a 25 minuti, mi pregio dare le seguenti indicazioni: il 18 febbraio 1929, per incarico del Comm. Fontana, si reco sul posto, insieme a me, per conoscere i luoghi da cinematografare e per avere mie indicazioni, l’operatore Rufini. Il 5 marzo telegrafai al Sig. Michetti che i preparativi i quali mi erano stati indicati erano pronti. Il 15 marzo, si recò sugli scavi, con me, l’operatore Martelli, che inizio la prese cinematografiche, le quali continuarono il 16 e il 18 successivi. Pochi giorni dopo, mi pare verso la fine del marzo, il film fu proiettato al cinema Moderno. Non molto tempo poi, sempre nel 1929, io ebbi la concessione del film per una mia conferenza sugli scavi di Cerveteri presso l’Associazione Archeologica Romana, ove fui assistito da uno degli operatori che erano stati sugli scavi. Confido che codesto Istituto vorrà accogliere la mia preghiera, la quale ha per iscopo la diffusione della conoscenza dei monumenti archeologici fatte a spese dello Stato. Anticipo ringraziamenti sempre vivissimi e ossequi”

Naturalmente l’esempio di Raniero Mengarelli, che si rivelò di successo, fu subito seguito anche dai suoi successori. Per esempio, si può trovare negli archivi, un documento a cura del Soprintendente Gioacchino Mancini, con il quale si richiede, alla Società cinematografica Fortuna, un versamento forfettario di 5.600 lire come rimborso per le spese elettriche sostenute, e a garanzia di eventuali danneggiamenti che si fossero verificati nella Necropoli nel corso delle riprese. Si girarono quindi diversi documentari nelle aree archeologiche di Cerveteri. Uno degli ultimi, girato da Alberto Angela, l’abbiamo visto ritrasmesso sulla RAI, nel programma televisivo “Ulisse”, proprio qualche giorno fa.