MAL DI SCHIENA: LA RISONANZA NON SEMPRE DICE PERCHÉ FA MALE

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MOLTI SEGNI VISIBILI ALLA RISONANZA SONO PRESENTI ANCHE IN CHI NON HA DOLORE: LA CURA DEVE PARTIRE DALLA PERSONA E DAL MOVIMENTO.

Mal di schiena. Una frase che sento spesso è: Ho fatto la risonanza e mi hanno trovato una protrusione, quindi il mal di schiena viene da lì”. A volte è vero, ma spesso non è così semplice. La schiena, con il tempo, mostra cambiamenti naturali: dischi meno idratatati, protrusioni, artrosi, restringimenti.

Sono parole che spaventano, ma non sempre indicano un danno attvo. Le ricerche dicono che circa 9 mal di schiena su 10 sono “non specifici”: non dipendono da una singola lesione chiaramente identificabile. Le patologie spinali gravi, nei pazienti con mal di schiena acuto visitati in medicina primaria, sono rare: circa lo 0,9%.

Il dato più utile è questo: molte alterazioni si vedono anche in persone senza dolore. In soggetti asintomatici, le protrusioni discali sono state trovate in circa il 29% dei ventenni e nel 43% degli ottantenni. Anche piccole sporgenze dei dischi sono frequenti: 30% a 20 anni, fino all’84% a 80 anni, anche senza dolore. Anche segni di stenosi lombare possono comparire senza sintomi.

Questo non vuol dire che risonanza, TAC o radiografie non servano. Servono quando ci sono segnali particolari: dolore che scende alla gamba con perdita di forza o sensibilità, difficoltà nel cammino, trauma importante, febbre, dimagrimento inspiegato, storia oncologica o disturbi di vescica e intestino. Senza questi elementi, l’esame può aumentare paura e immobilità più che aiutare.

Il punto centrale, oggi, è un altro: per la maggior parte dei mal di schiena non è il riposo prolungato, non è il massaggio da solo e non è il macchinario a fare la differenza principale. Le linee guida internazionali indicano soprattutto educazione, attività quotidiana mantenuta il più possibile ed esercizio terapeutico attivo, con carichi progressivi e adatatti alla persona. In pratica, la schiena non va “messa sotto una campana di vetro”.

Va riabituata a muoversi, piegarsi, camminare, sollevare, lavorare e sostenere carichi. Il lavoro del fisioterapista è costruire questo percorso: capire cosa conta davvero, dosare gli esercizi e ridurre la paura.

Mal di schiena

La domanda giusta non è solo: “cosa si vede nella risonanza?”. È: “quello che si vede spiega davvero i miei sintomi e cosa posso fare, concretamente, per stare meglio?”. Tre cose da ricordare

1.La risonanza può mostrare alterazioni anche senza dolore.

2.Circa 9 lombalgie su 10 non dipendono da una lesione specifica.

3.Il recupero passa soprattutto da movimento, esercizio attivo e carico progressivo.

Dottor Alessandro Bonfili
Fisioterapista, tutor clinico universitario per Sapienza Università di Roma e formatore ECM per fisioterapisti
Rehability Spine e Sport Center
Cerveteri – via Rio dei Combattenti 4a
Per info: 380.686.7322
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