MAGISTRATURA IN RINNOVAMENTO: CSM ELETTO CON SORTEGGIO E SANZIONI PER I GIUDICI LENTI

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di Antonio Calicchio

L’Esecutivo ha – sempre – annunciato “un intervento mirato”, in materia di Giustizia, attraverso una riforma “vera, ferma e rigorosa”.

Ed infatti, oltre agli interventi sul processo penale e civile, il ddl delega, trasmesso da via Arenula a Palazzo Chigi, comprende una seconda parte dedicata alle toghe: al Csm e non solo, poiché si prevedono, persino, sanzioni disciplinari a carico dei giudici dall’ingiustificata lentezza. Si è annunciato che nel nuovo sistema, per eleggere i togati del Csm, vi sarà un sorteggio. Tuttavia, tale meccanismo non sarà trapiantato sic et simpliciter nelle regole per la formazione del Consiglio Superiore. Altrimenti si dovrebbe por mano all’art. 104 Cost. che parla di “componenti eletti”. Pertanto, il sorteggio avverrà tra i candidati che hanno ottenuto una soglia minima di consensi.

Non è mancato chi ha sottolineato il contrasto con norme costituzionali, attestando la contrarietà alla riforma del governo.

Ma i contenuti di quest’ultima appaiono “rivoluzionari”. La parte dedicata alla magistratura non si riduce alle regole per la riorganizzazione dell’elezione dei togati o del loro ritorno in ruolo. Si interviene, appunto, sui tempi di fase che i giudici saranno tenuti a rispettare, pena l’avvio di un procedimento disciplinare; sull’impossibilità di rindossare la toga per i magistrati che decidono di entrare in politica. Non si trascurano le norme, “meritocratiche” e puntuali, per l’assegnazione di incarichi direttivi. Se, dunque, sul processo si interviene con attenzione, sull’ordinamento giudiziario si mostra una volontà di cambiamento radicale.

E’ da evidenziare, al riguardo, che il sistema del sorteggio, per l’elezione dei togati, è concepito con una prima fase elettiva, ma molto allargata. Anzitutto, perché la legge, messa a punto a via Arenula, eleva il numero dei consiglieri togati da 16 a 20 (e quello dei laici da 8 a 10): ciò è potuto avvenire in quanto la Costituzione indica solamente la proporzione tra le due componenti (due terzi e un terzo) e non il numero preciso dei consiglieri. La seconda misura della “rivoluzione” è nel numero dei magistrati che, nella prima fase, dovranno essere eletti: saranno 100. Tra loro saranno, poi, sorteggiati i 20 componenti effettivi. Il Governo ritiene di non incorrere nella sanzione di incostituzionalità: il testo parlerebbe di una prima fase “diretta a eleggere i magistrati destinati a far parte del Csm” e di una seconda “diretta a effettuare il sorteggio dei togati componenti il Csm”. Come se fossero, tutti e cento, “eletti potenziali”, con un quinto della platea, poi, effettivamente investito della rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I collegi sarebbero 20: uno, è destinato alla Cassazione, gli altri 19, sono su base territoriale, composti da uno o più distretti di Corte d’Appello, e risulterebbero “più piccoli degli attuali”, come è stato notato. In ciascuno dei collegi, viene sorteggiato uno solo dei 5 eletti che andrà realmente al Csm: si attenua, dunque, anche la polarizzazione accentrata nelle sedi maggiori, ovverosia Roma, Milano e Napoli. In ordine all’eleggibilità, si passa dal requisito dei 3 anni di anzianità a quello della terza valutazione di professionalità. Confermato anche il livellamento dell’indennità, di 240mila euro.

Come annunciato, al Csm cambia, altresì, la sezione disciplinare, “per creare un’autonomia di giudizio”. Chi ne farà parte, non potrà entrare in alcuna delle altre commissioni. Sarà divisa in due mini-collegi, composti da 3 consiglieri che, quindi, passano a 6 complessivi, rispetto ai 4 attuali. Confermato, per gli ex togati, il divieto di assumere immediatamente incarichi di vertice negli uffici giudiziari: era stato cancellato dalla Manovra firmata Gentiloni, viene inasprito rispetto alla legge istitutiva del Csm del ’58: da 2 a 4 anni di naftalina. Rientro in magistratura abrogato per le toghe che si candidano in Parlamento: conserveranno lo stipendio, però, lavoreranno nell’amministrazione della Giustizia con altre funzioni.

Una autentica raffica: la definizione di tempi di fase rigorosi che i giudici civili e penali saranno chiamati a rispettare, pena il processo disciplinare ove violassero i limiti per oltre il 30% dei fascicoli loro attribuiti. Avranno 4 anni per il primo grado, 3 anni per l’appello, 2 per la Cassazione. E’, in parte, la soluzione sollecitata dal Cnf per sterilizzare le conseguenze dello stop alla prescrizione dopo il primo grado. Ma il vertice dell’avvocatura aveva invocato, come sanzione, l’estinzione del processo. Il governo opta per quella disciplinare, benché temperata dal presupposto del ritardo dovuto a “negligenza inescusabile”, vizio, a sua volta, da valutare “tenuto conto dei carichi di lavoro”. Comunque, si tratta di una svolta epocale.