Magia e mistero degli Etruschi

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La civiltà etrusca è stata sempre una civiltà misteriosa. Di più che probabile origine autoctona ebbe rapporti molto stretti con i Latini ed in particolare con Roma a cui diede anche tre re nel secondo periodo regio, Tarquinio prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Sugli Etruschi sono fiorite molte leggende certo aiutate anche dal criptico alfabeto.

La dominazione etrusca durò circa un secolo e lasciò una impronta indelebile nella civiltà romana. Il pantheon teogonico etrusco è complesso, influenzato da quello greco tra il VII e il VI secolo a.C. con elementi differenziali autoctoni che ebbero a loro volta notevole influenza –come detto- sulla mitologia romana.

Negli anni ’70 del secolo scorso uscì in Italia un film dal titolo particolare: “L’etrusco uccide ancora”, del regista Armando Crispino; si trattava di un film che si inseriva in quella corrente tipica del cinema italiano del tempo nota come “giallo parapsicologico” e prendeva le mosse da una specie di serial killer (forse  sotto l’influenza dei primi delitti del cosiddetto “mostro di Firenze”) che uccide quattro coppiette nell’antico territorio degli Etruschi tra l’Alto Lazio e l’Umbria,  delimitato geograficamente dalle città di Cerveteri e Spoleto. Il film era incentrato sulla figura del dio della morte etrusco chiamato Tuchulcha (la cui unica immagine –ricostruita- deriva da un dipinto a muro del 325 a.C. rinvenuto a Tarquinia) che uccideva le vittime con una grossa clava, tipo quella di Ercole.

Il fatto che gli Etruschi abbiano una lingua ancora non pienamente decodificata li avvolge, nell’immaginario, nell’alone del mistero e quindi tale tipo di film (e di narrativa) ben si adegua a quello che è divenuto un vero e proprio archetipo culturale.

Fiorenti e potenti città etrusche sono state Volterra, Cerveteri, Tarquinia, Chiusi, Arezzo, Perugia, Bologna (Felsinea), Pisa. Solo nel 396 a. C. i Romani riuscirono a sconfiggere definitivamente la vicinissima città etrusca di Veio che aveva in Fidene una estrema propaggine che confinava direttamente con Roma.

Quello che conosciamo degli Etruschi ci deriva da quanto leggiamo da scritti greci e latini, che cercarono di sminuirne l’importanza. Anche dal punto di vista strettamente antropologico e quindi linguistico, il popolo etrusco non fa parte della grande famiglia dei popoli indo-europei il cui linguaggio comune è un proto-sanscrito che si parlava e scriveva in una zona geografica che può essere abbastanza ben identificata con l’attuale altopiano iranico. Invece il popolo etrusco era, sembra, di origine autoctona quindi italica o forse anatolica (odierna Turchia) ma, ripetiamo, le sue origini sono avvolte in un fitto mistero.

Quello che più caratterizza il popolo etrusco fu il loro sistema politico – religioso che reggeva il governo di una sorta di città – stato, la dodecardia, sul tipo della polis greche che spesso formavano leghe per combattere gli avversari di turno con il nome di dodecapoli.

Per quanto riguarda più propriamente i temi che ci interessano sappiamo che il popolo etrusco aveva un forte senso religioso e quindi del mistero; lo vediamo soprattutto dai dipinti rupestri ritrovati e dagli accenni che si leggono nei documenti degli storici romani a loro contemporanei.

Il rapporto degli etruschi con il mistero cosmico fu senza dubbio complesso, ma molto coinvolgente e di questo abbiamo prova anche nelle tradizioni religiose e misteriosofiche che essi tramandarono ai loro vicini romani.

Ricordiamo che ben tre Re del secondo periodo regio romano erano di origine etrusca: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo; questo a designare un periodo storico iniziale di forte influenza etrusca sul mondo latino.

Le loro divinità, dai nomi spesso poco pronunciabili, caratterizzate dalla presenza di “x” e “q”, ( e stranamente simili a quelle pre-colombiane), sono divinità molto più misteriose rispetto a quelle dei romani o dei greci che, tutto sommato, avevano un pantheon religioso dalla struttura simile e basato su una “divinità Padre” (come del resto nella mitologia di tutti i popoli indo-ariani) e delle divinità che componevano la “corte” e che rappresentavano la deificazione di fenomeni naturali o di particolari aspetti dell’essere umano, come il fuoco, il tuono, il vento, la pioggia, il sole, ma anche l’amore, il potere, l’abilità, le arti, la marzialità.

Un procedimento antropologico ben noto agli studiosi.

Così abbiamo: Timin, per Giove/Zeus, Uni per Era/Giunone, Apula per Apollo/Saturno, Ferfules per Bacco/Dioniso e il misterioso dio dell’oltretomba, appunto Tuchulcha.

Gli Etruschi hanno lasciato di loro numerose vestigia archeologiche che ci fanno intravvedere un mondo incredibilmente complesso e molto diverso da quello di tutti i popoli vicini. Il loro rapporto con il mistero, la morte, l’aldilà fu senza dubbio un rapporto tenebroso fatto di paura e soggezione per forze cosmiche che l’uomo non poteva capire.

Un aspetto sicuramente interessante fu quello della magia etrusca, cioè di tutti quei rituali che permettevano ai re-sacerdote, i Lucumoni, di “comunicare” in un certo senso con le divinità sia infere che superiori o celesti tramite riti che tendevano ad esaltare gli spiriti vitali della natura, come il sesso e l’ebbrezza, anche con l’utilizzo di droghe rituali.

 

Bibliografia

 

  1. Pallottino, Etruscologia, Hoepli, Milano, 1983

Vatinno G., Aenigma, Armando, Roma, 2013

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