Maestri di vita

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Maestri post guerra

Quando i bambini abbandonavano la scuola per lavorare nei campi.
Nel 1905 a Cerveteri su 110 furono promossi in 42
di Angelo Alfani

Si perde oramai in un nebbioso nembo la memoria della fine dell’ottocento in cui un unico maestro, Carlo Budini, provvedeva, e si può immaginare con quali risultati, all’educazione scolastica di una novantina di cervetrani.

Con l’inizio del secolo, gli insegnanti aumentarono esponenzialmente: a Budini si aggiunse sua moglie, la maestra Caterina Budini Fazzini, Luigi Pavani ed Evangelisti.

E’ interessante leggere con attenzione il Registro delle Scuole Elementari, maschili e femminili, del nostro comune dell’anno scolastico 1905/06: esami di compimento per l’ottenimento della licenza della terza classe e promozione senza esami, della prima e seconda classe.

Il Registro, redatto il 4 agosto, firmato dai membri della Commissione esaminatrice presieduta dal dirigente scolastico Antonio Bordi, vistato dall’allora sindaco G. Luchetti, è uno spaccato della realtà miserevole del primo decennio del secolo breve.

I voti, espressi in numeri con un massimo punteggio di cinquanta, erano assegnati per la condotta, dettatura, calligrafia, lettura, spiegazione del passo letto, aritmetica, geometria, contabilità ed economia domestica.

Maestri in gitarella
Maestri in gitarella

Dei 110 inscritti alle prime due classi e partecipanti all’esame, difficilissimo, di terza, 42 risultano approvati, 48 rimandati. Tra i respinti sono numerosi i non promossi per condotta e assenze.

Assenze che raggiungono perfino i cento ottantasei giorni, con una media che supera abbondantemente i sessanta giorni: mesi interi in cui certamente i ragazzini venivano utilizzati per riprodare.

Si annota nel Registro: frequenta solo il primo mese, frequenta solo due mesi, si ritira a Marzo, si ritira ad Aprile. L’alunno con il minor numero di assenze, appena sette, è Alcide Budini, non so quanto fortunato figlio dei due insegnanti.

Dai dati riportati e soprattutto dai giudizi, risulta chiaro come la scuola non fosse obbligatoria ma, per usare un eufemismo, facoltativa. Molto probabile che, non solo alle famiglie, ma anche alla dirigenza scolastica, poco o nulla importasse dell’educazione delle giovani generazioni.

A rimarcare questa convinzione riferisco sommariamente i risultati della prima classe mista di Castel Giuliano, allora frazione del comune di Cerveteri. Su 24 maschi solo 8 pervengono alla promozione, delle 23 femmine appena 7. Gli altri!? Nei campi!

Prima della fine della seconda guerra mondiale gli insegnanti raggiunsero circa la decina: tutti provenienti da fuori: Adelaide Alfani Borghi da Santhià, De Giovanni proveniva da Assisi, molte dalla Capitale e da Civitavecchia. Una maestra scendeva addirittura dalla pietrosa Tolfa.

Nel secondo dopoguerra le insegnanti, per lo più romane, ma finalmente per la prima volta cervetrane, vennero affiancate da alcuni nuovi maestri di paesi limitrofi e del basso Lazio, che segnarono le scalpitanti generazioni nate sotto le bombe alleate, lo scamiciamento dei neri e al ritmo degli scatenati svelti d’oltre oceano.

Un nuovo mondo si apriva.

Solamente le strade motose che appesantivano gli scarponi a bocca aperta degli alunni provenienti da foriporta inzozzando i lunghi corridoi e facendo smadonnare le bidelle, rimasero le stesse per anni.

Continua…

Riporto i cognomi degli alunni, certo che molti miei compaesani approveranno: Alfani, Ammazzalamorte, Belardinelli, Belidori, Benedetti, Candelori, Capannini, Cesarini, Chiani, Compagnucci, Di Giuseppe, Di Lucia, Ercoletti, Antolini, Badini, Benedetti, Bonaventura, Candelori, Di Bernardini, Di Nicola, Donnini, Fiorini, Guglielmi, Ilari, Irelli, Leombruni, Monaldi, Piergentili, Remedia, Ricci, Rossetti, Rossi, Vaia, Vergari, Brandolini, Longarini, Marini, Mercuri, Valeri…