E LONTANO, LONTANO NEL TEMPO

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Squadra cuscinetto

di Angelo Alfani

In giorni in cui l’irrilevanza di politici caserecci si fa boato ed il ronzio di chi ha occupato da ormai un decennio lo “strapuntino” al Granarone è più fastidioso di un’ammucchiata di tafani alle Cascatelle, è consigliabile riavvolgere lo scontrino del tempo e rintanasse in anni in cui la nostra Comunità stava più mejo.

Prima di essere sommersi da decine di migliaia di figurine dalle facce sorridenti e/o assordati da sibili più suadenti di quello di Satana a Gesù nei quaranta giorni nel deserto, un tuffo nel com’eravamo può lenire la tristezza per la miseria spirituale diffusa. Vedere giovanotti costretti a fà ciola e cioncà la propria coscienza per un postarello trimestrale da due lire dà più fastidio dell’allergia durante l’infiorata. ‘Assunzioni a lazzichetto’ le chiama un cervetranello di origine controllatissima.“So’ peggio dell’assunzione intestinale, Angiolè!” ci ride sopra.

Ovviamente nessuna nostalgia per il passato, per piazze sfaccendate e maldicenti, ma uno sguardo senza vittimismo o peggio compiacimento.

Le due foto che accompagnano la consueta pagina rimandano agli inizi degli anni settanta, un tempo in cui il lavoro te lo tiravano dietro.

La foto dello staff di Zimemmo abbalconato, con alle spalle il caseggiato a tufi della Marescotti, ricorda serate interminabili in attesa di esse serviti che lasciavano il tempo a litigate dai toni pesanti e clamorose risate. Un lavoro, quello di Zimemmo, fatto di fatica, di polvere bianca che s’alzava per aria e ricadeva ad imbiancarlo, di pommodoro steso a sgummarellate, di sudore.

Memmo’s family

Era d’estate, la stagione delle libertà e del tutto concesso, in cui la sosta nella rosticceria lasciava poi spazio a scorribande tra i fagottari ladispolani sul lungomare, a piazza Domitilla o al pattinaggio, che terminavano, una volta sì e l’altra pure, a scazzottate o promesse “tanto se rivedemo” che rimandavano a nasi dal sangue a fontanella e labbroni gonfi come zampogne.

Cerenova e Campo di mare, da poco sorte, erano per palati fini come gli studenti dell’esclusivo istituto Carlo Moneta, non per giovani attaccacalce, carpentieri, manovaletti, mezze cucchiare, imbianchini.

A magnà e fà caciara da Zimemmo ci andavano pure i ragazzini della Polisportiva calcio Cerveteri.

Una squadra che, con una botta di pura follia etrusca, venne fatta avventurare nel campionato dei Juniores regionali. Si trattava di competere con i calciatori della Roma, della Lazio, della Lodigiani. Fu uno sfracello. Ogni partita una canestrata di goal, subiti ovviamente, fin dal debutto in notturna contro la Roma: undici a zero. Lo scrivente, punta di latta, toccò palla due volte.

Uscimmo dal campo col mal di testa.

La foto mostra calciatori, dirigenti e curiosi che festeggiano innalzando la coppa del ‘premio disciplina’, assegnatagli per la correttezza dimostrata in campo. Niente male per un gruppo definito dall’impietoso Corriere ‘squadra cuscinetto’.

Il piacere del mondo, l’ho gustato. / Le ore della giovinezza sono/ dileguate, da tempo, molto tempo. / Lontano è aprile, e maggio, e luglio. / Io non sono, non ho più gioia di vivere

(Friedrich Holderlin)