L’olio di fegato di merluzzo, famoso allora, torna in auge anche ora.

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A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

Il merluzzo (dal provenzale “merlus”) è un animale marino appartenente al genere Gadus, molto vorace (di anguille, gasteropodi, seppie). Vive specialmente nelle acque profonde e fredde (Groenlandia, Islanda, sulle coste della Norvegia ma anche nel mar del Nord e nella Manica). L’olio di fegato di merluzzo è stato in passato molto utilizzato, poi abbandonato per il sapore amaro dello sciroppo. Ora è tornato nuovamente in auge perché sono disponibili vari integratori in capsule e opercoli.

Quali sono le sue proprietà? Perché è efficace? Gli studi più recenti ci danno conferma della presenza di nutrienti – ricostituenti. Non solo per l’infanzia (linfatismo e rachitismo) per la presenza di iodio, vitamina A (retinolo), D (calciferolo), E (tocoferolo) ma anche per la terza età nell’aterosclerosi, specie da aumento dei trigliceridi, per i suoi omega 3. Gli acidi grassi contenuti nell’olio di fegato di merluzzo sono prevalentemente insaturi (85%), mentre quelli saturi costituiscono solo una piccola parte del totale (15%). Pensiamo alla sindrome metabolica (ipertrigliceridemia, ipertensione, obesità, diabete mellito). Gli omega 3 naturali (in associazione beninteso ad altri farmaci) possono esercitare un ruolo protettivo dai danni vascolari. Aggiungiamoci poi l’effetto antinfiammatorio e antiaggregante piastrinico (tanto che il rimedio è controindicato in coloro che assumono anticoagulanti, tipo coumadin, sintrom).

Riassumendo la vitamina A ha un’azione protettiva a livello oculare, cutaneo, mucoso e anche, quale antiossidante, sul sistema immunitario, la vitamina D permette di aumentare l’assorbimento di calcio a livello intestinale, con effetti positivi sia nella crescita che sulla formazione delle ossa (adolescenza). La vitamina E è un altro antiossidante ancora più potente, tanto da proteggerci dai danni causati dal fumo e dell’inquinamento ambientale. Lo iodio è essenziale per il corretto funzionamento della tiroide. Gli ormoni che produce sono essenziali per la crescita e lo sviluppo cerebrale del bambino. Gli omega 3 (oltre all’azione di abbassare i trigliceridi, quella antitrombotica e antinfiammatoria) preservano l’elasticità ed il benessere delle pareti arteriose (utili nei cardiopatici) e migliorano la funzionalità cerebrale, della retina e del tessuto nervoso in generale.

Quali sono le sue controindicazioni? Il pericolo che l’olio di fegato di merluzzo sia ricco di mercurio (o di altri elementi tossici) è molto basso, grazie ai processi di raffinazione ed ai controlli sanitari cui viene sottoposto. Bisogna solo non esagerare nelle donne in gravidanza (possibili malformazioni fetali dovute ad iperdosaggio di vitamina A) e non utilizzarlo in soggetti allergici ad una dei componenti dell’integratore. Anche negli sportivi “palestrati” che fanno molto uso di integratori vitaminici l’azione combinata con l’olio di fegato di merluzzo può provocare iperdosaggio vitaminico cronico. Più importanti sono le interazioni farmacologiche, ossia occorre fare attenzione all’associazione con alcuni farmaci. Degli anticoagulanti (coumadin, sintrom) abbiamo detto ma anche l’aspirina, il ginko biloba, i fans, e l’aglio hanno tutti delle proprietà antiaggreganti piastriniche (possono abbassare il numero delle piastrine e rendere troppo fluido il sangue). E’ bene poi consultare sempre il medico nei soggetti diabetici che assumono ipoglicemizzanti orali (es. metformina e altri) perché la glicemia potrebbe abbassarsi troppo per gli Omega 3. Personalmente non l’ho però mai riscontrato.

Ho insistito su questo argomento anche perché l’olio di fegato di merluzzo mi offre “il destro” per confutare un’affermazione del collega scrittore cervetrano Angelo Alfani, persona che, tra l’altro, io stimo molto per i suoi genuini e profondi articoli sulla storia più recente della sua Cerveteri. Angelo scrive testualmente “di non essere ricordato come il dottor Colavolpe, dispensatore di olio di fegato di merluzzo”. Stiamo parlando di un grande professionista gastroenterologo (ma non solo) molto stimato in tutto il comprensorio, la cui fama solo a Cerveteri era pari a quella dei tre grandi: Boffi, Morini, Costantini (quest’ultimo fortunatamente è vivente). Magari il sottoscritto, un domani, potesse essere accostato e ricordato come il dottor Colavolpe. La mia non vuol essere una critica ad Alfani che, tra l’altro, cito, nel mio ultimo libro “Etruschi … così lontani … così vicini”, per una sua celebre frase “la memoria non è eterna”. E’ però mia intenzione, quale medico del territorio, dire la mia su questo collega che non solo io ho sempre stimato, ma direi da tutti.

A Cerveteri mi preoccuperei piuttosto che per l’olio di fegato di merluzzo che prescriveva Colavolpe, per i “denti macchiati” di molti adulti che da ragazzi hanno assunto antibiotici quale le tetracicline (oggi non più usati nell’infanzia). Non credo di aver sollecitato una irritazione dello stimato Angelo Alfani. Non è una questione di campanilismo. Pensa, caro Angelo, che io sono stato il primo ladispolano (certamente acquisito per scelta personale essendo nato e vissuto a Roma) che da presidente della locale Pro Loco (1982-1988) a gemellarmi con l’omonima di Cerveteri allora presieduta da quell’eccellente persona che è Franco Tirabassi. Il carnevale, con tanti bellissimi carri allegorici, lo abbiamo fatto assieme sia a Cerveteri che a Ladispoli. E anche assieme il 3 febbraio 1984, presso l’allora centro congressi “Il Faro” (oggi centro Commerciale), abbiamo (inaugurato l’anno dell’Etrusco, con la partecipazione dell’Ass. al Turismo della Regione Lazio, On. Raniero Benedetto. Cerveteri, come Ladispoli, è nel mio cuore cosi come il suo vasto territorio ove ho moltissimi amici. La “querelle” sull’olio di fegato di merluzzo non vuole riaprire antiche diatribe provinciali. Ho voluto solo riabilitare la figura del collega Colavolpe … un grande professionista.