CLIENTI E ASSOCIAZIONI SI FANNO SENTIRE: «UN SITO SIMBOLO DEL CENTRO NON PUÒ ESSERE SPOSTATO IN PERIFERIA»
La vicenda sembrava essere finita in un cassetto chiuso e anche sigillato. Eppure, a Ladispoli, c’è chi dice «No» allo slittamento del mercato ortofrutticolo, e lo ribadisce ancora a distanza di mesi in una sorta di rivolta a “chilometro zero”. Banconi che, in base al nuovo piano redatto dall’amministrazione comunale, dovrebbero trasferirsi in una nuova area in via Sironi, di fronte agli uffici postali, un luogo decisamente più decentrato. Il trasloco non è imminente ma nonostante ci vogliamo parecchi mesi, se non oltre un anno, numerosi operatori sono contrari. Anche se il trasloco non avverrà domani – si parla di diversi mesi, se non di oltre un anno minimo come detto per via di un iter contorto – il “mal di pancia” tra i banchi è già diventato un caso politico e sociale. A guidare la resistenza sono soprattutto i residenti storici e gli anziani, che da oltre un quarto di secolo considerano il mercato sotto casa un punto di riferimento non solo commerciale, ma anche sociale. L’associazione Ladispoli Sostenibile ha deciso di farsi portavoce del dissenso, forte di una mobilitazione popolare tutt’altro che simbolica. «Ribadiamo la nostra totale contrarietà e quella dei cittadini – dichiara Giuseppe Fiorini, referente dell’associazione –. Lo scorso anno abbiamo promosso una raccolta firme che ha superato le 2mila adesioni. Chiediamo che il mercato resti dove sia e venga riqualificato in chiave enogastronomica, trasformandolo in un volano turistico basato sui sapori del territorio, come già accade in molte città italiane e straniere». Gli abitanti non nascondono il paradosso della situazione. Maria Rita, una cittadina del centro, fotografa così il problema: «Noi che viviamo qui, compresi molti anziani, saremo costretti a prendere la macchina per andare in via Sironi, col rischio di non trovare nemmeno parcheggio. Il mercato deve stare dove è sempre stato».
Le fa eco Elena, un’altra residente inferocita: «Si chiama mercato centrale proprio perché sta in centro. Va bene creare parcheggi, ma vanno fatti con criterio. L’idea di un grande parcheggio o, peggio, di un multipiano in centro è semplicemente scandalosa». Dall’altra parte della barricata, la maggioranza non sembra intenzionata a fare alcun passo indietro. L’obiettivo della giunta è chiaro: recuperare spazio per le auto. Al posto dei banchi in via Ancona nascerebbero circa cento parcheggi a raso, pensati per compensare i posti auto sacrificati di recente per far spazio alle piste ciclopedonali in via Venezia, via Rapallo e via Odescalchi, in molte aree una scelta azzardata per questioni di sicurezza considerati gli incroci a rischio (in un anno sono avvenuti già diversi incidenti) e la presenza delle scuole e dei relativi pulmini per prendere i bambini. Il piano per la nuova area di via Sironi prevede una formula di partenariato pubblico-privato per altro contestata dall’opposizione. Una società realizzerebbe la nuova struttura mercatale completa di coperture, servizi igienici, aree scarico merci e parcheggi. In cambio, come avvenuto praticamente per moltissime altre opere cittadine, otterrebbe nuova cubatura edilizia da sfruttare. E per tentare di risolvere definitivamente il nodo sosta – e intercettare anche le richieste dei pendolari – la giunta Grando punta inoltre sulla realizzazione di un parcheggio multipiano in vicolo Pienza, a due passi dalla stazione ferroviaria dove ci sono anche qui comunque proteste vibranti. Muro della maggioranza contro l’opposizione. Il tentativo di bloccare l’iter da parte delle forze di minoranza si è infranto contro la burocrazia comunale. Il gruppo civico Ladispoli Attiva, con i consiglieri Gianfranco Marcucci e Fabio Paparella (al suo posto già da tempo è entrata Martina Paoli) aveva infatti presentato un pacchetto di dieci osservazioni mirate a smontare il piano di trasferimento. La risposta dei funzionari del municipio è stata però un “no” perentorio: tutti e dieci i punti erano stati respinti.
La strada per il trasferimento sembra ormai tracciata, ma la battaglia per la difesa del mercato centrale è tutt’altro che archiviata.




































































