di Samuele Boncompagni
liberamente ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes
regiaLuca Roccia Baldini
studi e documentazioni Stefano Ferri
con Luisa Bosi, Elena Ferri
musiche di Massimo Ferri
eseguite dal vivo daISolisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo
Luca Roccia Baldini basso, cajon
Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino
Gianni Micheli clarinetto, fisarmonica
Mariel Tahiraj violino
scenografa in scena Lucia Baricci
tecnico in scena Paolo Bracciali
fonico Gabriele Berioli
regia live streaming Piefrancesco Bigazzi e Giulio Dell’Aquila (Materiali Sonori)
assistente alla regia Stefano Ferri
Le avventure di “In Arte son Chisciottə”
al Teatro Tor Bella Monaca di Roma
Un cavaliere che attraversa i secoli e continua a sfidare il mondo: è questo lo spirito di “In Arte son Chisciottə”, una produzione Officine della Cultura in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma dalunedì 27 a giovedì 30 aprile con inizio alle ore 21:00. Un’opera che rilegge l’immortale capolavoro di Cervantes attraverso un teatro “a vista”, dove attrici, musicisti, scenografa e tecnici portano il pubblico dentro e fuori la storia, fra realtà e finzione, sogno e concretezza.
Abitano la scena Luisa Bosi ed Elena Ferri, accompagnate dalle musiche originali di Massimo Ferri, eseguite dal vivo da I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo – Luca Baldini (basso, cajon), Massimo Ferri (chitarra, oud, mandolino), Gianni Micheli (clarinetto, flauto, fisarmonica), Mariel Tahiraj (violino). La scenografia prende forma sotto gli occhi degli spettatori grazie a Lucia Baricci, mentre Paolo Bracciali cura live luci ed effetti. Le riprese e la regia video sono affidate a Pierfrancesco Bigazzi e Giulio Dell’Aquila di Materiali Sonori, con la collaborazione di Stefano Ferri, anche responsabile degli studi e delle documentazioni. La regia è di Luca Roccia Baldini.
Il racconto si snoda su tavoli disposti a ferro di cavallo, fra ombre, pop-up, oggetti animati e una regia video che permette al pubblico di entrare nel cuore del “teatro da tavolo” cifra distintiva di questa produzione, vincitrice del contest #SociaLive promosso da Agis e Meta. Il risultato è uno spettacolo capace di coinvolgere adulti e famiglie grazie alla pluralità dei linguaggi e alla forza evocativa della musica dal vivo.
Particolarmente centrale è il ruolo dell’OMA, che da anni incarna un’idea di musica come incontro e appartenenza. In questo lavoro la loro presenza diventa simbolo di una comunità che si riconosce nella diversità, riflettendo i temi del viaggio, del coraggio e dell’immaginazione che animano il personaggio di Chisciotte. Le musiche, costruite come una suite in continua trasformazione, non accompagnano semplicemente l’azione scenica: la guidano, la amplificano, la spingono in avanti. L’uso della tecnologia e delle riprese dal vivo non è solo un espediente narrativo, ma un vero e proprio linguaggio parallelo: la videocamera osserva, traduce, ingrandisce, mette il pubblico di fronte ai suoi stessi mulini a vento. In un costante gioco di specchi, lo spettacolo invita a interrogarsi su ciò che consideriamo reale e ciò che scegliamo di credere, ricordando che ogni visione è anche una finzione condivisa.
«Abbiamo creato un Don Chisciotte sempre più attuale e sognatore» afferma il regista Luca Roccia Baldini, che descrive lo spettacolo come un percorso dove «sogni, avventure e fallimenti si intrecciano al ruolo del teatro, della giustizia, dei diritti e del riscatto». Per l’autore Samuele Boncompagni, la riscrittura è «un atto rivoluzionario», perché oggi i giganti da combattere sono le distanze, le mediazioni, la confusione tra vero e falso: «Nel mio testo c’è il vento, il volo, l’atto creativo di immaginare il reale diverso. Giocare al teatro è una lucida follia, un gesto politico prima che culturale».
“In Arte son Chisciottə” nasce dalla sfida – tutta donchisciottesca – di continuare a fare teatro anche quando sembrava impossibile, trasformando limiti e difficoltà in nuovi linguaggi scenici. La ricerca di un rapporto diretto e onesto con il pubblico è parte integrante di questa missione: nessun artificio è nascosto, tutto è a vista, perché ciò che conta è l’atto del costruire insieme un racconto. «Io so chi sono, e chi posso essere, se voglio» scrive Cervantes. “In Arte son Chisciottə” fa di questa frase un invito ad abbracciare il sogno, anche quando “ci piove dentro”. Un cavaliere singolare. Un plurale femminile. Un’avventura da condividere.
Nota del regista
Annus horribilis 2020, in piena pandemia e confusione mentale. Unica speranza trovare un’idea per sopravvivere artisticamente. Grazie all’immaginazione ci siamo riusciti ed abbiamo creato un Don Chisciotte che è sempre più attuale e sempre più sognatore. La messa in scena è allo stesso tempo semplice e complessa, così come gli argomenti trattati. Un percorso fatto da tutta la compagnia, dall’ideazione alla creazione fino alla messa in scena. Tre piani di lettura che si incrociano, tre tecniche visive che si miscelano. Parleremo di sogni, di avventure, di speranze, di fallimenti ma anche di come il teatro possa riassumere tutto questo. Di come possa rappresentare ed essere “la Vita”. Parleremo di “genere”, di violenza, di diritti, di donne e di riscatto. Di giustizia. Per arrivare a capire che siamo donne e uomini che vivono in un territorio da condividere, in un mondo da condividere, in una realtà da condividere. Nessuno sovrasta l’altro, tutti accolgono tutti. Un mondo che andrà contro a chi lo vuole annientare, in cui la natura tornerà a impossessarsi del proprio spazio, un mondo dove gli ultimi hanno più importanza dei primi. Il Teatro continuerà a vivere comunque. Annus horribilis 2021… andiamo in scena.
Luca Roccia Baldini
Nota dell’autore
Con Don Chisciotte si sono confrontati grandi artisti di ogni epoca e di ogni parte del mondo: libri, film, canzoni, opere d’arte, spettacoli di teatro e danza. Fare uno spettacolo sul Don Chisciotte di Cervantes, considerato il primo romanzo moderno e che in molti definiscono il miglior romanzo di tutti i tempi è di per sé un’impresa, appunto, donchisciottesca. Di fronte alla complessità del testo originale, si deve per forza scegliere. Così, nella mia riscrittura, Don Chisciotte diventa il “fare teatro”. I Giganti contro i quali ci troviamo a combattere in questo tempo sono mulini a vento che impediscono di incontrarci “dal vivo”, che ci tolgono gli strumenti per leggere la realtà, viviamo in una società dove finto e falso si confondono, un mondo dove spesso a un Don Chisciotte manca un Sancio Panza, e viceversa. Nel mio testo ci sono il vento, il volo, l’atto creativo di guardare il reale immaginandolo diverso, senza mai smettere di sognarlo in continua mutazione: e così, in questi tempi bui, giocare al teatro diventa un atto rivoluzionario, una lucida follia, un’azione politica prima che culturale. Per questo “Chisciotte” sta ad indicare sia un cavaliere singolare, che un plurale femminile, per questo l’uso della schwa nel titolo. La drammaturgia è nata in forma di suite barocca in sei movimenti a cui si sono aggiunte due parti: una in testa, per entrare nella storia, e una in coda, per portarsi il racconto anche a casa propria finito lo spettacolo.
Il teatro è inutile, come le azioni intraprese da Don Chisciotte, per questo è giusto continuare a farlo.
Samuele Boncompagni




































































