La sfida della convivenza e il nodo della malamovida.
di Alfonso Lustrino
Ladispoli vive da sempre una doppia anima. Con l’arrivo della bella stagione e dei weekend, la città si trasforma, accogliendo migliaia di turisti, pendolari del mare e giovani dei paesi limitrofi in cerca di svago. Un flusso vitale per l’economia locale, per i commercianti e per lo sviluppo di un territorio che ha fatto dell’accoglienza il proprio marchio di fabbrica. Tuttavia, lo sviluppo turistico non può e non deve trasformarsi in anarchia. Negli ultimi tempi, il dibattito pubblico cittadino – infiammato anche dalle piazze virtuali dei social network – ha riacceso i riflettori su un fenomeno preoccupante: la malamovida.
A sollevare il velo su una situazione sempre più tesa sono le continue segnalazioni dei residenti, esasperati da notti insonni e da un senso diffuso di insicurezza. Il cuore della protesta viaggia spesso su Facebook, dove i cittadini si scambiano sfoghi e testimonianze. L’accento viene posto, in primis, sul problema della musica ad alto volume. Bar, stabilimenti e locali notturni che prolungano le emissioni sonore ben oltre gli orari consentiti, trasformando i quartieri residenziali in discoteche a cielo aperto. Le vibrazioni dei bassi che penetrano nelle case fino all’alba non sono più tollerate da chi, l’indomani, deve svegliarsi per andare a lavorare.
Imbarazzante la proposta di una esponente dell’amministrazione: dotarsi di infissi doppio vetro e chiudersi dentro. A nostro avviso tale affermazione non ha bisogno di commenti.
Ma il problema acustico è solo la punta dell’iceberg. Ciò che spaventa maggiormente la comunità è il degrado sociale che si manifesta sotto forma di violenza urbana. Le risse, spesso degenerate per l’abuso di alcol tra giovanissimi, sono diventate una triste costante delle notti del fine settimana. Di notte la città si trasforma talvolta in teatri di scontri verbali e fisici, lasciando dietro di sé arredi urbani danneggiati e una diffusa percezione di illegalità.
Il fulcro del discorso collettivo che emerge dalla cittadinanza non è il rifiuto del divertimento o del turismo, tutt’altro. I residenti riconoscono l’importanza dei flussi turistici per la crescita della città. Il punto nodale è la necessità assoluta di rispettare le regole. Esiste una sottile linea di confine tra una città viva, attrattiva e dinamica, e una città fuori controllo, ostaggio del bivacco e della sregolatezza. Lo sviluppo economico non può essere una scusa per calpestare il diritto al riposo e alla sicurezza di chi a Ladispoli ci vive tutto l’anno.
I commenti sotto i post di denuncia oscillano tra la rabbia e la rassegnazione, ma converge quasi sempre unanime la richiesta di un intervento strutturale. I cittadini invocano a gran voce una presenza più massiccia e visibile delle forze dell’ordine nelle ore cruciali della notte, controlli più severi sui tetti massimi dei decibel e sanzioni severe per i locali che violano le ordinanze comunali sulla vendita di alcolici ai minori e sugli orari di chiusura.
Divertimento e vivibilità non sono concetti antitetici, ma richiedono un patto di civiltà tra amministrazione, commercianti, residenti e frequentatori della movida. Ladispoli merita di crescere, di attrarre investimenti e di essere un polo d’attrazione sul litorale, ma questo processo deve avvenire nel segno della legalità e del rispetto reciproco. Perché il turismo sia una risorsa e non una condanna, la parola d’ordine deve tornare a essere una sola: regole.
Sindaco, se ci sei batti un colpo.





























































