“Ma a Ladispoli chi ha scritto questo appalto della nettezza urbana?”

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Le associazioni dei consumatori chiedono spiegazioni sulla raccolta dei rifiuti e sollecitano salate multe per chi impedisce la pulizia delle strade
La nostra non vuole essere una crociata. Ma troppi elementi da mesi ci inducono a scrivere che il servizio di raccolta dei rifiuti a Ladispoli continua a destare perplessità e dubbi. Sia chiaro, non siamo amanti della dietrologia, non ci interessano sussurri e grida su chissà quali presunte nefandezze. Ci interessano i fatti concreti che pesano come un macigno sulla pelle e le tasche dei contribuenti che sborsano oltre 30 milioni di euro per il quinquennio in cui è prevista la durata dell’appalto del servizio di igiene ed ambiente. Ed anche alcuni eventi accaduti in questo periodo la dicono lunga su come la gara sembra essere stata scritta non per tutelare i diritti dei cittadini e dello stesso ente locale, bensì permettendo al gestore del servizio di assumere decisioni che lasciano perplessi. Qualche esempio? E’ sufficiente leggere il calendario della raccolta dei rifiuti a Ladispoli per scoprire un fatto assurdo. Che ha già scritto una sua brutta puntata nei giorni di Pasqua e Pasquetta quando i bidoni della differenziata per due giorni non sono stati svuotati. Lasciando le famiglie con la spazzatura in casa e negli androni. Leggendo suddetto calendario si scopre che a tutte le feste comandate la ditta si ferma. E non parliamo badate bene del panificio sotto casa, bensì della raccolta della spazzatura in una città dove già la gente aderisce perché obbligata, in troppi gettano immondizie sui marciapiedi o nelle aree decentrate, esiste poco senso civico. Ecco perché forse alla ditta andava imposto di raccogliere rifiuti anche il primo maggio, il 2 giugno, a ferragosto quando Ladispoli ospita oltre 150 mila persone. Invece niente raccolta nemmeno il primo novembre, l’immacolata l’8 dicembre e ovviamente Natale e Capodanno. Nella speranza che chiunque vinca le elezioni metta mano all’appalto, occorre segnalare che anche le associazioni dei consumatori stanno perdendo la pazienza, puntando l’indice contro un altro disservizio che lascia sgomenti. E lascia anche le strade sporche. A sferrare un duro attacco è stato il Codacons che ha chiesto spiegazioni su un fatto che riguarda da vicinissimo il servizio di raccolta dei rifiuti a Ladispoli. Oltre a stigmatizzare l’inciviltà di molti cittadini che scambiamo le strade per pattumiere a cielo aperto.

“Ci sono aspetti del capitolato di appalto della nettezza urbana a Ladispoli – dice il coordinatore del Codacons del litorale, Angelo Bernabei – che la popolazione stenta a comprendere. Nonostante continui a pagare esose bollette della Tari a fronte di un servizio che fa acqua da tutte le parti. Come confermato dalle strade sporche. Ogni giorno abbiamo l’ennesimo esempio di questo degrado. In molte strade, soprattutto del centro, nonostante sia previsto il passaggio della spazzatrice automatica, nessun residente si premura mai di non lasciare l’auto in sosta sul lato che deve essere pulito. Il risultato è sempre più sconfortante, la spazzatrice non può lavare e pulire le vie che restano sporche peggio di prima. E’ una situazione vergognosa, invitiamo le autorità preposte ad intervenire a colpi di multe e rimozioni forzate. Altrimenti, si continuerà ad avere la brutta sensazione che, per motivi elettorali, l’amministrazione preferisce girarsi dall’altra parte e non sanzionare chi se ne infischia delle regole”.

Ma il Codacons le ha cantate forti e chiare anche alla ditta appaltatrice del servizio di igiene ed ambiente.

“Ci chiediamo – ha proseguito Bernabei – la logica di un affidamento che, visto l’alto costo della Tari a Ladispoli, dovrebbe essere eccellente. E non fermarsi ad ogni festa comandata. Tanto per fare un esempio, nella vicina Cerveteri la società appaltatrice dell’igiene ed ambiente a Pasquetta ha lavorato, posizionando anche uno scarrabile a Cerenova per i non residenti. Sarebbe il caso che il comune di Ladispoli iniziasse a spiegare alla gente questo incomprensibile rapporto che ha in essere con la ditta che gestisce la raccolta dei rifiuti”.