Omaggio al “custode della memoria cittadina”: sabato la cerimonia ufficiale.
di Marco Di Marzio
Ci sono persone che, con il tempo, diventano parte della memoria collettiva di una città. Per Ladispoli, Nardino D’Alessio è stato questo: un riferimento umano, culturale e civile capace di accompagnare intere generazioni nella crescita della comunità.
A poco più di un anno dalla sua scomparsa, avvenuta il 29 gennaio 2025, Ladispoli ha deciso di rendergli omaggio con un gesto destinato a restare nel tempo. Sabato 23 maggio alle ore 11 il Comune intitolerà a Nardino D’Alessio la sala matrimoni comunale, luogo simbolico della vita pubblica cittadina. Una scelta dal forte valore simbolico per ricordare un uomo che ha dedicato gran parte della propria esistenza alla città.
Nato a Gabbiano, frazione di Civitella del Tronto, il 23 marzo 1952 da Serafina Di Alessio e Pietro D’Alessio, Nardino arrivò giovanissimo a Ladispoli insieme alla famiglia, seguendo il flusso migratorio proveniente dall’Abruzzo che contribuì alla crescita sociale e commerciale della città nel dopoguerra. Rimasto orfano del padre a soli otto anni, avrebbe incarnato nel tempo i valori di sacrificio, appartenenza e impegno civile.
Laureato in Sociologia, D’Alessio costruì una lunga esperienza professionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove per anni fu referente del servizio orientamento nella sede di Roma, incarico ricoperto fino al pensionamento nel 2018. Un ruolo svolto con competenza e sensibilità, accompagnando migliaia di studenti in uno dei momenti più delicati del loro percorso formativo. Dopo la sua scomparsa anche l’ateneo volle ricordarlo sottolineandone non solo il valore professionale ma soprattutto le qualità umane.
Accanto a lui, per tutta la vita, la moglie Luana Bedin. Sposati dal 1983, hanno condiviso anche il percorso professionale all’interno dell’Università Cattolica, sempre nell’ambito del servizio orientamento. Un sodalizio umano e professionale costruito sulla stessa idea di ascolto, cultura e servizio agli altri.
La storia di Nardino D’Alessio si intreccia profondamente con quella politica, amministrativa e culturale di Ladispoli. È stato consigliere comunale della Democrazia Cristiana dal 1975 al 1980, poi ancora dal 1984 al 1993, ricoprendo anche il ruolo di assessore, e infine dal 2007 al 2017, inizialmente in una lista civica e successivamente nel Partito Democratico. Oltre quarant’anni di vita pubblica vissuti sempre con stile sobrio, equilibrio istituzionale e profondo senso di appartenenza.
Tra le iniziative che più testimoniano il suo legame con la città va ricordato il ruolo nell’organizzazione del primo centenario della fondazione di Ladispoli, celebrato nel 1988. Un appuntamento che contribuì a rafforzare la coscienza identitaria della comunità e che D’Alessio visse come una missione culturale e civile.
Alla politica affiancò un intenso lavoro di ricerca storica e divulgazione culturale. Fondamentale il contributo sviluppato attraverso la collaborazione con la casa editrice CISU. Tra le opere più importanti spicca “I pescatori di Pozzuoli e Ladispoli”, volume dedicato alle radici e alle tradizioni della comunità locale. Ma il progetto destinato a lasciare il segno è soprattutto “Ladispoli. Un lungo viaggio nel tempo”, monumentale opera in tre volumi di cui D’Alessio è stato coautore. Un lavoro di enorme valore storico e documentale, presentato nel 2024 al Salone Internazionale del Libro di Torino e capace di ottenere importanti riconoscimenti culturali.
Accanto ai volumi dedicati alla storia cittadina, D’Alessio ha firmato anche testi di carattere accademico e affrontando temi come l’Unione Europea e il terrorismo internazionale, confermando una curiosità intellettuale ampia e rigorosa.
La notizia della sua morte colpì profondamente la città. Il sindaco Alessandro Grando lo definì “custode della nostra storia”, espressione che sintetizzava il ruolo assunto da D’Alessio nella comunità. Perché quella storia non si era limitato a raccontarla: l’aveva studiata, custodita e tramandata.
Il giorno dei funerali la chiesa era gremita. Amici, cittadini, amministratori e rappresentanti del mondo culturale si strinsero attorno alla famiglia in una partecipazione intensa e composta. Una presenza che raccontava meglio di qualsiasi discorso il legame costruito da Nardino D’Alessio nel corso della sua vita.
A un anno dalla scomparsa, il ricordo non si è affievolito. Il 29 gennaio 2026 cinque personalità della vita cittadina hanno voluto rendergli omaggio attraverso testimonianze pubbliche dense di emozione e riconoscenza: gli ex sindaci Siro Bargiacchi e Crescenzo Paliotta, il presidente della Pro Loco Claudio Nardocci, don Alberto Mazzola e Giovanni Bonetti del Gruppo Donatori Sangue “Francesco Olgiati” ODV.
A questi ricordi si è aggiunto anche quello del giornalista Luigi Cicillini, che ha raccontato il rapporto personale costruito nel corso degli anni nella Ladispoli di un tempo. Molto sentito anche il ricordo di Andrea Contorni, ultimo giornalista ad averlo intervistato pubblicamente, che lo ha definito “un esempio di uomo virtuoso da tramandare alle nuove generazioni”.
Un omaggio significativo è arrivato anche dall’Istituto Corrado Melone che, durante un seminario dedicato al giornalismo avvenuto durante l’aniversario, ha voluto ricordare il contributo culturale di D’Alessio alla città e il valore della memoria storica che ha saputo trasmettere.
In un tempo spesso dominato dalla velocità e dalla superficialità, la figura di Nardino D’Alessio continua a rappresentare qualcosa di raro: la forza silenziosa della competenza, della cultura e dell’umanità. Ladispoli oggi lo ricorda non soltanto per ciò che ha fatto, ma soprattutto per il modo in cui ha vissuto la città. Con discrezione, passione e autentico amore.
Ed è forse proprio questo il lascito più grande che rimane: non il clamore della politica, ma la memoria limpida delle persone perbene.


































































