“Ladispoli non è Bibbiano, il senatore Malan si è reso conto che l’interrogazione è stata frettolosa”

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Ladispoli come Bibbiano? Il paragone tra le due città relativamente alle vicende di cronaca legate a bambini sottratti illegittimamente ai propri genitori dai servizi sociali è apparso nei giorni scorsi sui social.Filo conduttore, secondo gli autori dei post: il caso della bambina di origini bulgare, sottratta alla custodia della madre, a Ladispoli, dopo la segnalazione della scuola. Un paragone che però anche come spiegato dalla criminologa Roberta Bruzzone in una precedente intervista non può essere effettuato. A Bibbiano sulla vicenda è scattata una vera e propria indagine da parte degli inquirenti che ad oggi ha riportato a casa ben quattro bambini. A Bibbiano si parla di minori sottratti all’amore delle loro famiglie. «Ladispoli non è Bibbiano» ha detto l’assessore alle Politiche sociali Lucia Cordeschi che ha tenuto a sottolineare come «l’attenzione che viene data a determinate vicende, sui social, può essere anche fuorviante». E il caso della piccola Sofia (nome di fantasia) è proprio uno di questi. «La bambina – ha spiegato Cordeschi – è stata allontanata dalla famiglia non solo per i 27 giorni di assenza da scuola, ma per questo motivo legato ad altri fattori riscontrati durante le visite domiciliari effettuate dai servizi sociali». Non una visita domiciliare, ma diverse, come ha tenuto a specificare l’Assessore. Visite che hanno fatto emergere le condizioni di degrado in cui viveva la piccola. «La casa era fatiscente. Uno stato di degrado – ha proseguito Cordeschi – non dovuto a lavori di ristrutturazione o ai preparativi per un trasloco». Da qui la decisione di intervenire con l’allontanamento del minore dalla sua abitazione e affidarlo temporaneamente alle cure di una casa famiglia. Una situazione che a quanto pare sarebbe stata accettata di buon grado dalla piccola Sofia «che si è sempre mostrata educata e cordiale sia con gli operatori della casa famiglia stessa che con gli psicologi che la seguono». Nel frattempo lo scorso 3 luglio il giudice del tribunale di Civitavecchia ha deciso di avviare la CTU (Consulenza tecnica d’ufficio) «con uno psicologo – ha spiegato l’Assessore – che stilerà una relazione sulla personalità di tutti gli attori coinvolti»: la piccola, la madre di lei, il compagno della madre e il padre naturale della bambina. Proprio quest’ultimo, dal momento dell’allontantamento della minore dalla propria abitazione, sarebbe riuscito a riattivare dei rapporti con la bambina. «Prima riusciva a vederla saltuariamente – ha spiegato l’Assessore – ora invece ha instaurato con lei un legame e ha deciso di costituirsi parte civile per ottenere l’affidamento della figlia». Ovviamente ci vorrà del tempo per cercare di capire attraverso la relazione del tecnico incaricato dal Tribunale di Civitavecchia, quale sarà il futuro di Sofia. Fino a quel momento la bambina continuerà a vivere in casa famiglia e avrà la possibilità di incontrare la madre attraverso degli incontri protetti. Incontri che intorno al mese di giugno erano stati interrotti a causa del «comportamento poco ben disposto nei confronti degli operatori e dei servizi sociali». Oltre agli incontri protetti saranno riattivate anche le chiamate, anche queste sottoposte a controlli da parte di un operatore, tra la madre e la bambina.

E proprio alla casa famiglia nelle settimane scorse si è presentato a sorpresa il senatore Lucio Malan che aveva presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Il senatore ha voluto constatare di persona le reali condizioni della piccola e della struttura. «Anche se non obbligata – ha spiegato l’assessore Cordeschi – ho effettuato insieme al senatore una visita all’interno della struttura illustrandogli anche il nostro progetto di inclusione sociale. Al termine della visita – ha proseguito Cordeschi – lo stesso Malan ha affermato che forse la sua interrogazione era stata frettolosa e basata solo su informazioni frammentarie».

fonte Civonline